VALLON DU SAVINE |
Questa bella cima costituisce la vetta più elevata del massiccio d'Ambin; vista dal Colle del Piccolo Moncenisio appare come la spalla occidentale dei più ravvicinati e suggestivi Denti d'Ambin che si elevano di poco più bassi sulla medesima cresta oltre il cosiddetto "Nodo di Confine". Vista dal gruppo del Sommelier/Niblè invece sembra confondersi con le antecime che si elevano sulla cresta di confine italo-francese oltre il Colle dell'Agnello. In passato fu chamata Pyramide per via del notevole segnale di pietre costruito da ingegneri piemontesi il 14 agosto 1823 per misure geodetiche nel corso della prima salita di questa vetta.
Questa cima era una meta molto ambita in epoche passate, oggi parte della Storia dell'Alpinismo quando queste zone erano assai frequentate soprattutto per l'arrampicata solitaria e suggestiva che regalavano i tre torrioni dei noti Denti d'Ambin... era quello un vero e proprio alpinismo di ricerca poichè queste vette, pur non offrendo difficoltà particolarmente elevate, erano e sono ancor oggi raggiungibili esclusivamente con impegnativi e lunghi avvicinamenti.
E' da rilevare, a tal proposito, come fino ad un secolo fa in queste zone fossero presenti due importanti e grossi ghiacciai, il Ghiacciaio dell'Agnello, nel quale perse tra l'altro la vita l'Ingegner Tonini, topografo del secolo scorso, e il ghiacciaio del Muttet divisi da un contrafforte roccioso che origina dalla cresta SE della Rocca d'Ambin in direzione della cima del Gros Muttet (3.245 m). Oggi, purtroppo la scomparsa di questi ghiacciai è pressochè totale, presenti ancora in piccolissima parte sui fianchi settentrionali delle cime della destra idrografica del Colle dell'Agnello e nella conca compresa tra il contrafforte stesso e la cresta NE della Rocca d'Ambin.
Inutile assicurare che il panorama da questa vetta è splendido. A S osserviamo in lontananza il solito Monviso e, più ravvicinata la lunga cresta che dalla bassa val di Susa conduce alle Orsiere e si spinge sino in alta Val di Susa.


Sempre a S, appena sotto i nostri piedi, vediamo tutta la lunga cresta del confine italo-francese che termina con il Sommelier e la Cima del Vallonetto. Più ad O osserviamo da una inusuale prospettiva di profilo la Rognosa d'Etiache che si eleva appena a NO del Colle del Sommelier con una lunga cresta sviluppata in direzione E-O sullo sfondo dei 4000 francesi des Ecrines.
Spostando lo sguardo più lontano verso NO invece ammiriamo la splendida e scura forma piramidale della Pierre Menue. Da NO sino a NE osserviamo tutto l'arco di cime francesi fino alla Vanoise. Proprio in mezzo a questo fantastico arco di vette ammiriamo le ripide forme dei Denti d'Ambin e, nella vallata opposta, la Massiccia forma del Giusalet.
Infine per chiudere in bellezza non si può non ammirare la lunga linea di cresta che da Susa porta sino in vetta all'antistante Rocciamelone per poi discendere brevemente e proseguire sino al Lamet e alla Punta Roncia. Ad E sotto i nostri piedi si stende la vastissima pietraia che prosegue fino al Rifugio Vaccarone e Bivacco Sandrin, punto di partenza della nostra escursione.
Importante specificare come la maggior parte degli itinerari che descrivono la salita alla Rocca d'Ambin scelgano un itinerario diverso da quello che potrete leggere qui di seguito. Secondo il mio parere quei percorsi è consigliabile seguirli esclusivamente in discesa perchè più diretti e veloci; in salita sarebbero alquanto lunghi, faticosi e poco interessanti dal punto di vista panoramico.
Gita consigliata da fine giugno fino alle prime nevicate in quota, in considerazione soprattutto del lungo avvicinamento da effettuare sino al Rifugio Vaccarone o all'antistante Bivacco Sandrin.
Attrezzatura consigliata: piccozza e ramponi solo ad inizio stagione, caschetto.
Lasciato il Rifugio Vaccarone seguire le tracce di sentiero che si inerpicano sul pendio retrostante in direzione NO. Tale sentiero, marchiato con evidenti bolli di vernice gialli ed ometti di pietre sempre ben visibili, costituisce una vecchia mulattiera tracciata nel periodo tra le due guerre mondiali che collegava il Colle dell'Agnello con il pianoro sul quale sorge il Rifugio e quindi con la stretta ed aspra Val Clarea.
Essendo stata tracciata in un periodo in cui il ghiacciaio dell'Agnello era ancora presente e corposo percorre tutta una serie di morene centrali del vallone che puntano direttamente al Colle dell'Agnello; si può comprendere come in molti punti oggigiorno tale mulattiera sia scomparsa o comunque confusa nella vasta pietraia. In pochi minuti e di poche decine di metri più alti del Rifugio possiamo vedere alla nostra sinistra il lago dell'Agnello dal quale prende l'acqua il Rifugio sottostante. Poco oltre, la traccia scende dalla cresta morenica e, attraversando un canalone molto facilmente innevato risale ripido sulla dorsale della morena alla nostra destra.
Da qui il percorso si sviluppa tutto su un terreno "lunare" cercando e seguendo fedelmente gli ometti di pietre nei punti più "misteriosi" della camminata. Come riferimento di massima si consideri che la direzione è quella dell'evidentissimo Colle dell'Agnello che, sull'orizzonte, è il secondo colle visibile dalla nostra sinistra. Giunti sul Colle superando una bella rampetta finale che ad inizio stagione è probabile sia ancora molto innevata, ci si deve assolutamente fermare ad ammirare il bellissimo panorama che davanti a voi si apre sul versante francese e sul gruppo del Niblè e Sommelier (3.090 m; 1h20').
Sulla nostra sinistra è possibile individuare una traccia di sentiero che si dirige a mezzacosta sul ghiacciaio del Ferrand che conduce sino al Col d'Ambin dove è presente il Bivacco Walter Blais sulla testata del vallone di Galambra.
Osservando invece la cresta che prosegue sulla nostra destra possiamo notare una traccia di sentiero in alcuni punti abbastanza esposta che percorre mezzacosta sul versante francese sino ad arrivare nei pressi di un primo modesto ma ripido salto roccioso.
Scartando l'ipotesi di aggirarlo dal verticale versante italiano o di risalirlo sui primi grossi cengioni che conducono ad un vicolo cieco, ci abbassiamo di una ventina di metri sulla pietraia del versante francese in un tratto in cui il sentiero è poco marcato e visibile. Rimanendo alla base dei grossi blocchi verticali del salto roccioso li aggiriamo in direzione N-NO sino ad arrivare ad una ripidissima rampa di sfasciumi marci sui quali ritroviamo la traccia un po' più marcata.
Risalita faticosamente a ripide svolte in direzione E, ortogonalmente al filo di cresta soprastante lo riguadagnamo in un punto molto panoramico sul versante italiano e sull'intero massiccio d'Ambin (3.200 m; 1h50').
Su terreno decisamente più solido costituito da rocce di maggiori dimensioni percorriamo l'ampia traccia che segue abbastanza fedelmente il filo di cresta sino a giungere su un punto più elevato della stessa oltre il quale discende ripido di alcune decine di metri in un colletto. Sempre seguendo la traccia discendiamo sino al colletto e tagliamo a mezzacosta sul versante francese sempre in leggera discesa per portarci appena al di sotto di un secondo ripido salto roccioso.

Aggiratolo in modo analogo al precedente ci portiamo alla base di un modesto canalone misto/detritico abbastanza inclinato che si raddrizza sempre più in direzione del filo di cresta; percorriamolo sino a giungere in uno stretto colletto tenendo in considerazione il fatto di risalirlo mantenendosi al centro dello stesso sugli sfasciumi senza lasciarsi attirare dalle rocce di destra che pur sembrando più salde in realtà si rivelano ripide, marce e molto pericolose (3.339 m; 2h20').
A questo punto possiamo osservare in direzione N l'ultimo tratto di salita alla vetta costituita da un tratto di facile cresta sulla quale è abbastanza evidente la traccia ed un tratto di facile arrampicata proprio sotto il segnale di vetta comunque evitabile proseguendo in mezzacosta sino a ritrovare la cresta opposta che sale più regolare alla vetta dal Nodo di Confine. In vetta, come accennato più volte troviamo un grosso segnale di pietre e soprattutto un panorama mozzafiato (3.377 m; 2h45').

Il percorso di discesa che consiglio è diverso da quello effettuato in salita ma da effettuarsi esclusivamente oltre la metà stagione con poca neve in quota e nei tratti più verticali e in condizioni di ottima visibilità. Questa discesa accorcia decisamente il percorso ma affronta almeno due tratti su cenge ripide ed esposte che devono essere affrontate con molta cautela e senso di costante valutazione.
Discendere per tutto il tratto più ripido la cresta NE della Rocca d'Ambin che conduce sino al Nodo di Confine; superati i salti rocciosi del versante italiano, nel punto in cui la cresta si appiana, scendere sul versante italiano sfruttando la presenza di alcune lingue di neve e ghiaccio presenti anche in stagione avanzata e facendo attenzione ai pochi e comunque visibili salti rocciosi.
Effettuando quindi un percorso a semicerchio in mezzacosta su terreno misto, portandosi praticamente sotto la verticale della vetta salita ovvero appena al di sotto di un modesto salto roccioso, si giunge nel punto opposto del valloncello, subito al di sopra di un piccolo salto roccioso da discendere tendenzialmente sulla destra sfruttando alcune larghe cenge e lingue nevose.
Giunti nel vallone successivo possiamo finalmente vedere ciò che resta del ghiacciaio del Gros Muttet, cima che possiamo osservare percorrendo verso E con lo sguardo la linea opposta del vallone. Non scendere sin nel fondovalle ma, anche in questo caso, effettuando un semicerchio antiorario a mezzacosta in maniera analoga alla precedente situazione, si arriva sul bordo del secondo salto roccioso decisamente più imponente e complicato nel superamento del precedente.
Per affrontarlo bisogna osservare con attenzione la conformazione dello stesso considerando che è costituito da grosse cenge disposte diagonalmente verso il basso da O verso E; scendendo facilmente i primi metri saltando o aggirando alcuni blocchi è possibile individuare ed imboccare una cengia ben più larga delle altre. Percorrendola con molta attenzione utilizzando anche le mani in alcuni punti più ripidi si giunge sino nei pressi di un picclo canale che, poco sotto sulla destra, ci permette di imboccare un'altra cengia con direzione opposta alla precedente che ci porta sino alla base del salto roccioso. Attraversato un piccolo ma ripido nevaio si può scendere decisi nel fondovalle sulle ripide pietraie sottostanti sino ad arrivare nei pressi di un piccolo laghetto.
Guadato il suo estuario si risale il ripido pendio che abbiamo di fronte sino a riguadagnare brevemente la cresta della morena centrale; una volta giunti sull'ampia cresta percorrerla in direzione SE sino a ritrovare in breve i segni gialli e quindi la traccia percorsa in salita.
Da qui in breve ripercorrendo a ritroso il sentiero di salita si arriva al Rifugio Vaccarone (2h circa).