VAL SANGONE |
Stupenda ed aguzza cima dalla superficie di vetta davvero ristretta, fa parte delle vette principali del gruppo del Parco Orsiera-Rocciavrè costituendone il limite orientale. La sua quota è solo seconda alla vicina Punta Cristalliera e alle più lontane Orsiere.
Il panorama osservabile da questa vetta è davvero interessante sulla bassa Val di Susa e su tutta la città di Torino sin oltre la Collina torinese e la Basilica di Superga. Costituisce un balcone sulle antistanti cime spartiacque tra Val di Susa e Val di Viù e poco oltre non possiamo non notare le principali cime delle Valli di Lanzo che giungono sino al conteso Rocciamelone.
Più a NO, superato il profondo intaglio della Val Cenischia, iniziamo a collezionare con lo sguardo tutte le principali vette dell'Alta Val di Susa, dal Giusalet alla Rocca d'Ambin, dal Sommelier al Niblè per correre sino allo Chaberton, visibile anche se molto in lontananza e un po' nascosto. Bella la vista sulle lontane cime francesi del Delfinato con la Mejie e la Barre des Ecrins.
A S non possiamo evitare di ammirare il sempre bellissimo MonViso che visto da queste postazioni fa da splendido sfondo alle vicine e sottostanti vette capofila dell'Alta ValSangone dal Robinet sino al Colle della Roussa e al Monte Bocciarda.
I percorsi per raggiungere la vetta sono principalmente due, entrambi escursionistici, anche se è possibile seguire pure due itinerari alpinistici, pochissimo frequentati, sulla verticale e rocciosa parete N che scende diritta sulla Val Susa o sulla cresta NO che la congiunge con la vetta della Punta Cristalliera.
L'itinerario che consente il più facile accesso a questa cima è quello proveniente dalla Val Sangone pur essendo una gita con un eleveto dislivello ed un vastissimo sviluppo lineare. Può essere svolta in giornata oppure, più raramente effettuata in due giornate con punto di appoggio al Rifugio della Balma in Val Sangone.
La salita alla vetta può essere compiuta lungo tutto l'arco dell'anno considerando tuttavia la maggior difficoltà di avvicinamento sino al Colle Robinet e la probabile formazione di cornici sul versante settentrionale della cresta in presenza di neve. Nessuna attrezzatura particolare a meno che non si scelga di salire in periodo invernale o comunque in presenza di neve ove diventa consigliabile avere con se i ramponi e la piccozza.
Lasciato il Rifugio della Balma proseguire sull'evidente sentiero che passa accanto ad una vasca con una fontana e si dirige verso la testata della valle e il Colle del Robinet, come mostrano le chiare indicazioni di un pannello. Dopo un bel tratto rilassante in lieve discesa si passa accanto ad una piccola centrale idroelettrica che garantisce elettricità continua al Rifugio in tutte le stagioni. Oltrepassati alcuni torrentelli con facili guadi, il tracciato sempre ben segnalato, aggira un piccolo promontorio erboso.
Da questo punto il sentiero prende a salire in maniera continua ed abbastanza decisa sino a giungere nei pressi di una palina direzionale che indica a sinistra, oltre il guado di un torrentello, il percorso per giungere il Lago Soprano con un bel mezzacosta e a destra il ripido sentiero che prosegue per il Colle del Robinet (2.120 m; 20').
Imboccato quest'ultimo saliamo ripidi in un breve tratto con larghe svolte, poi con un mezzacosta ove alla nostra sinistra possiamo ben ammirare il sottostante Lago Sottano. Da qui con breve risalita ancora ripida ci portiamo su un tratto più dolce che, con traccia pressochè rettilinea in direzione NO passa accanto ad una stazione di rilevamento nivo-meteorologica per proseguire nella medesima direzione fino ad un punto in cui si deve risalire con poche ripide svolte su un successivo altopiano (2.250 m; 40').
Attraversandolo direttamente e facendo attenzione ad inizio della stagione primaverile al laghetto di mezzo metro mascherato dall'erba che si forma su tutto il pianoro, giungiamo nei pressi di un canalino ove continua la traccia; risalitolo per un breve tratto dobbiamo osservare bene, in corrispondenza di un segnavia posto nel mezzo, a deviare di 90° verso destra per scavalcare il basso margine sinistro idrografico del canalino e ritrovare la traccia del sentiero.
Su terreno detritico pressochè pianeggiante giungiamo su un sentiero a mezzacosta che, con alcuni tornanti e diagonali guadagna quota per portarsi infine all'imbocco del valloncello che si sviluppa immediatamente sotto il Colle del Robinet. Risaliti con un tratto più ripido ed attraversati prima una fontanella sulla sinistra e poi, più avanti, un torrente ci inoltriamo nel centro del vallone, spesso invaso da un nevaio, passando inizialmente accanto ad alcune grandi rocce poste nel mezzo, poi su una sorta di piccola cresta morenica centrale fino a portarci alle pendici della ripidissima pietraia che conduce al Colle soprastante (2.500 m; 1h10').
Da qui il sentiero si fa decisamente più ripido e in alcuni punti su terreno friabile; con alcuni larghi tornanti si giunge faticosamente alcune decine di metri sotto la cresta in un punto ove, nei pressi di un tornante verso sinistra, troviamo una palina direzionale dalle indicazioni abbastanza misteriose ed assolutamente anonime; si consideri che la giusta direzione per il Colle del Robinet è quella verso sinistra ovvero sulla naturale prosecuzione del sentiero oltre il tornante verso sinistra; seguendo il sentiero di destra invece s'imbocca un sentiero che, tagliando il passaggio al Colle s'inerpica sulla pietraia per raggiungere la cresta rocciosa e ricongiungersi con il sentiero che proviene dal Colle stesso diretto verso il Rocciavrè, se non siete più che pratici della zona il mio consiglio è quello di raggiungere il Colle perdendo 5' di tempo ma guadagnandone un bel po' di più nell'evitare di ricercare la traccia nei passi immediatamente sotto la cresta (2.638 m; 1h45').
Giunti sul Colle del Robinet ove è posta un'evidente palina questa volta dalle indicazioni molto più chiare proseguire sulla traccia di sentiero segnalata con bolli azzurri che risale la pietraia in direzione N appena sotto la linea di cresta del versante chisonese; possiamo già ben vedere la rocciosa ed aguzza vetta del Rocciavrè sulla nostra sinistra in fondo ad una bella cresta rocciosa.
Risalito un breve tratto, sempre seguendo la direzione della cresta oltre un intaglio, il sentiero effettua un cambiamento netto di direzione verso O, effettuando una bella diagonale e mezzacosta e recuperando il filo di cresta posto tra la Val Chisone e il ripidissimo versante della Val di Susa.
Percorso un breve tratto su una comoda traccia si passa in un punto meno agevole della cresta ove dobbiamo aggirare una facile roccetta esposta sul versante S. Scesi di pochi metri continuiamo lungo la traccia e, dopo alcuni punti più ripidi sempre sul versante meridionale, possiamo facilmente guadagnare la vetta del Monte Rocciavrè (2.778 m; 2h).
Si effettua sull'itinerario di salita (1h20').