VAL CHISONE |
Essendo la vetta più elevata del Parco Naturale dell'Orsiera-Rocciavrè e a cavallo tra la val Chisone e la Val di Susa, il Monte Orsiera è una delle cime più interessanti dal punto di vista panoramico; la sua salita può essere effettuata da diversi posti, sia della val chisone che della val di Susa ma tutti, tranne due, sono esclusivamente di carattere escursionistico. Il monte Orsiera è in realtà diviso in due distinte vetta dal Colletto dell'Orsiera: la N, più alta e la S.
Primi salitori della Cresta NE furono Ottavia e Giacomo Dumontel, Fortina, Hess il 04/06/1906.
Dalla posizione centrale di questa cima, si ha un grandioso panorama che si sviluppa dalla pianura padana, alle cime della Val Sangone, al Rocciavrè, alla catena del Monviso, allo Chaberton, alle Barre des Ecrines, al monte Niblè, alla val Cenischia col suo lago del Moncenisio, al Rocciamelone, alle cime delle Valli di Lanzo fino, in lontananza, al Gran Paradiso e al Monte Rosa.
Lo scorcio su Torino è da qui davvero interessante.
Ci sono, come già detto, due itinerari alpinistici che raggiungono la vetta:
- Cresta ENE "Dumontel" - AD con passaggi di IV da attrezzare di cui tratta la relazione;
- Parete N - molto impegnativa data anche la scarsa qualità della roccia e la scarsissima frequentazione della via.
Gli itinerari escursionistici possibili di salita sono principalmente tre, due dalla val chisone e uno dalla val di susa:
- dal Rifugio-Albergo Selleries;
- da Pra Catinat su GTA;
- dall'Alpe di Toglie su GTA.
Periodo consigliato per la salita della cresta: da inizio giugno fino alle prime nevicate in quota.
Attrezzatura consigliata: Pur non essendo mai di difficoltà particolarmente rilevanti si consideri la forte esposizione di molti tratti della cresta in questione, pertanto è consigliabile la salita in stile alpinistico con imbrago, corda, qualche fettuccia e qualche nut di media dimensione.
Sul posto son presenti alcuni vechi chiodi (pochi) ed un cavo d'acciaio su una placca particolarmente esposta e liscia. Inoltre si consideri che facilmente è possibile incontrare un nevaio nel ripido canalone sulla via di discesa...
Dal Rifugio-Albergo Selleries proseguire sulla carrozabile in direzione N che si dirige ad una bergeria.
Superatale inizia il comodo sentiero che inizia a salire con una pendenza dolce sempre nella stessa direzione sino a scavalcare un primo costone (15'; 2.100 m).
Sempre molto evidente e ben segnalato con tacche bianco-rosse il sentiero mantiene la destra idrografica del vallone e risale con pendenza costante sino ad impennarsi lievemente per guadagnare un secondo pianoro dove vi è la Bergeria del Ciardonnet (25'; 2.369 m).
Portandosi nuovamente sulla destra idrografica il sentiero passa in mezzo ad alcune rocce e si porta in diagonale fino al terzo pianoro che spesso è innevato o sede di un piccolo laghetto; assecondando la conformazione del pianoro il sentiero lo attraversa deciso e si porta sull'ultimo tratto più ripido prima del lago di Ciardonnet che sarà presto visibile di fronte a noi (40'; 2.560 m).
Seguire ancora per un breve tratto il sentiero marcato con vernice azzurra sino ad innalzarsi di qualche decina di metri, poi abbandonare il sentiero e tagliare nettamente orizzontalmente in direzione N sulla pietraia puntando sulla cresta che congiunge l'Orsiera N con la Punta Roccia Nera posta sulla destra.
Giunti sotto la cresta risalire nei pressi di un canalino, a margine di un costone roccioso, che si porta sino ad un intaglio posto sulla cresta nel quale ci si può comodamente preparare per l'arrampicata (1h20'; 2.700 m).
Si consideri che l'arrampicata su questa cresta non segue un preciso itinerario che è obbligato solo in pochi punti.
Quella che segue è quindi una relazione della mia salita che, tra l'altro, essendo stata effettuata in solitaria e totalmente in libera dove ha potuto ha aggirato alcuni torrioni più piccoli per risparmiarsi forze in quelli maggiori ed obbligati.
Inoltre, a causa della dimenticanza a casa del mio taccuino, non ho potuto prender fedelmente nota dei passaggi nel loro giusto ordine, pertanto si assuma per il momento questa mia relazione solo come indicativa dei passaggi chiave.
Portarsi sul versante valsusino della cresta aggirando una parete rocciosa e risalire prima in diagonale poi perpendicolarmente in un diedrino di facili rocce sino ad arrivare sulla linea di cresta (II+); tale torrione avrebbe potuto esser salito, con qualche difficoltà in più, direttamente sul versante del lago.
Percorrere con facilità ma con cautela la linea di cresta affrontando pochi, semplici ma esposti passaggi di arrampicata e giungere sino alla sommità del primo torrione.
Scendere in un piccolo intaglio ed aggirare un piccolo torrioncino roccioso su cenge terrose e rocciose del versante del lago; risalire il torrione successivo (caratteristico il pietrone in bilico sulla val di Susa) sulla sinistra della cresta con facile arrampicata (II+) su placche rocciose abbastanza inclinate e riguadagnare la linea di cresta.
Lasciare sulla destra il pietrone in bilico e continuare sulla linea di cresta superando alcune balze rocciose sul lato valsusino della cresta. Si giunge quindi, superato un piccolo intaglio e risalite alcune rocce, sotto un placcone inclinato di modeste dimensioni che ci sbarra la strada, fortunatamente è attrezzato da una robusta fune d'acciaio che ci può aiutare non poco nella salita che altrimenti sarebbe valutabile in un III+.
Superata questa placca risalire ancora su facili rocce in linea di cresta sino a scavalcare la sommità del torrione e scendere nei pressi di un intaglio più marcato: disarrampicare per alcuni metri sino alla base di una parete rocciosa ben più massiccia non aggirabile, se non con arrampicata molto esposta, che ci sbarra ancora la strada.
Tale parete, superata facilmente una prima balza rocciosa, appare lievemente a strapiombo (vecchio chiodo sul posto) ma la sua difficoltà è abbastanza relativa poichè ben appigliata.
Affrontare la paretina direttamente sfruttando alcuni grossi appigli per le mani e un paio di cenge per i piedi: con pochi gesti anche un po' atletici se vogliamo ci si porta su un piccolo terrazzamento inclinato (IV-).
Portarsi lievemente sul lato valsusino ed affrontare l'ultima parte verticale del torrione nei pressi di un piccolo diedro (III) o, volendo, direttamente sulla parete verticale (più difficile ed esposta).
Riguadagnata la linea di cresta la si percorre ora con difficoltà minori su grossi blocchi di pietre ammassati per un lungo tratto, portandosi occasionalmente sul versante valsusino della cresta e superando alcuni brevi intagli della cresta (Si trovano in alcuni punti pochi vecchi chiodi).
Con salita sempre interessante che diventa sempre più su una cresta molto stretta ed aerea si raggiunge e svalica un altro grosso torrione roccioso. Scendendo brevemente la cresta s'impenna nuovamente e con qualche difficoltà in più (III) si supera un tratto maggiormente inclinato ora sulla linea di cresta, ora sul versante valsusino, lasciando sulla sinistra un torrione roccioso che ci avrebbe costretto a scendere una volta raggiunta la sua sommità.
Si arriva quindi su un colletto abbastanza ampio che viene facilmente attraversato in direzione del penultimo tratto più verticale che ci separa dalla vetta.
Questo deve essere affrontato direttamente sulla linea di cresta in direzione di alcuni pietroni più massicci degli altri. Raggiuntili la cresta si spiana nuovamente e con un passaggio molto stretto ed esposto si giunge su un ultimo colletto più ampio sotto l'ultima parete rocciosa.
Tale parete deve essere inizialmente affrontata sulla destra, in un piccolo intaglio e su piccole cengette che ci permettono di sollevarci brevemente (III) e di salire su una cengia un po' più ampia (passaggio un po' ostico) e quindi di effettuare un piccolo traverso sulla sinistra per poter guadagnare un bel canale verticale che ci porta sotto l'ultima placconata (III+).
Lasciato il canale che si sposta molto sulla destra si affronta la placconata direttamente sfruttando una piccola fessura verticale ottima per le dita e pochi appoggi per i piedi (IV- esposto), in pochi movimenti (5/6 metri) si può arrivare su una parte più facile ricca di appigli validi che ci porta direttamente sulle rocce antistanti la vetta (III).
Passeggiare sulla destra su facili rocce e toccare in breve la croce di vetta (1h20'; 2.890 m).
La discesa avviene sulla via normale che conduce al lago Ciardonnet, affrontando le facili rocce in direzione S verso il colletto dell'orsiera (vernice blu) e scendendo quindi verso E nel ripido canalone detritico (1h10').