Stampa questa relazione oppure scarica il PDF utilizzando il box in fondo alla relazione!

Rocciamelone (3.538 m) da “la Riposa”


Data della salita: 02 luglio 2006
Località: VAL DI SUSA

Dislivello: 1.438 m
Difficoltà: ESCURSIONISMO – EE


Vuoi salire al Rocciamelone o esplorare il territorio della bassa Valle di Susa con una Guida Naturalistica per apprezzare gli ampi spunti naturalistici che offre, dalla botanica alla fauna alla geomorfologia e cultura locale? Contattami attraverso il sito e potremo metterci d’accordo.

La Storia

Il Rocciamelone

Il Rocciamelone

A poche decine di chilometri da Torino e dalla pianura padana si eleva il Rocciamelone, vetta dalla caratteristica forma slanciata quasi piramidale che domina l’intera valle di Susa diventandone anche simbolo. Sulla stretta cima trovano posto la famosa statua bronzea della Madonna e il Rifugio Santa Maria, bivacco sempre aperto con 13 posti letto di proprietà dell’Associazione “Giovane Montagna” di Torino.

Nella pratica descrizione dell’itinerario di salita al Rocciamelone, tuttavia, non posso esimermi dal riportare in poche righe le vicende storiche che circondano tale popolare vetta in cui si raccontano emozionanti storie d’uomini di altri tempi e la cui conoscenza rende la salita molto affascinante. Montagna da sempre ricca di storia e leggende, il Rocciamelone, nei secoli passati era considerata dalla popolazione locale, impressionata dalla sua mole, la più alta cima degli Stati sabaudi ed attorno ad essa furono intessute storie e leggende che alimentavano un timore riverenziale nei suoi confronti influenzando inoltre i pochi tentativi di raggiungerne la vetta (“Roc-Maol” il suo toponimo originario significa “montagna del sacrificio”). Fu Bonifacio Rotario d’Asti che, per sciogliere un voto fatto mentre era in Terra Santa prigioniero dei musulmani, raggiunse per primo la cima a quota 3.538 metri nel 1358, portando inoltre con sé un trittico bronzeo, custodito attualmente nella cattedrale di San Giusto di Susa. Egli permise con tale impresa di superare tutti i timori legati alla conquista della vetta; alcuni storici della montagna fanno coincidere questa prima ascensione del Rocciamelone con la nascita dell’alpinismo.

Da allora si ripeterono, le salite alla vetta seguendo il percorso tracciato da Bonifacio Rotario; nel 1419, il Duca Amedeo VIII di Savoia fece così costruire un piccolo ricovero per pellegrini a quota 2.854 m, dove la tradizione vuole che già 50 anni prima, Bonifacio Rotario, avesse edificato un ricovero per sé e la sua compagnia. Tale nuovo ricovero venne denominato “Cà d’Asti” proprio in memoria del primo salitore. L’esigenza per chi raggiungeva la vetta (che allora era una salita molto lunga ed impegnativa che partiva da poco sopra l’abitato di Susa con circa 3000 metri di dislivello e in ambiente di alta montagna!!!) era soprattutto quella di potervi trovare un riparo dalle intemperie; si cercò quindi di provvedere con la costruzione di ricoveri in legno che si deterioravano tuttavia con estrema facilità. Già nel 1578 le cronache riportano che sulla cima esisteva una cappella lignea a cui ci si recava il giorno dell’Assunta per assistere alla Messa in onore della Beata Vergine. L’ultima di queste cappellette-ricovero in legno venne distrutta da un incendio nel 1912. All’inizio del 1600 la data del pellegrinaggio venne spostata al 5 agosto, festa della Madonna della Neve e ancora oggi, ogni anno in tale data, il Rocciamelone richiama centinaia di pellegrini che dalla valle di Susa, dalla valle di Viù e dalla val Cenischia salgono, come nel passato, a pregare la Vergine.

Nel 1673 il trittico di Bonifacio Rotario venne portato a valle a causa dell’estendersi del ghiacciaio del Rocciamelone che ne ricoprì la cima rendendo impossibili ulteriori ascese ai pellegrini fino all’estate del 1822 quando, un gruppetto di alpinisti valsusini, riuscì a riconquistare la vetta ancora parzialmente invasa dal ghiacciaio in ritiro. Poco prima, nel 1798, nei pressi del ricovero Cà d’Asti, venne edificata una cappella che fungeva anche da ricovero.

Ma fu nel 1895 che nacque l’idea più grandiosa per il Rocciamelone ovvero il progetto di posizionare sulla sommità del monte una statua dedicata alla Vergine Maria. Questa fu opera dello scultore torinese A.G. Stuardi e delle Officine Strada di Milano grazie al contributo di oltre 130.000 bambini italiani che risposero all’appello lanciato da un giornale di donare una moneta da due soldi (10 centesimi) per la sua costruzione; i loro nomi furono poi depositati nel piedistallo della statua ove su una targa c’è scritto “I bimbi d’Italia a Maria”. Nel 1899 vennero portati in vetta dagli Alpini del battaglione Susa al comando del tenente Parravicini gli otto spezzoni della statua per un peso complessivo di 650 Kg e lì composti in poco più di un mese. L’inaugurazione della statua, avvenuta il 28 agosto dello stesso anno davanti a circa 2000 pellegrini sotto il pontificato di S.S. Leone XIII, determinò la più grande adunata di persone mai vista sul Rocciamelone.  Dopo che i bimbi d’Italia resero possibile la costruzione della statua di Maria Vergine, c’era l’esigenza di un luogo adeguato sulla vetta che potesse ospitare un sacerdote e i pellegrini che vi si recavano. Per questo, considerato che la cappella-ricovero in legno si era da poco incendiata, nel 1920 il vescovo di Susa mons. Castelli benedisse la posa della prima pietra della cappella-rifugio che sarà da lì a poco realizzata con l’aiuto della nascente Associazione “Giovane Montagna” di Torino. L’opera fu inaugurata il 12 agosto 1923 da mons. Umberto Rossi. Nel 1960, presso la frazione di Pietrastretta di Mompantero, fu edificato il “Santuario della Madonna del Rocciamelone” che costituiva una tappa delle processioni che, un tempo, in occasione del pellegrinaggio del 5 agosto, portavano fino in vetta il trittico di Bonifacio Rotario, a ricordo dell’impresa compiuta nel 1358.

Dal 1974, a cura della Curia vescovile di Susa, tutte le costruzioni su tale monte furono restaurate e, oggi, i Rifugi “Ca’ d’Asti” e “Santa Maria” offrono un sicuro riparo alle centinaia di persone che non solo il 5 agosto, per devozione, curiosità o semplice piacere, affollano i pendii di questo favoloso monte.

Descrizione del paesaggio e panorami

Essendo questa cima così elevata e isolata, il panorama è stupendo su tutte le Alpi occidentali, arrivando, nelle giornate più terse, a vedere il MonViso a S, le Barre des Ecrines a O, il Monte Bianco e Gran Paradiso a N, il Monte Rosa a NE e la collina torinese a SE. Più vicine sono ben visibili tutte le altre cime della zona e non, dalla Punta dell’Aquila sino al Robinet, Cristalliera e Orsiera, dallo Chaberton alla Grand’Hoche, Cima del Vallonetto, Niblè, Sommelier, Rognosa d’Etiache, Denti e Rocca d’Ambin, Pierre Menue ai monti di Bardonecchia, dalla Vanoise alle valli di Lanzo con l’Albaron di Savoia, Uja di Ciamarella, Uja Bessanese, Croce Rossa, Punta d’Arnas e Monte Lera. Sotto il Rocciamelone è inoltre ben visibile tutta la val di Susa fino al Monginevro, la val Cenischia fino al lago del Moncenisio e la Val di Viù con il ghiacciaio del Rocciamelone (oggi ahimé quasi estinto) e il lago di Malciaussia da dove partono altri due percorsi diretti alla vetta, uno escursionistico attraverso il Colle della Croce di Ferro e uno alpinistico attraverso il Rifugio Tazzetti e il ghiacciaio del Rocciamelone. Oltre all’itinerario descritto che si sviluppa sul versante S-SE del Rocciamelone (sopra Susa) e gli itinerari accennati che partono dalla valle di Viù, esiste un altro itinerario ben tracciato che parte da Novalesa in val Cenischia passando attraverso il Rifugio Stellina.

Itinerari alpinistici

E’, come già accennato, una meta che, per la sua ampia accessibilità e per la riverenza religiosa che infonde è, nella stagione estiva, molto frequentata da persone di tutte le età e provenienze nonostante la sua salita non sia delle più leggere e prive di pericoli oggettivi. E’ da considerarsi invece degna del massimo rispetto la salita invernale in quanto, l’ultimo tratto oltre la Crocetta di Ferro, diventa molto difficile e pericoloso in presenza di neve e ghiaccio; riservato ad alpinisti molto preparati sul piano fisico, tecnico e mentale.

Periodo consigliato ed attrezzatura necessaria

Periodo consigliato per una salita semplicemente escursionistica: dal disgelo intorno all’inizio di giugno fino a metà settembre circa. Per la salita alpinistica invernale si consideri il periodo primaverile, in base all’innevamento della vetta e della carrozzabile che conduce alla Riposa.

Attrezzatura consigliata: per una salita escursionistica, nei periodi consigliati precedentemente, non è necessaria alcuna attrezzatura particolare. Con neve in quota invece è consigliabile partire con piccozza e ramponi nello zaino; nella salita invernale si consideri di portare le corde, alcune protezioni da roccia, fettucce a qualche cordino.

Relazione

L’itinerario oggetto della relazione sale sul versante valsusino del Rocciamelone e ricalca parte dei luoghi interessati dalla prima ascensione alla vetta.

Da Susa seguire in auto la strada che dalla statale 25 devia, superando la ferrovia, per l’abitato di Mompantero e, seguendo le indicazioni per “Rocciamelone”, in circa 35/40 minuti di tragitto in auto, misto asfalto-sterrato, si raggiunge un piccolo pianoro con sulla sinistra la partenza di una teleferica (2.110 m) diretta al Rifugio privato “Ca’ d’Asti” posto all’incirca a metà dell’ascensione. Nel periodo primaverile, se l’innevamento lo permette, è possibile invece giungere con l’auto sin quasi alla Riposa, risparmiando circa 100 m di dislivello di salita. Lasciata l’auto nel parcheggio accanto alla teleferica s’imbocca il sentiero, pulito e segnalato con evidenti segnavia bianco-rossi, inerpicandosi sul pendio erboso a sinistra della carreggiata (presenza di un vascone e una fontana all’inizio del percorso) sino a giungere la cresta del crinale dove si trova un altro vascone con una fontana (2.215 m; 15′).

In passato il sentiero iniziava appena sotto questo punto, dove sorgevano i ruderi di un ex-fortino chiamato “La Riposa”. Attualmente i ruderi sono stati restaurati e sono diventati il Rifugio-Bar-Ristorante “La Riposa” (telefono 3388444507) di proprietà del Comune di Mompantero con 60 posti letto e sconto del 10% ai soci CAI; conseguentemente la strada che raggiungeva tale luogo è stata chiusa con una sbarra, appena dopo il parcheggio di cui prima, obbligando gli escursionisti a farsi 100 metri di dislivello in più.

Senza possibilità di sbagliare imboccare il sentiero ben segnalato e scavato nel terreno che si inerpica sui pendii erbosi in direzione della cima, ben visibile con tutto il suo percorso da questo punto. Superato un grosso cartello indicante verso sinistra la direzione da seguire, il sentiero inizia a zigzagare con lunghi tornanti salendo alcune piccole balze rocciose. E’ possibile seguire in questi primi tornanti una scorciatoia segnalata con cartello che sale poco più ripida sulla sinistra evitando un lungo intaglio del pendio che porta nei pressi di un canale dove c’è la piccola fontana denominata “della Tana”. Continuando a salire sui pendii erbosi si giunge presto sotto una parete rocciosa sulla cui sommità sventolano alcune bandiere; in breve, aggirandola verso destra, si raggiunge lo spiazzo su cui sorge il “Rifugio privato Cà d’Asti” (telefono 0122-33192) di proprietà della Diocesi di Susa con 60 posti letto (2854 m; 1h20′).

Dal Rifugio “Cà d’Asti” proseguire in direzione della cima su un sentiero sempre ben segnalato che sale ripido nella pietraia che scende dalla vetta. Dopo un lungo traverso in salita in direzione NE il sentiero si ripiega portandosi sulla linea di cresta per percorrerne un breve tratto e spingersi nuovamente nella pietraia giusto al di sotto del pilone sul quale è cementata la Crocetta di Ferro che viene toccata con una breve ma ripida serie di stretti tornanti (3.306 m; 2h20′).

Superata la Crocetta di Ferro il sentiero si porta alle sue spalle con un tratto di sentiero quasi in piano sino ad arrivare in una rampa a mezzacosta, con tratti scavati nella roccia, che si porta quasi sotto la vetta; da qui il sentiero effettua un’altra serie di tornanti giungendo infine nell’ultimo tratto di sentiero, attrezzato con alcune corde fisse. Aggirato sulla destra il terrazzo artificiale di pietre sul quale sorge il Rifugio Santa Maria si giunge in breve accanto alla statua della Madonna delle Nevi che segna la vetta del Rocciamelone (3.538 m; 3h).

Necessario raccomandare la massima prudenza ed attenzione nel percorrere il tratto di itinerario che si sviluppa dopo il Rifugio “Cà d’Asti” in quanto su terreno difficile, a tratti franoso e in molti punti molto esposto sul fondovalle. Attenzione inoltre, nelle gite di inizio e fine stagione alle possibili placche di ghiaccio sulle rocce immediatamente sotto la vetta.

Specifica itinerario invernale
(SOLO per alpinisti con buona esperienza)

E’ da specificare che nella salita invernale, il tratto dalla Crocetta di Ferro alla vetta, è sicuramente quello più tecnico e pericoloso in quanto i ripidissimi pendii innevati verso la val di Susa e la val Cenichia non permettono di compiere in alcun modo il minimo errore, soprattutto quello di valutazione dello stato di tenuta della neve. Teoricamente il miglior percorso da effettuare in presenza di neve è diverso da quello estivo in quanto si svolge seguendo fedelmente il filo di cresta facendo attenzione alle possibili e pericolose cornici sul versante della val Cenischia, sino a portarsi in un punto in cui la pendenza si accentua notevolmente. Consiglio nell’affrontare questo tratto di posizionare una corda fissa che possa trattenere possibili scivoloni sul pendio che altrimenti sarebbero difficilmente arrestabili. Spostarsi quindi verso destra seguendo un canale nevoso inclinato per aggirare una parete di rocce marce che non consentono la salita, quindi appena possibile salire verticalmente su un ripido tratto nevoso per giungere sostanzialmente al di sotto del terrazzamento antistante il rifugio sulla vetta. Da qui procedere o sulla sinistra con facile ma esposta arrampicata sino a giungere in vetta oppure proseguire alla destra, senso di salita, su rocce più friabili ma più semplici sino a giungere nei pressi del busto dedicato a Vittorio Emanuele, di lì in breve in vetta.

La Discesa

La discesa si svolge sull’itinerario di salita (2h30′), 3h30′ nell’itinerario invernale.

Invia in PDF a PDF Download

, , ,

  1. #1 di Danilo il 2 aprile 2009 - 21:32

    Complimenti per la relazione molto ben curata, anche se… non vengono citate le specialità enogastronomiche della zona. Come mai???
    Ciau neh?
    DANILO M.F.

(non verrà pubblicata)

Improve the web with Nofollow Reciprocity.