VAL CENISCHIA |
Grandi e profondi sono i segni lasciati dalle Guerre Mondiali sulle pendici montuose dell'importantissimo valico del Moncenisio, la cui storia risale certamente sino all'epoca pre-romanica; su entrambi i margini del lago artificiale, occupante una grossa porzione di superficie del valico stesso, si possono notare, infatti, parecchie fortificazioni e baraccamenti militari risalenti soprattutto al periodo immediatamente antecedente il Secondo Conflitto Mondiale, dal bel "forte Varisello" posto in posizione dominante sulla conca del Moncenisio, al più piccolo e defilato "forte Roncia" posto sull'opposto versante.
Per chi non lo sapesse anche sul fondo del lago stesso, oltre alla precedente più piccola diga e al vecchio abitato di Mont Cenis, si possono trovare i vecchi baraccamenti militari che fungevano da punti di rifornimento per i ben più numerosi fortini, bunker ed avamposti che costellano e proteggevano le vallate e conche circostanti. Particolarmente nutrito di queste vecchie costruzioni militari è il vallone perpendicolare alla val Cenischia che conduce ad un delicato valico che permetteva di comunicare con il bellissimo vallone delle Savine.
E' qui appunto che si eleva il monte Malamot, meta della nostra salita, la cui vetta è un vero punto privilegiato di osservazione sulla conca del Moncenisio e sulle vicine vallate francesi... motivo per il quale un tempo si decise di edificare proprio lassù un'importante presidio, la Caserma Malamot di cui oggi si possono ben vedere i ruderi dell'osservatorio e del baraccamento vero e proprio, punto strategicamente talmente importante da essere presidiato in tutte le stagioni, inverno compreso, nonostante la sua già rilevante quota di 2.900 m.
Al fine di poter più agevolmente procedere alla sua costruzione e successivamente alla sua manutenzione e rifornimento, fu collegata alla conca del Moncenisio con una larga carrozzabile, che si sviluppa ancor oggi in discreto strato di conservazione, passante accanto al soprastante forte Varisello. Tale carrozzabile è in gran parte la via che ancor oggi si percorre nella stagione estiva per giungere in vetta al Malamot.
Altre info dettagliate sulle fortificazioni del Moncenisio le potete trovare sul sito: http://www.moncenisio.com/ bellissima raccolta di fotografie curata dal bravissimo Roberto Chirio
Come già evidenziato il panorama dalla vetta è davvero interessante soprattutto sulle sottostanti vallate, dal vallon de Savine con il bellissimo Lac de Savine all'intera conca del Moncenisio con l'altrettanto pittoresco seppur artificioso lago; risulta invece parzialmente limitato su alcuni orizzonti dalle vette molto più alte che lo circondano: il massiccio del Giusalet a S e la lunga cresta che dal Rocciamelone corre ad oltre 3.000 metri di quota verso N sino alla Punta Roncia e Signal du Grand MontCenis.
A S, dalla conca che divide le due cime del monte Malamot, si vede benissimo il MonViso come sempre maestoso ed imponente su tutte le cime satellite che lo circondano. Bellissima prospettiva sul Gruppo d'Ambin ed in particolare sui prospicienti Denti d'Ambin, ben evidenti a SO. Più lontano verso O, ben marcata, è l'oscura e perfetta piramide rocciosa del Pierre Menue con sfondo sulle lontane cime della valle Etroite e dell'Alto Delfinato. A N osserviamo, oltre la valletta che sbocca sul colle del Piccolo Moncenisio, l'aguzza forma del Signal du Petit MontCenis e, ancora oltre, il tondeggiante ghiacciaio del Roc Noir. A NE ben evidenti le Levanne e l'imponente Pointe du Charbonnelle nella Vanoise.
Questa facile meta può essere raggiunta in tutte le stagioni essendo infatti anche una frequentatissima meta scialpinistica; mentre per il tracciato estivo non vi sono problemi di percorrenza, grazie alla comoda carrozzabile ed ai ben tracciati sentieri, in presenza di neve è da porre molta attenzione soprattutto nella percorrenza del primo tratto oltre il "forte Varisello" ove dovremo superare e risalire alcuni ripidi pendii nevosi facilmente soggetti al distacco di slavine.
Ovviamente l'attrezzatura cambia in funzione della stagione, andando dal semplice equipaggiamento escursionistico del periodo estivo sino alle racchette da neve piuttosto che sci e pelli di foca per quello invernale.

Tale relazione si riferisce ai tempi e modalità di salita relativi al periodo estivo, considerando perciò che, nel caso si volesse affrontare tale escursione nel periodo invernale, si dovrà aggiungere il tratto sino alla ex-dogana francese dalla famosa "Scala del Moncenisio", punto in cui si fermano gli spazzaneve, ovvero la serie di tornanti che permette di superare il salto roccioso del versante italiano; tale tratto è da stimarsi in media con circa 100 m di dislivello da percorrersi in circa 20'.
Lasciata l'auto nei pressi dell'hotel Malamot, alla ex-dogana francese, dirigersi in direzione dell'imponente muraglione della diga imboccando uno dei diversi tracciati sterrati pianeggianti presenti; giunti nel punto più occidentale della diga ove scende uno stretto canalone, nei pressi di un edificio in cemento armato, parte una strada sterrata che sale sul versante occidentale della conca del Moncenisio con due lunghe diagonali sino ad entrare nel canalone stesso sostanzialmente alla base dello sperone roccioso che sorregge il Forte Varisello, ancora invisibile ai nostri occhi (2.000 m; 15').
Giunti nel punto più stretto del canalone la strada piega decisa verso destra passando sull'opposto pendio: abbandonarla e risalire direttamente il canalone sul fondo sino a giungere su un tratto pianeggiante. Da questo punto seguendo l'itinerario stradale od imboccando uno dei diversi sentieri che salgono sulla sinistra, comode scorciatoie, si giunge in un pianoro formato da diverse collinette che sono aggirate sulla sinistra dalla carrozzabile. Sempre seguendo il bel tracciato stradale si arriva in un punto ove c'è una sbarra che impedisce, fortunatamente, l'accesso dei mezzi fuoristrada al successivo tratto.
Superata la sbarra proseguiamo il bel tracciato sul battuto stradale potendo ben vedere, alzando lo sguardo, lo sviluppo a zig zag del tratto superiore sul ripido versante che segue. E' possibile identificare ed altresì seguire, al posto della strada, ripidi sentieri ben segnalati con marchi bianco-rosso che permettono di accorciare notevolmente la percorrenza al prezzo di una fatica maggiore. Dopo numerosi tornanti si giunge su un pianoro alle pendici di una cima rocciosa che rimane verso S; seguendo l'evidente itinerario pianeggiante giungiamo nuovamente alla base di un tratto più ripido che è affrontato sul versante sinistro idrografico del pianoro a stretti tornanti e diagonali (2.400 m; 1h15').

Nuovamente si addiviene in un altro pianoro molto più vasto del precedente ove è finalmente visibile verso OSO la nostra meta, la vetta del monte Malamot, sulla quale è ben riconoscibile la costruzione della Caserma. Sul pianoro ove siamo giunti superiamo ancora alcuni dossi e possiamo ben vedere sulla sinistra i vecchi edifici, oggi in rovina, dei punti di approvvigionamento della Caserma Malamot (2.600 m; 1h40').
Seguendo il tracciato stradale giungiamo nei pressi delle strutture in rovina, arrivando fin sotto la linea aerea dell'alta tensione. Da qui è possibile abbandonare la strada, che sale con ripidi tornanti il canalone sboccando su un ampio colle, per seguire tracce di sentiero segnalate sporadicamente con ometti di pietre che salgono a sinistra, sull'ampia cresta E del monte Malamot.

Con una salita decisa si seguono i logici profili della cresta evitando facilmente i tratti rocciosi ripidi, ora a destra ora a sinistra, sino a giungere di fronte ai ruderi della Caserma. Da lì in breve seguendo una facile traccia sulla pietraia risaliamo sino a quello era l'Osservatorio, punto più alto di questo tratto di cima. La vetta è in realtà posta più ad O, oltre una lieve depressione della cresta, ove possiamo ben vedere eretti diversi piloncini di pietre accatastate (2.914 m; 2h15').
La discesa è compiuta seguendo a ritroso l'itinerario di salita (1h30').
