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VAL DI SEA - LANZO |

L'Uja di Ciamarella rappresenta cartograficamente la vetta più alta delle Valli di Lanzo e, se vogliamo, anche la più famosa. E' un massiccio assolutamente imponente posto a cavallo tra la val d'Ala e la val di Sea che trae origine ad O dal colle dell'Albaron di Savoia ove la linea di cresta inizia a salire originando prima la punta Chalanson poi la Piccola e Grande Ciamarella creando uno stupendo anfiteatro glaciale che si apre verso SO, sino a spingersi lungo la cresta E all'opposto colle delle Roccette dell'Albaron di Sea.
Notevoli sono i fianchi meridionale e settentrionale di questa poderosa vetta, l'uno roccioso e l'altro glaciale, ove sono stati scritte nel recente passato grandi pagine della Storia dell'Alpinismo. I nomi celebri che accompagnano la Storia di questa vetta sono numerosi, dall'ingegner Tonini, topografo di fine ottocento che per primo salì questa vetta (come numerose cime di queste zone) nel 1857 insieme al suo assistente Ambrosini, sino ad arrivare all'autentico fuoriclasse G.C.Grassi che proprio nelle Valli di Lanzo ha saputo disegnare e percorrere vie che nessun altro prima di lui aveva saputo calcare, a partire magari proprio dalla temuta, difficile ed oggi ormai fatiscente parete N dell'Uja di Ciamarella.
Di contro ad appagare la fatica necessaria per salire in vetta da qualsiasi versante è il panorama assolutamente fantastico che si gode. Non c'è davvero limite all'occhio da quassù, sembra di essere davvero in cielo poichè tutto è sotto di noi... in lontananza tutte le maggiori cimedell'arco alpino occidentale rendono omaggio a questa vetta, nessuna esclusa: a N svetta bianco ed isolato il massiccio del monte Bianco, alla sua destra il Gran Combin, più vicine sono le Levanne e, più verso oriente la Grivola e il Gran Paradiso; appena superato il massiccio del Granpa s'intravede l'aguzza e lontana forma del Cervino spesso sfumata dalla foschia. Ancora piùverso oriente l'ampio massiccio del monte Rosa che lascia spazio alla Pianura Padana.
Sotto i nostri piedi a settentrione si stende la lunga val di Sea, mascherata dalla vetta dal lungo percorso terminale a ferro di cavallo della cresta E che ci porta sino a ben vedere la vetta dell'Albaron di Sea che si stacca ben 500 metri di dislivello sotto di noi al margine della cresta spartiacque tra val d'Ala e val di Sea.
Altrettanto ben visibili sono i passi del Ghicet di Sea e dell'ometto, posto ai piedi della parete N dell'uja di Mondrone.
Passando verso SE lo sguardo cala sulle vette spartiacque con la valle di Viù, il monte Rosso d'Ala, Torre d'Ovarda, Lucellina e Autuor... sino ad arrivare ai principi delle Valli di Lanzo, le cimechedalle Lera chiudono il confine conla Francia verso O, la Croce Rossa, punta d'Arnas, punta Maria, rocce Pareis, uja di Bessanese della quale si ha una vista assolutamente completa di tutte le vie di roccia che salgono il contrafforte orientale dalla via Baldovino allo spigolo Murari alla cresta Rey, sino a chiudere il cerchio panoramico con il Collerin e l'Albaron di Savoia dalla caratteristica forma a sella. Più a S immancabile è la trianglare forma del Monviso come più verso O quelle dei 4000 francesi des Ecrines. Ancora evidenti, verso ONO la Gran Casse nella Vanoise.
Esistono diversi itinerari che conducono in vetta all'Uja di Ciamarella, tutti comunque classificabili come alpinistici.
La via normale di salita alla vetta percorre il versante SO della vetta, con partenza dalla val d'Ala, un tempo in ambiente completamente glaciale oggi, purtroppo, per la maggior parte su una faticosa pietraia.
Altri itinerari di salita sono rappresentati da:
- Traversata Chalanson - Uja di Ciamarella: via di cresta oggi poche volte in buone condizioni di percorribilità ma assolutamente affascinante ed interessante;
- Parete N: via di ghiaccio fino a 55°-60° di pendenza dal ghiacciaio del Tonini oggi in pessime condizioni in quanto il ghiacciaio della Ciamarella è staccato dal sottostante per un tratto di oltre 150 m di dislivello su roccia marcia ed insicura;
- Cresta E: attualmente la via più interessante per raggiungere la vetta che tuttavia soffre anch'essa il clima eccessivamente caldo e poco nevoso dell'ultimo decennio, avendo perso molto del fascino regalato sino agli anni 80 dalle poderose cornici aggettanti sul versante meridionale della montagna descritte da G.C. Grassi;
- Contrafforti meridionali: vie di roccia molto ambite ed apprezzate un tempo, lunghe e mai banali a causa della scarsa qualità dela roccia viaggiano su gradi abbastanza sostenuti e sono interamente da proteggere.
Periodo consigliato: da metà giugno fino a fine luglio per poter effettuare la maggior parte della salita su neve anzichè su faticosa ed instabile pietraia. Attrezzatura consigliata: caschetto, corda, piccozza, ramponi.
L'itinerario descritto prevede la salita alla vetta in due giornate con posto tappa intermedio al Bivacco Soardi-Fassero Valsea. Il secondo giorno consiglio di partire al mattino abbastanza presto dal Bivacco in modo tale da evitare i frequenti mutamenti meteorologici caratteristici delle valli di lanzo e considerando anche che il ritorno a Forno Alpi Graie, seppur semplice tecnicamente, è molto lungo.
Lasciando di buon ora il Bivacco Soardi-Fassero, alla luce delle lampade frontali, imbocchiamo il sentiero che si dirige verso il fondo del vallone; essendo tale sentiero poco segnalato e tracciato, soprattutto in questo tratto iniziale, consiglio vivamente di effettuare il giorno precedente un giro ricognitivo alla luce diurna in modo tale da non perdere inutilmente tempo il giorno successivo.
Tale sentiero discende brevemente sotto il bivacco per poi dirigersi deciso verso O in corrispondenza di un terrazzamento erboso.
Scavalcati alcuni piccoli torrentelli si arriva sul margine della pietraia di fondovalle dove si ritrova il sentiero nei pressi di un masso decisamente più grosso degli altri sul quale è possibile trovare un ometto di pietre che ci segnala la direzione (2.240 m; 10').

Da qui in poi il percorso è segnalato abbastanza sporadicamente con ometti e qualche segno rosso, si tenga comunque da conto il fatto che la traccia percorre tutto il vallone della Stura di Sea rimanendo sul suo lato idrografico sinistro, accanto a diverse balze rocciose che rimangono quindi alla nostra destra.
E’ possibile incontrare dei nevai, soprattutto in corrispondenza di due restringimenti della vallata che ci aiutano non poco nella salita e soprattutto nella discesa di questa lunga pietraia. Seguendo quindi la traccia arriviamo in breve ad un’ultima ripida salita su pietraia che ci porta direttamente di fronte alle seraccate del ghiacciaio del Tonini e a quel che resta del ghiacciaio di Sea; da qui la traccia di sentiero e gli ometti scompaiono definitivamente (2.800 m; 1h30').
Abbandonato l'itinerario che conduce al prospiciente Col di Sea si attraversa il torrente appena al di sopra del fronte del ghiacciaio di Sea, in quest'area totalmente ricoperto da pietre, e ci si porta accanto a delle pareti lisce che rimangono alla nostra sinistra.
Risalendo di qualche decina di metri facendo molta attenzione ai buchi presenti in questo tratto di ghiacciaio si giunge al termine delle pareti lisce; da questo punto si piega decisi verso sinistra (S) diretti ad una rampa pietrosa (o nevosa ad inizio stagione) stretta tra la ripida Cresta N dell'Uja di Ciamarella e una quota rocciosa che divide l'ampio canalone.
Seguendo un itinerario coscienzioso, che si sviluppa cioè ben distante dalla cresta N che scarica abbondantemente pietre e detriti, si risale tutta la rampa sino a portarsi a livello della quota rocciosa (2.980 m; 1h50').
Da qui si attraversa decisi il pianoro che abbiamo di fronte senza guadagnare molto dislivello diretti a SE verso una dorsale detritica che lo delimita da quel lato; a differenza dell'itinerario che conduce verso la vetta dell'Albaron di Sea, saliamo maggiormente su questo pianoro per giungere sul margine superiore della dorsale ove anche qui, grazie ad alcune cengie detritiche, guadagnamo facilmente gli ultimi metri di quota che ci portano al fianco della fronte della parte superiore del ghiacciaio dell'Albaron che forma una sorta di calotta appoggiata e divisa dal pianoro ghiacciato sottostante (3.200 m; 2h20').

Imbocchiamo il canalone che sale dritto a noi, lasciando sulla sinistra (senso di salita) la calotta ghiacciata, sino nel punto ove affiora finalmente il ghiaccio dalle pietre. Calzati i ramponi ed impugnata la picca risaliamo facilmente il primo tratto più ripido in direzione S per giungere su un'ampio pianoro ghiacciato, ciò che resta della parte superiore del ghiacciaio dell'Albaron posto già sulla cresta E che sale all'Uja di Ciamarella.
Facendo attenzione a non spigerci troppo a S sul pianoro, appena oltre il tratto più ripido, volgiamo il nostro cammino verso O in direzione di un ampio canalone detritico sormontato da una poderosa calotta ghiacciata che altro non è ciò che rimane del cosiddetto Pan di Zucchero, parte superiore del Ghiacciaio della Ciamarella; un tempo tale canalone era ancora invaso dal ghiaccio e ciò rendeva la salita più interessante e divertente, oggi si sale purtroppo faticosamente in un'infida pietraia instabile. Giunti alla base del canalone detritico si sale diritti verso una fascia di rocce rossastre per poi effettuare un traverso verso destra ad aggirare questa piccola muraglia su rocce più salde ed asciutte; un altro piccolo traverso ascendente verso sinistra e giungiamo finalmente alla base del Pan di Zucchero, pendio di ghiaccio con inclinazione media di 50° (3.400 m; 3h10').

Imbragati e legati ci prepariamo ad affrontare l'ultima parte della salita, sicuramente la più bella, che ci appagherà degnamente delle fatiche si qui fatte su tonnellate di pietre. Attaccando il ghiacciaio tendenzialmente più sulla destra, effettuiamo una unica lunga diagonale ascendente verso sinistra onde evitare il tratto a maggiore pendenza posto sulla sinistra della calotta ghiacciata; giungiamo così su una spalla praticamente pianeggiante dalla quale possiamo già ben vedere la vetta dell'Uja di Ciamarella al fondo di una bella cresta di neve ed al di sopra di vertiginose pareti del versante meridionale che scende sino a Pian della Mussa.
Lo spettacolo è davvero incredibile e, se ci fosse più neve e ghiaccio, potremmo davvero pensare di essere stati catapultati improvvisamente su una cresta del massiccio del Bianco; il panorama è già da ora stupendo. Seguendo l'elegante e sinuoso filo di cresta guadagniamo la sommità del Pan di Zucchero che si spiana per poi scendere brevemente in uno stretto intaglio. Tale tratto può rappresentare il punto più delicato dell'intera salita in presenza di molta neve (ad inizio stagione) in quanto è posto ove la linea di cresta si restringe maggiormente sui due ripidi versanti settentrionale e meridionale.

Superato questo tratto la cresta diventa pressochè orizzontale superando un altra breve spianata rocciosa che porta sino all'ultimo bellissimo ed estetico tratto glaciale rappresentato da una sinuosa cresta che attraversa la sommità del salto settentrionale dell'uja di Ciamarella sino a congiungersi, con un arco, alle rocce finali di vetta. Particolare attenzione è da porsi in questo tratto alle cornici a volte doppie aggettanti sul ripidissimo canalone ENE della Ciamarella e soprattutto ad evitare incauti scivoloni sul versante settentrionale che s'inclina rapidamente in un vertiginoso scivolo che cala sino al sottostante ghiacciaio del Tonini.
Superata detta cresta nevosa si arriva in prossimità di alcune rocce che andranno scavalcate per ricongiungersi alla linea di sentiero della via normale e, in breve con percorso pianeggiante, fino in vetta (3.676 m; 4h15').
La discesa avviene seguendo fedelmente l'itinerario di salita (3h30').