Rocca d’Ambin

20140822 083222Questa bella cima costituisce la vetta più elevata del massiccio d’Ambin; vista dal Colle del Piccolo Moncenisio appare come la spalla occidentale dei più ravvicinati e suggestivi Denti d’Ambin che si elevano di poco più bassi sulla medesima cresta oltre il cosiddetto “Nodo di Confine”.

In passato fu chiamata anche Pyramide per via dell’evidente segnale di pietre costruito dagli ingegneri piemontesi il 14/08/1823, nel corso della prima salita, per effettuare misure geodetiche.

Storicamente, fino a metà 1800 queste zone erano molto frequentate, per l’ambiente solitario e suggestivo che regalava la scalata dei tre Denti d’Ambin; queste erano vette ambite in un contesto di vero e proprio alpinismo di ricerca, da conquistarsi con avvicinamenti certamente lunghi ed impegnativi.

E’ da rilevare, a tal proposito, come fino ad un secolo fa in queste zone erano presenti due importanti e grossi ghiacciai, il Ghiacciaio dell’Agnello, nel quale perse tra l’altro la vita l’Ingegner Tonini, topografo del secolo scorso, e il ghiacciaio del Muttet divisi da un contrafforte roccioso che origina dalla cresta SE della Rocca d’Ambin. Oggi, purtroppo la scomparsa di questi ghiacciai è pressochè totale, presenti ancora in piccolissima parte sui fianchi settentrionali delle cime della destra idrografica del Colle dell’Agnello e nella conca compresa tra il contrafforte stesso e la cresta NE della Rocca d’Ambin.

Inutile assicurare che il panorama da questa vetta è splendido. A S osserviamo in lontananza il Monviso e, più ravvicinata la lunga cresta che dalla bassa val di Susa conduce alle Orsiere e si spinge sino in alta Val di Susa.

La nostra salita sarà effettuata in 2 giorni con pernottamento al Rifugio Vaccarone, gestito dall’amico Nino Malavenda.

Distanza totale: 14848 m
Altitudine massima: 3379 m
Totale salita: 326 m
Totale discesa: -56 m