![]() |
VAL ALA - LANZO |

Gita ricca di soddisfazioni dal punto di vista alpinistico e panoramico poiché la punta sorge in posizione centrale e dominante rispetto a tutte le cime che la circondano (Monte Collerin, Piccola Ciamarella, Uja di Ciamarella, Uja Bessanese); si possono inoltre osservare da questa vetta, verso Nord, il Gruppo del Gran Paradiso, le Levanne e il Parco Naturale della Vanoise in Francia.
Secondo alcune persone e relazioni è possibile effettuare la gita in giornata partendo dal Pian della Mussa (quota 1.845 m) ma, data la notevole lunghezza della valle e il grande dislivello che sarebbe da affrontare, consiglio senza dubbio di effettuare la salita in due giorni con pernottamento al confortevole Rifugio Gastaldi (2.659 m) al Crot del Ciaussiné.


L'Albaron di Savoia è una vetta discretamente impegnativa da salire implicante, nella via normale di cui tratta la relazione, il superamento di difficoltà alpinistiche nella percorrenza della lunga cresta SE. Il lungo avvicinamento che si deve affrontare sul Pian Gias si svolge sulle morene dell'ormai ritiratosi ghiacciaio che fino a pochi decenni fa lo invadeva completamente; quest'ultimo particolare rende obiettivamente consigliabile affrontare questa salita in un periodo compreso approssimativamente tra la metà di giugno e la metà di luglio in maniera tale da poter percorrere su terreno innevato l'avvicinamento, sicuramente più favorevole del fondo morenico.

Per affrontare adeguatamente la salita, è necessario equipaggarsi con tutto il necessario per affrontare un ghiacciaio (il ghiacciaio del Collerin, pur essendo molto ridotto rispetto a quanto indicato sulle carte topografiche, è molto crepacciato ed in situazioni di recente innevamento potrebbe risultare molto pericoloso) nonchè di alcune fettucce per poter eventualmente approntare delle assicurazioni volanti, ove possibile, lungo la salita della cresta SE, nell'ultimo tratto della salita. In alcuni casi, ad esempio per abbondante innevamento e zero termico elevato, potrebbe essere utile equipaggiarsi di racchette da neve al fine di poter affrontare con minor impegno fisico i tratti innevati di fondo valle e di pendio antecedenti la cresta.

Dal rifugio Gastaldi prendere il sentiero EPT 224 marcato con i segnavia convenzionali bianco-rossi che si dirige, verso N, nella direzione delle rovine della ex-teleferica che serviva un tempo il rifugio stesso; da qui si continua con traverso e ripida discesa ad aggirare il costone roccioso che ci sovrasta sulla sinistra, giungendo all'intersezione con il sentiero EPT 223 proveniente dal pian dei morti; tale sentiero lo affronteremo in discesa per evitare di risalire al rifugio Gastaldi ed allungare inutilmente il nostro percorso di rientro (2.600 m; 30').

Dall'intersezione alla quale siamo giunti il sentiero comincia a risalire l'ampio vallone del Pian Gias costituito oggi da una immensa pietraia morenica risultata dal ritiro del vecchio ghiacciaio che solo poche decine di anni fa ricopriva questa suggestiva valle sospesa. La marcatura dell'itinerario è buona (in condizioni di neve scarsa) con segnavia regolamentari bianco-rossi sino alla successiva intersezione con il sentiero che si distacca in direzione N diretto all'Uja di Ciamarella nei pressi del guado del tumultuoso torrente che discende poi, attraverso il canalone delle capre, al Pian della Mussa.
Successivamente a questo punto la marcatura dell'itinerario sarà costituita quasi esclusivamente da ometti di pietre e pochi segnali di vernice rossa che si tengono tendenzialmente nel centro del vallone sino a quota 2.900 m circa, al fine di poter stare sufficientemente lontani delle tormentate e pericolose Rocce delle Russelle sovrastate dall'indefinita Punta Adami che originano frequenti piccole frane.

Giunti alla base del ghiacciaio del Collerin dovremo prepararci a risalirlo puntando verso il colle di Chalanson superiore (3.000 m; 1h30').
Su tale tratto, a seconda dell'innevamento che sarà presente sul ghiacciaio del Collerin, potremo scegliere itinerari diversi che, però dovranno rimanere decisamente sulla destra (nel senso di salita), vicino e sopra un costone roccioso montonato, al fine di evitare la zona centrale del ghiacciaio ove, l'area inferiore del ghiacciaio risulta essere coperta da una pietraia intervallata da insidiose e profonde buche mentre l'area superiore, al di sotto di un evidente e marcato cambio di pendenza presenta un'area fittamente crepacciata. A guidarci nella scelta dell'itinerario migliore potremo osservare anche un'indicazione rossa dipinta su una grossa roccia che però, purtroppo, è poco visibile in salita ma ben evidente in discesa.


Giunti nei pressi del ripido cambio di pendenza di cui parlavo precedentemente, immediatamente al fianco delle verticali pareti che calano dalla cresta di vetta del monte Collerin, la aggiriamo verso destra, in direzione NE aggirando un evidente ammasso roccioso che regge la parte superiore del ghiacciaio ed evitando in tale maniera l'area sottostante fittamente crepacciata (pericolosi crepacci a campana). In breve la pendenza si addolcisce poichè siamo finalmente giunti nei pressi del colle di Chalanson superiore (3.330 m; 3h).

Fermandoci prima del colle, ci prepariamo ad affrontare pressochè perpendicolarmente la parte superiore del ghiacciaio in direzione O sino ad arrivare sul filo di cresta che congiunge il monte Collerin (alla nostra sinistra) con l'Albaron di Savoia (ancora lontano alla nostra destra). La posizione centrale di questa traccia rispetto a questo panettone glaciale è giustificabile nel fatto che sul lato N, l'area digradante sul ripido versante francese, è fittamente crepacciata e presenta in caso di scarso innevamento dei seracchi notevoli, mentre sul lato S, ovvero verso il pendio ripido che abbiamo aggirato precedentemente, ritroviamo un'altra area parecchio fessurata (crepacci a V).

Giunti sul filo di cresta dovremo percorrerla in direzione N in direzione della esile e stretta Sella dell'Albaron che potremo toccare senza particolari difficoltà se non la crescente esposizione dei versanti sotto i nostri piedi (3.474 m; 3h30').

Oltrepassatala dovremo superare un piccolo rilevato roccioso che interrompe la continuità della cresta;
a seconda delle condizioni nevose che troveremo, avremo due ipotesi di traccia:
- in caso di innevamento buono e stabile potremo aggirarlo sul versante O per poi riguadagnare il filo di cresta immediatamente dopo il suo culmine (sul quale è posizionata una croce di ferro) risalendo un ripido tratto di misto roccia e ghiaccio;
- in caso di scarso od instabile innevamento dovremo affrontare direttamente il filo di cresta superando una piccola ma severa paretina rocciosa di circa 5 metri, molto esposta sul tormentato versante E ( III+ ). Consiglio vivamente di affrontare questa difficoltà con molta attenzione creando un piccolo punto di sosta al quale assicurarvi.

Oltrepassato il rilevo roccioso continuamo la percorrenza del filo di cresta che, in questo tratto, si fa molto affilato e ripido sino alle pendici dell'anticima dell'Albaron che ci sovrasterà.
Terminato il tratto nevoso descritto dovremo affrontare una nuova difficoltà su roccia. Qui sconsiglio vivamente di dirigersi sulle più semplici cengie del versante E, in quanto esse conducono verso un'area di rocce marce e scarsamente coerenti che ci potrebbero causare seri problemi nel risalirle. Il migliore itinerario quindi risulta essere quello che si mantiene sempre il più possibile vicino al filo di cresta sul quale troviamo rocce decisamente più stabili ed arrampicabili in sicurezza ( PD ).

Superato questo tratto di arrampicata riguadagniamo con maggiore semplicità il filo di cresta che ci condurrà in breve, su un tratto di cresta lineare ma esposto e facilmente innevato, su quella che è la rocciosa cima dell'anticima che ben osserviamo lungo la nostra salita. Percorriamo quindi ancora il filo di cresta su neve sino a giungere nei pressi di un ultimo rilievo roccioso che aggireremo con facilità sul versante E grazie ad una relativamente semplice, seppure molto esposta, cengia.
Si apre ora davanti ai nostri occhi un'ampissima spianata lievemente concava coperta da un nevaio che costituisce il profilo caratteristico della vetta dell'Albaron di Savoia; raggiungeremo con facilità il culmine attraversando questa sella sino nei pressi del limite N della vetta sul quale sono poste delle torrette di pietre che ne identificano il punto più elevato (3.637 m; 4h30').


E' possibile, durante la discesa, raggiungere brevemente e facilmente, la vetta del monte Collerin proseguendone la cresta in direzione S su misto di rocce e neve (circa 30' dall'arrivo sul filo di cresta della salita).
La discesa dall'Albaron di Savoia segue pressochè l'itinerario di salita in quanto ne costituisce il percorso più sicuro; specifico che è altresì consigliabile evitare in discesa l'aggiramento della difficoltà rocciosa posta nei pressi dela Sella dell'Albaron ( III+ ) in quanto il tratto di misto affrontato nella salita potrebbe non essere più sicuro dato il presumibile arrivo dell'irraggiamento solare sullo stesso; è possibile creare con semplicità un punto di ancoraggio per assicurare la discesa dei componenti della cordata da questa esposta paretina rocciosa. Tutta la discesa, sino al Pian della Mussa, necessità di almeno 5h di cammino, a seconda delle condizioni di innevamento dei luoghi.