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Uja di Mondrone (2.964 m) da Molette


Data della salita: 19 agosto 2009
Località: VALLI DI LANZO ->VAL D’ALA

Dislivello: 859 m
Difficoltà: ALPINISMO – F+

Descrizione del paesaggio e panorami

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Uja di Mondrone (f.to A.Mambrin)

Affascinante ed attraente piramide rocciosa, isolata sulla cresta spartiacque tra la Val d’Ala e il Vallone di Sea, regala per chi si avvicina per salirla emozioni e una sorta di rispetto riverenziale unici. Dall’abitato di Ala di Stura appare, infatti, come una montagna molto difficile da salire, rocciosa ed assolutamente inpenetrabile se non con un’arrampicata difficile. Non è da dimenticare inoltre che i suoi tratti rievocheggiano incredibilmente le forme del più famoso monte Cervino, costandogli l’appellativo di “Cervino delle Valli di Lanzo”. La storia della sua prima salita ricorda il nome di un celebre topografo che fu protagonista di numerose prime ascensioni nelle valli di Lanzo, l’ingegner Tonini conquistò la vetta nel 1857 attraverso la salita dal versante SO, dall’abitato di Balme. Fu parecchi anni dopo che l’Uja venne salita in invernale, il 24/12/1874 sulla stessa via di Tonini ma questa volta da altri nomi della Storia dell’Alpinismo: Martelli, Vaccarone e la guida di Balme Antonio Castagneri (Toni’d'Tuni) protagonista anche nella storica salita di Quintino Sella del ben lontano Monviso.

Verso S appare assolutamente diverso che dalla vista di valle il monte Rosso d Ala (sulla sinistra)

Verso S il Rosso d'Ala appare assolutamente diverso che dalla vista di valle (sulla sinistra)

Inutile evidenziare che il panorama regalato da questa vetta è uno dei migliori delle valli di Lanzo, in quanto la sua posizione isolata e centrale permette di poter ben osservare tutte le principali vette dell’alta val d’Ala, dalla Punta d’Arnas sino all’Albaron di Sea passando dalle ben note Uja Bessanese e Uja di Ciamarella, per poi spostarsi verso NO ove bellissima sotto i nostri piedi corre tutta la lunga val di Sea con le sue vette sul versante settentrionale e correre infine verso n su tutte le principali vette della val Grande di Lanzo. Verso S dominano invece la Rocca Moross, il monte Rosso d’Ala per poi correre con lo sguardo più lontano sino al Monte Lera, alla Torre d’Ovarda, cima Autuor e Croce Rossa.

Itinerari escursionistici ed alpinistici

Topograficamente parlando è una piramide perfetta, con quattro facce ed altrettante creste che si congiungono solo in vetta dandogli l’aspetto assolutamente accuminato, da qualunque angolazione la si guardi, ma soprattutto dal vallone di Sea ove si osserva la severa e verticale parete N. Proprio su questa parete e dalla cresta che s’innalza dal passo dell’ometto, che collega la val d’Ala con il vallone di Sea, si sviluppano itinerari alpinistici di arrampicata che meritano sicuramente di essere affrontati.

La roccia, formata da serpentino color ruggine, si presenta molto solida ed offre un’arrampicata mista sempre divertente. Il più semplice itinerario di arrampicata si sviluppa proprio sulla cresta dell’ometto, via attrezzata con soste ma da proteggere che richiede buona esperienza alpinistica si presta ad una aerea arrampicata di spigolo (III+), la via Rosenkrantz e la via Dionisi sulla verticale parete N offrono invece arrampicate più difficili ed impegnative, sia sul profilo tecnico che dell’individuazione degli itinerari che si sviluppano in maniera poco lineare ricercando la migliore traiettoria per portarsi sulla cresta di vetta (IV – V+).
Esistono altresì due belle vie normali di salita che non richiedono grandi doti alpinistiche tuttavia, considerando la natura stessa del terreno e l’elevato dislivello da compiere per l’ascesa, non sono a parer mio valutabili secondo la scala escursionistica ma bensì secondo quella alpinistica entrambe con un grado F+. Nonostante l’itinerario di salita sia nella maggior parte dei casi ben segnalato con vernice rossa ed ometti di pietre, è necessario possedere una sufficiente esperienza per poter, almeno per la prima volta, al meglio affrontare l’ultimo tratto di ascensione in cui si trovano passaggi su roccia di II+ grado da interpretare correttamente poichè sono per la maggior parte molto esposti sui ripidi canaloni sottostanti. Tale relazione tratta della salita attraverso la via normale sul versante SE ovvero con partenza da Molette, frazione di Mondrone, itinerario lungo e molto impegnativo sul profilo fisico ma assolutamente affascinante su quello panoramico e paesaggistico da preferirsi, nel periodo di inizio stagione, alla salita da Balme attraverso il lago del Mercurin, perchè si pulisce prima grazie alla sua migliore esposizione ai raggi solari.

Periodo consigliato ed attrezzatura necessaria

Per una salita in condizioni ottimali consiglio il periodo tardo primaverile ed inizio estivo nel quale gli accumuli nevosi sono ridotti al minimo e non disturbano durante la salita pur tuttavia consentendo, durante la salita, di poter avere a disposizione il comodo torrentello per poter più volte dissetarci e rinfrescarci. In periodo tardo estivo ed autunnale la salita è resa altresì scomoda e più difficile da individuare nel tratto inferiore dall’erba che arriva sino al ginocchio.

Utile avere con se a disposizione imbrago e almeno una mezza corda con alcune fettucce per poter eventualmente assicurarsi in salita ma, soprattutto in discesa, nei tratti più esposti ed impegnativi della parte superiore dell’ascensione.

Relazione

Percorrendo la strada provinciale in auto arriviamo sino all’abitato di chialambertetto, raggiungibile con l’attraversamento di un ponte sulla Stura. Appena traversato il ponte svoltare a destra percorrendo quella che era una volta la strada provinciale oggi dismessa (ignorate i divieti messi dalla popolazione locale) sino a giungere ad un bivio sulla sinistra dal quale parte una carrozzabile sterrata. Salendo in auto sino nei pressi di una bacheca e di alcuni cartelli indicanti la traccia del sentiero diretto al passo dell’ometto e bivacco Molino parcheggiamo il mezzo e cominciamo a camminare sull’evidente sentiero che comincia alla sinistra della bacheca stessa.Superato il primo tratto a larghe svolte su un bel pratone, il sentiero inizia a salire evidente e ben segnalato con tacche di vernice bianco-rossa in maniera più decisa addentrandosi in una rada boscaglia di latifoglie sino a giungere in un falsopiano ove si apre una distesa prativa. Particolare la presenza di un masso sulla sinistra nel senso di salita ove è dipinta una grossa immagine della Madonna oggi un po’ sbiadita. Risalendo ancora si giunge infine nell’alpeggio di Pian Bosco ove, passando in mezzo alle due principali costruzioni verso destra, ritroviamo il sentiero ed un bivio ben segnalato con un cartello:

  • sulla destra prosegue il sentiero GTA;
  • sulla sinistra invece continua il nostro itinerario verso il passo dell’ometto e bivacco Molino, itinerario da questo punto meno segnalato e con vernice rossa (1.673 m; 30′).

Risalito brevemente ci portiamo all’imbocco di uno stretto canalone per poi lasciarlo immediatamente risalendone il suo fianco destro idrografico per riguadagnare nuovamente un percorso in mezzo al bosco, inizialmente in falsopiano verso O, per poi mutare decisamente la direzione verso N e riprendere a salire deciso. Sempre in mezzo ad una rada boscaglia si sale con percorso diretto e deciso sempre lasciando alla nostra sinistra un torrentello. Da notare che tale torrentello è presente solo in periodo tardo primaverile e ad inizio estate mentre in altri periodi la zona è assolutamente arida ad esclusione di alcune sorgenti ben nascoste di cui ho avuto notizia che non ho potuto tuttavia verificare.

Lasciando ormai alle spalle la boscaglia più fitta il sentiero effettua un deciso taglio verso O guadando una prima volta l’alvo del torrente e portandosi sotto una bastionata rocciosa strapiombante ove è scritto a vernice con una freccia la direzione per il bivacco Molino. Risalendo accanto alle rocce riguadiamo il torrente e saliamo ripidi con alcuni tornanti che ci portano ad attraversare almeno altre due volte il corso d’acqua in corrispondenza di alcune belle cascate. Lasciandoci infine sulla destra il torrente saliamo diretti puntando alle bastionate rocciose ripide sotto la cima dell’Uja di Mondrone.

In corrispondenza di alcuni grossi roccioni troviamo sulla sinistra una pietraia ed un nuovo bivio: sulla destra continua il percorso per il passo dell’ometto e bivacco Molino, raggiungibile in circa 45′, sulla sinistra prosegue il nostro itinerario verso la cima dell’Uja di Mondrone. Da questo punto la traccia del sentiero si fa meno evidente e meno segnalata pur tuttavia mantenendosi abbastanza visibile sino al punto in cui si dovrà mettere mano su roccia (1.900 m; 1h10′).

Superato un breve tratto pianeggiante di pietraia, destreggiandosi in mezzo ad alcuni grossi massi, l’itinerario riprende a salire deciso con un bel mezzacosta in direzione di una spalletta erbosa verso O al di sopra di un salto roccioso. Giunti sulla spalla erbosa, con un ultimo tratto un po’ più ripido, si apre davanti a noi il versante S dell’Uja di Mondrone. Verso N possiamo ben vedere la cima che ci sovrasta ancora lontana e, sotto di essa, l’insieme degli aspri canaloni rocciosi che saranno oggetto della parte alta della nostra ascensione. Tosto volgiamo il nostro cammino a N, verso l’ampio canalone principale, su una faticosa traccia che sale inpietosa molto ripida su una sorta di dorsale sino a giungere all’imbocco del canalone rappresentato da alcune rocce molto levigate che supereremo senza troppi problemi sulla loro sinistra. Immediatamente sopra queste placche la traccia di sentiero, segnalata con tacche di vernice rossa, si sposta dal centro alla sinistra idrografica del canalone; questo itinerario ci conduce nei pressi della cresta rocciosa ove possiamo vedere, ormai sbiadita, un’indicazione dipinta in giallo “Molino –>” (2.200 m; 1h50′).

Si punta ora verso un roccione posto sempre sulla sinistra idrografica del canalone al di sopra della nostra testa, facilmente raggiungibile risalendo alcune facili rocce e canalini detritici ed aggirabile sul suo fianco occidentale mediante un ripido canalino detritico, per giungere ad affrontare le ripide rocce soprastanti superabili comunque con banale e breve arrampicata (II). Giunti sul punto più elevato del canalone principale ci portiamo verso sinistra grazie ad una larga cengia obliqua. Passiamo così sotto alcune ripide pareti rocciose fino a giungere nei pressi di un canale/camino posto frontalmente sulla destra dal quale è possibile sia presente un torrentello, ci spostiamo più verso sinistra per superare un breve passaggio di forza in un breve intaglio alto pochi metri segnalato chiaramente con la vernice rossa (II). Percorriamo una breve cengia ove si dividono 2 itinerari, arancione a sinistra e rosso a destra. Seguendo quest’ultimo affrontiamo un camino ben appigliato di circa 5 metri (II) per poi arrivare nei pressi di un cengione molto esposto sul ripido salto sottostante (II+). Proseguendo lungo l’esposta cengia verso destra si supera un tratto più stretto sino a dover aggirare alcune rocce molto esposte per riguadagnare in breve una cengia più larga. A questo punto risalire verticalmente lievemente verso destra delle rocce verticali ma ben appigliate in un punto molto esposto sino a riguadagnare il più sicuro ed appoggiato pendio soprastante (II+). Consiglio in questo tratto l’utilizzo di una corda per chi non fosse molto abituato ed avvezzo ai tratti aerei ed esposti (2.500 m; 2h20′).  Percorrere un lungo tratto verso O su facile percorso ben segnalato di rosso che passa a filo di un breve salto roccioso che si apre sotto di noi alla nostra sinistra. Sempre seguendo le chiare e ben visibili indicazioni in rosso dirigersi verso alcune rocce molto levigate di colore rossastro sulla destra nel senso di salita ove è possibile trovare un piccolo corso d’acqua che rende più complicato e scivoloso questo breve tratto; risalire le rocce in facile arrampicata (II) alternando brevi placconate a facili camini a tratti detritici sino a giungere sotto alcune rocce nere strapiombanti che si aggirano sulla destra in arrampicata sino a giungere nel punto soprastante su terreno detritico.  Il sentiero ora si snoda ben evidente su terra con larghe cengie erbose e detritiche che aggirano brevi salti rocciosi salendo decise a piccole curve. Si giunge così nell’ultimo traverso, da destra verso sinistra, sempre su terreno erboso/detritico in direzione della cresta SO dell’Uja di Mondrone, dalla quale sale l’itinerario proveniente da Balme; risalito un breve tratto più ripido si giunge su un pianoro detritico ove il terreno diventa di nuovo prevalentemente pietroso (2.700 m; 2h40′).

Giunti alla base di un largo ed appoggiato canalone detritico sulla nostra destra (facilmente innevato ad inizio stagione) decidere se percorrerlo al suo centro o ai lati, indifferentemente su evidente traccia di sentiero, puntando decisi verso N e alla vetta ormai poco distante. Percorrere con la medesima direzione la rimanente pietraia che mano a mano si appoggia sino a diventare un largo spiazzo ove è collocato il monumento bronzeo di vetta, copia di un altro monumento che era di terracotta posto sulla vetta nel 1937, se non erro (2.964 m; 3h).

Discesa

La discesa è effettuata seguendo a ritroso la via percorsa in salita (2h20′).

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