VAL DI SUSA
Grand Hoche (2.760 m)
       da Chateau Beaulard

Ultima Salita effettuata: 05-09-2010
Grado di difficoltà: ESCURSIONISMO - EE
Dislivello totale salita: 1.373 m
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L'ultimo tratto della salita alla Grand Hoche, sullo sfondo la Guglia d'Arbour e la Punta Charrà nonchè l'imbocco della Valle Stretta
L'ultimo tratto della salita alla Grand Hoche, sullo sfondo la Guglia d'Arbour e la Punta Charrà nonchè l'imbocco della Valle Stretta

Descrizione paesaggio e panorami

La dolomitica bastionata rocciosa che dalla Punta Clotesse si estende verso O sino alla Punta Charrà, passando per la Grand Hoche, crea un eccezionale colpo d’occhio già dalla piana di Salbertrand dove questo enorme massiccio bianco-grigiastro appare innalzandosi fiero e severo dallo splendido bosco di aghifoglie che colma l’altipiano di Chateau Beaulard.

I panorami che si possono godere dalla sommità della Grand Hoche sono senza dubbio formidabili ed eccezionali, a partire verso O dall’intero complesso glaciale della Mejie, Pelvoux e Barre des Ecrines, il "4.000" più a S delle Alpi. Più vicina al nostro punto possiamo ammirare verso S la lontana cima del Monte Chaberton di cui si distinguono molto bene le otto torrette costruite ad inizio '900 e il tratto terminale della lunga strada di accesso che sale da Fenils sin sulla vetta spianata a suon di dinamite; in primo piano le rocciose pareti della Punta Clotesse ove si possono osservare le poderose pieghe degli strati geologici sedimentari che costituiscono tutto il complesso roccioso che saliremo, rocce che nel lontanissimo passato, prima che gli energici spostamenti delle zolle del Mediterraneo le proiettassero verso l'alto, si trovavano qualche decina di metri sotto la superficie dell’oceano ligure-piemontese.

Dalla vetta verso SE la massiccia Rognosa del Sestriere...
Dalla vetta verso SE la massiccia Rognosa del Sestriere...
... mentre ad E la sottostante piana di Oulx/Salbertrand
... mentre ad E la sottostante piana di Oulx/Salbertrand
Verso N abbiamo Bardonecchia e le sue valli
Verso N abbiamo Bardonecchia e le sue valli

Ad E, oltre 2.000 metri di dislivello sotto i nostri piedi, si stende la piana di Salbertand con la orrorifica traccia della A32 che disegna una inquietante linea ben visibile sino alla conca di Bardonecchia verso N della quale notiamo l’arrivo delle piste da sci del Colomion e, più in alto a N, le larghe incisioni della valle della Rho e del Frejus nonchè della valle di Rochemolles di cui citiamo le principali vette: dalla Pierre Menue scura piramide perfetta, alla Rognosa d’Etiache al Sommelier e Cima del Vallonetto. Ancora ad E il Seguret e la lontana vetta del Rocciamelone; infine, saltando sull'opposto versante valsusino si notano le vette spartiacque con la val Chisone, dall’Assieta al Fraiteve sino alla Rognosa del Sestriere. Ultimo sguardo a NO dove intravediamo parte della Valle Stretta che culmina con l'evidente massiccio del Monte Thabor lasciando a destra, all'imbocco della valle, il massiccio dei Re Magi.

L'avamposto abbarbicato sulle fragili rocce del versante settentrionale delle bastionate rocciose...
L'avamposto abbarbicato sulle fragili rocce del versante settentrionale delle bastionate rocciose...

Storia

La storia che si è scritta sui versanti scoscesi di questa montagna di confine è ovviamente la storia dei suoi valichi, utilizzati già nel lontano passato dagli abitanti della "Libera Repubblica degli Escarton" per comunicare con i cantoni del Delfinato scartando così la conca di Bardonecchia e quindi i pagamenti delle esose gabelle imposte dai volubili, opportunisti e riottosi signorotti di Bardonecchia; ma probabilmente la storia più cruenta e terribile di questi valichi è stata scritta ai giorni nostri quando, nell'ambito della costruzione del fascistissimo Vallo Alpino, venne decisa la fortificazione e il presidio delle rocce della Grand Hoche per prevenire un'invasione da parte dei cugini francesi, quantomeno improbabile su questa aspra linea di cresta, attraverso il valico del Passo dell'Orso che adduce alla Vallee Claree (Nevache) e quindi alla piazzaforte di Briancon.

... al di sopra di queste vertiginose balze rocciose, si vede la costruzione di prima in alto a centro foto
... al di sopra di queste vertiginose balze rocciose, si vede la costruzione di prima in alto a centro foto

Al fine di realizzare questo assurdo e pericoloso progetto, non si badò a spese in termini di vite umane, infatti fu pagato un importante prezzo dalle seppur resistenti truppe alpine degli anni '30 sulle quali è ricaduto l'ardito compito di addomesticare e rendere accessibili, a uomini e muli, queste severe e friabili pareti calcaree costruendo mulattiere, avamposti, trinceramenti e casematte sull’orlo dei dirupi che cadono verticali per quasi 800 metri sul pianoro boscato del versante italiano. Tali lavori furono sospesi, analogamente a tante altre opere del Vallo Alpino, nel 1940 con lo scoppio della Guerra e la montagna, se non con pochi uomini, alla fine non fu mai effettivamente presidiata. E’ da evidenziare che, al termine della Guerra con il trattato di Versailles, il confine di Stato fu spostato alla base dei dirupi sul lato italiano, in maniera tale da porre sotto il totale controllo francese tutti i passi che danno direttamente verso la Vallee Claree.

Sotto il nostro punto di partenza, Chateau Beaulard
Sotto il nostro punto di partenza, Chateau Beaulard

Del remoto passato ci è rimasta una incisione al Passo dell’Orso, creata nel 1823, con la quale si delimitava la linea di confine tra Repubblica Francese (Giglio Delfinato) e Regno di Savoia (Croce); del recente e tragico passato invece ci rimangono le mulattiere e relative opere murarie di contenimento nonchè una espostissima e vertiginosa casamatta costruita a breve distanza della mulattiera su una cengia del versante italiano oltrechè il nostro ringraziamento, a quegli instancabili e pratici uomini di inizio secolo, che ci hanno permesso ancor oggi di accedere con facilità a queste vette dal versante italiano per mezzo di semplici escursioni su traccia di mulattiera.

Al Passo dell'Orso troviamo la roccia con l'incisione del vecchio confine sabaudo
Al Passo dell'Orso troviamo la roccia con l'incisione del vecchio confine sabaudo

E' facilmente constatabile purtroppo come l’abbandono e soprattutto l’indiscriminato utilizzo delle moto da trial su questo delicato percorso ne decreti l’attuale stato di pessima manutenzione ed iniziale erosione del fondo, soprattutto in corrispondenza dei tratti più esposti e franosi e delle curve strette.

Foto storica della mia prima salita alla Grand Hoche nel 2002 con David, Luciano e Gabriele
Foto storica della mia prima salita alla Grand Hoche nel 2002 con David, Luciano e Gabriele

E’ da segnalare infine il progetto di edificazione, da parte del Soccorso Alpino di Beaulard, di un bivacco al Passo dell’Orso, immediatamente ai piedi della Grand Hoche. E’ auspicabile che tale nuova costruzione potrà essere il meno impattante possibile pur constatandone l’effettiva utilità e funzionalità di ricovero nel caso di maltempo.

Traccia GPS

Scarica la traccia GPS (.gpx) Chateau Beaulard - Rifugio Guido Rey - Grand Hoche (ZIP - 28KB)

Materiali necessari e Periodo di Salita

 Essendo una salita consigliata in assenza di copertura nevosa, non è necessaria alcuna attrezzatura particolare se non quella normale escursionistica per gite a quota medio-alta. Ricordate di portare con voi adeguate scorte di acqua poichè non ne troverete lungo l'itinerario.

Appena terminato il tratto in ripida salita troviamo la prosecuzione nella traccia a destra del laghetto
Appena terminato il tratto in ripida salita troviamo la prosecuzione nella traccia a destra del laghetto

Relazione

Sfruttando le indicazioni per giungere il Rifugio Guido Rey, portarsi nel piazzale antistante lo stesso in circa 1 ora di cammino. Da qui imboccare la larga traccia carrozzabile che parte in decisa salita verso S, marcata poco più avanti con segnavia bianco-rosso n.702 su cartellino piantato su larice. Tralasciare la strada che devia a destra per proseguire dritti sino a giungere su un modesto pianoro ove è presente una stazione idrometereologica della Regione Piemonte a breve distanza da una pozza d’acqua stagnante, evidente bacino di accumulo per i vecchi impianti di innevamento artificiale.

Tralasciare i segni bianco-rossi che aggirano a sinistra lo specchio d’acqua e proseguire sempre diritti verso S sul margine destro della pozza stagnante ove, successivamente ad un breve tratto orizzontale il tracciato sale ripidissimo verso occidente per addivenire nuovamente su un altro tratto di carrozzabile; voltiamo a sinistra e percorriamola senza indugi in più semplice salita.

L'unica palina indicatrice del percorso ci dirige verso la pietraia sul versante N della Grand Hoche...
L'unica palina indicatrice del percorso ci dirige verso la pietraia sul versante N della Grand Hoche...

Arriveremo in un largo pianoro esboscato che era una vecchia pista da sci ove i larici stanno lentamente riprendendo possesso del territorio rubato loro nel passato; vi troviamo una palina indicatrice che ci segnala la giusta direzione da intraprendere per il Passo dell’Orso, ovvero proseguire nella risalita diretta della vecchia pista da sci seguendo i segnali bianco-rossi (poco evidenti) dipinti a margine del tracciato. Giunti in corrispondenza di una vecchia fontana (che abbiamo trovato prosciugata) il sentiero imbocca un lungo mezzacosta verso SE sulla pietraia, diretti all’evidente picco isolato della Roche de La Guarde attraversando gli imponenti canaloni che discendono dalla vertiginosa parete settentrionale della Grand Hoche.

... che taglieremo verso E diretti alla Roche de La Guarde, sullo sfondo
... che taglieremo verso E diretti alla Roche de La Guarde, sullo sfondo
Ai piedi de la Roche troviamo queste rovine e la traccia che prosegue sul versante orientale...
Ai piedi de la Roche troviamo queste rovine e la traccia che prosegue sul versante orientale...

Dopo diversi canaloni e macchie di aghifoglie, notevolmente devastate dalle slavine delle ultime stagioni invernali, ove possiamo identificare anche alcuni esemplari di Pino Cembro, risaliamo su un crinale immediatamente a valle del torrione roccioso isolato della Roche de La Guarde in corrispondenza dalle rovine di un vecchio baraccamento militare. Da qui il sentiero muta numerazione diventando 703 e alternando segnavia convenzionali bianco-rossi ad altri, più vecchi, di vernice rossa.

... ad aggirare verso S la bastionata rocciosa del picco
... ad aggirare verso S la bastionata rocciosa del picco

Aggirando la Roche de La Guarde verso E la si supera per aggirarla sul lato meridionale con evidente e serpeggiante traccia. Da qui la mulattiera si sposta ulteriormente verso SE andando a disegnare una lunga serie di diagonali che ci permettono di guadagnare, con fatica ma rapidamente, quota giungendo, infine e con ultima diagonale verso destra, su una spalletta rocciosa ove il sentiero molla per un attimo la sua impietosa pendenza.

Da qui è possibile osservare, più in alto, la larga cengia che corre pressochè orizzontalmente su tutta la lunghezza delle ripide pareti dolomitiche in direzione dell’enorme mole della Grand Hoche all’estremo punto occidentale. Aguzzando un po’ la vista possiamo osservare a breve distanza a valle della cengia, più ad O rispetto la nostra posizione, il Ricovero costruito dagli alpini prima della Seconda Guerra Mondiale; esso è posto in luogo accessibile ma molto esposto sulle friabili e verticali pareti calcaree, pertanto ne sconsiglio vivamente la digressione dall'itinerario per una visita.

Dopo una lunga traccia di mulattiera svalichiamo un costolone roccioso...
Dopo una lunga traccia di mulattiera svalichiamo un costolone roccioso...
... che sarà su esposta mulattiera in mezzacosta.
... che sarà su esposta mulattiera in mezzacosta.

Su questa cengia vi è il tratto in cui si dovrà porre la massima cautela nella percorrenza in quanto la natura estremamante detritica ed instabile del terreno ove poseremo i piedi e la notevole esposizione sui canaloni sottostanti,  ne rende delicata la percorrenza.

... attraversando un punto un poco più esposto e delicato...
... attraversando un punto un poco più esposto e delicato...
La traccia raggiunge un altro costone che ci nasconde l'ultimo tratto...
La traccia raggiunge un altro costone che ci nasconde l'ultimo tratto...

Dalla spalletta rocciosa proseguire per breve tratto verso S in salita su traccia disegnata su pedio erboso per successivamente compiere un mezzacosta verso O su terreno finemente detritico. Da qui, con alcuni tornanti delimitati dalle opere del Genio Militare, risaliamo alcune decine di metri per giungere nei pressi di alcune rocce poste pochi metri sotto la linea di cresta alla cui base si destreggia una larga ma detritica ed esposta mulattiera.

Alternando tratti più coerenti a tratti più franosi e delicati, posti in corrispondenza dello sviluppo di alcuni canaloni soprastanti, giungiamo nei pressi di alcune rocce strapiombanti che si sporgono sopra la nostra testa. Superato questo tratto la mulattiera si fa un po’ più ripida, sempre mezzacosta su terreno infido e scivoloso, per scollinare su un’altra spalletta dalla quale potremo finalmente osservare, al fondo di un tratto di discesa, il Passo dell’Orso e la successiva ultima ripida rampa di 300 metri che ci porterà in vetta alla Grand Hoche.

... per ben vedere infine la discesa al Passo e l'ultima rampa.
... per ben vedere infine la discesa al Passo e l'ultima rampa.
Dopo la rampa si giunge sulla cresta..
Dopo la rampa si giunge sulla cresta..

Dalla spalletta rocciosa inizia un percorso in discesa molto delicato che ci conduce sul più tranquillo ed erboso Passo dell’Orso. L'ultimo ripido tratto, sempre su traccia di sentiero, segnalato da evidenti ometti, risale il ripido versante detritico SE della Grand Hoche a guadagna con strettissime svolte e brevi traversi l’anticima S nei pressi della linea di cresta dalla quale tuttavia, per ragioni di sicurezza, dovremo tenerci ad adeguata distanza.

... che adduce alla croce di vetta.
... che adduce alla croce di vetta.

Proseguendo ora in orizzontale a S del filo di cresta scavalchiamo una piccola costolatura rocciosa più coerente e risaliamo gli ultimi metri che ci conducono alla croce di vetta della Grand Hoche. (2.760 m; 3h15')

Discesa

 Seguendo fedelmente il sentiero percorso in salita. (2h45')