VAL DI SEA - LANZO |
La vetta della Punta Tonini rappresenta il punto culminante occidentale del lunghissimo vallone di Sea, appendice della val Grande di Lanzo.
La prima salita fu effettuata da Giuseppe Corrà, Luigi Vaccarone, Michele Rapelli nel lontano 1887 ed intitolarono la vetta all’Ing. Tonini che, protagonista di numerose prime ascensioni delle vette della zona fatte per effettuare rilevamenti topografici, morì pochi anni prima tragicamente cadendo in un crepaccio del ghiacciaio d’Ambin in val di Susa.
Il panorama che si gode oggi dalla vetta è molto vasto verso N e verso O, mentre è molto limitato in direzione meridionale dall’imponente bastionata rocciosa e glaciale che discende dall’Uja di Ciamarella sino alla Punta Chalanson verso O e in direzione opposta alla vetta dell’Albaron di Sea di pochi metri più basso; è così possibile ammirare ad O l’elegante ed imponente forma slanciata dell’Albaron di Savoia, a NO partendo dalla sinistra della prospiciente Punta di Sea: l’Ouille Noire, l’Aiuguille Pers, il Massiccio della Vanoise, ad NE tutte le cime di confine con la Francia, da Punta Bonneval sino alla Levanna Occidentale, Centrale e parte della Orientale che rimane di taglio rispetto alla nostra posizione; ad E è possibile, inoltre, avere un piccolo scorcio sul Vallone di Sea e sul bivacco Soardi-Fassero, nostro punto di appoggio per la salita alla vetta.
Si può giungere alla vetta principalmente seguendo due itinerari ben diversi come difficoltà e natura del terreno:
- cresta N di sfasciumi da poco sotto il Col di Sea;
- via classica attraverso il ghiacciaio del Tonini passando sotto la parete N dell’Uja di Ciamarella e per il Colle Tonini.
Considerando il fatto che il ghiacciaio del Tonini è un ghiacciaio fortemente tormentato e, a volte, di difficile interpretazione a causa del labirinto di crepacci e seracchi, consiglio la sua percorrenza solo a persone che abbiano una buona esperienza e confidenza con l’ambiente glaciale, non è infatti difficile trovarsi nella condizione di superare ponti di neve davvero esigui e saltar crepi di almeno un metro e mezzo di larghezza.
Fondamentale quindi è anche avere buona capacità di individuare il percorso ottimale osservando la conformazione della vallata glaciale prima ancora di trovarsi nel bel mezzo.
La via di cresta, sebbene sia molto più semplice tecnicamente, è da me fortemente sconsigliata in salita per la natura estremamente marcia e cedevole del terreno che porterebbe allo sfinimento anche l’alpinista più ben allenato!
Buona è invece la scelta di percorrerla come via di discesa, in modo tale da evitare le gratuite insidie del ghiacciaio in discesa, quando i ponti di neve già esili il mattino presto diventano pressoché inutili con i primi raggi di sole.
Per tali motivazioni il percorso oggetto di questa relazione e della mia ascensione segue il ghiacciaio come via di salita e la cresta N come via di discesa in un anello di panorami glaciali davvero unici ed indimenticabili.
Periodo consigliato: fine giugno fino a metà settembre.
Attrezzatura consigliata: caschetto, corda, piccozza, ramponi e attrezzatura da ghiacciaio (qualche vite da ghiaccio).
La salita descritta prevede l'effettuazione in due giornate con posto tappa intermedio al Bivacco Soardi-Fassero Valsea.
Il secondo giorno consiglio di partire al mattino abbastanza presto dal Bivacco in modo tale da evitare i frequenti mutamenti meteorologici caratteristici delle valli di lanzo e considerando anche che il ritorno a Forno Alpi Graie, seppur semplice tecnicamente, è molto lungo.
Lasciando di buon ora il Bivacco Soardi-Fassero, alla luce delle lampade frontali, imbocchiamo il sentiero che si dirige verso il fondo del vallone; essendo tale sentiero poco segnalato e tracciato, soprattutto in questo tratto iniziale, consiglio vivamente di effettuare il giorno precedente un giro ricognitivo alla luce diurna in modo tale da non perdere inutilmente tempo il giorno successivo.
Tale sentiero discende brevemente sotto il bivacco per poi dirigersi deciso verso O in corrispondenza di un terrazzamento erboso.
Scavalcati alcuni piccoli torrentelli si arriva sul margine della pietraia di fondovalle dove si ritrova il sentiero nei pressi di un masso decisamente più grosso degli altri sul quale è possibile trovare un ometto di pietre che ci segnala la direzione (2.240 m; 10').
Da qui in poi il percorso è segnalato abbastanza sporadicamente con ometti e qualche segno rosso, si tenga comunque da conto il fatto che la traccia percorre tutto il vallone della Stura di Sea rimanendo sul suo lato idrografico sinistro, accanto a diverse balze rocciose che rimangono quindi alla nostra destra.
E’ possibile incontrare dei nevai, soprattutto in corrispondenza di due restringimenti della vallata che ci aiutano non poco nella salita e soprattutto nella discesa di questa lunga pietraia.
Seguendo quindi la traccia arriviamo in breve ad un’ultima ripida salita su pietraia che ci porta direttamente di fronte alle seraccate del ghiacciaio del Tonini e a quel che resta del ghiacciaio di Sea; da qui la traccia di sentiero e gli ometti scompaiono definitivamente (2.800 m; 1h10').
Dirigersi in direzione del Col di Sea, evidentissimo sulla testata della valle, alla sinistra della rocciosa Punta di Sea e alla destra della cresta N discendente dalla Punta Tonini sino ad arrivare all’altezza di una cresta rocciosa molto ripida discendente dall’anticima E della Punta Tonini.
Da qui piegare decisamente a sinistra e risalire il progressivamente sempre più ripido ghiacciaio del Tonini in direzione della evidente parete N dell’Uja di Ciamarella passando immediatamente a destra della zona maggiormente seraccata del ghiacciaio.
La salita si svolge ora aggirando e saltando numerosi crepacci che sono in ogni modo di modesta larghezza e profondità; molta attenzione è da porre nell’evitare di attraversare ponti di neve che, a questa quota sono davvero unicamente delle trappole cedevoli.
Man mano che la quota sale anche i crepacci s’intensificano ed allargano, per tale motivo consiglio di spostarsi verso sinistra (SE), quando si arriva sul pianoro a quota 3.000-3.100 m, in modo tale da affrontarlo nel punto più tranquillo e semplice.
Evitate assolutamente di stare sulla destra, sotto la vetta per intenderci, poiché è lì la zona più pericolosa e difficile da attraversare (3.100 m; 1h50').
Superati un paio di crepacci larghi una decina di metri cambiare decisamente direzione e puntare verso il Colle Tonini ad O; fate molta attenzione a questo tratto che si presenta spesso coperto da uno strato nevoso candido ed ingannatore… al di sotto di esso, infatti, si trovano, sondando con la piccozza, numerosi crepacci anche di dimensioni ragguardevoli.
Evitate in questo tratto di portarvi subito con diagonale in direzione NO sulle rocce della cresta discendente dalla vetta poiché è altamente crepacciata, percorrere circa 100-200 m in direzione del Colle e poi piegare a destra verso N risalendo un breve nevaio presente ancora in alta stagione.
Terminato il nevaio non rimane che risalire gli sfasciumi sino alla cresta, per poi percorrerla in direzione O fino al punto culminante, costituito da rocce molto scivolose di serpentino, che formano una piccola piattaforma di rocce e terriccio costituente la vetta della Punta Tonini. (3.324m; 2h20').
La discesa può avvenire sull'itinerario di salita (ghiacciaio del Tonini) facendo particolare attenzione alla condizione dei ponti di neve eventualmente attraversati nella salita; inoltre, in caso di nebbia (molto frequente) sconsiglio la discesa attraverso questa via poichè sarebbe molto difficile imbroccare il giusto corridoio che ci permette di evitare le seraccate poste ai due lati.
Ad ogni modo consiglio la percorrenza in discesa della cresta N che, soprattutto in caso di nebbia ci può condurre con sicurezza e facilità al Col di Sea e di qui, con percorso molto intuitivo costeggiante il torrente fino al fondovalle da dove si può ritrovare abbastanza agevolmente l'ubicazione del bivacco Soardi-Fassero (1h30' in condizioni ideali).