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VAL SAVARANCHE |

Il Gran Paradiso è l'unico 4.000 indipendente completamente in territorio italiano, diviso tra le regioni Piemonte e Val d'Aosta. Per la semplicità della sua ascensione viene spesso scelto come "primo" 4000 da molti alpinisti che vogliono oltrepassare la fatidica quota.
E' sostanzialmente formato da una lunghissima cresta rocciosa che circonda un vasto circo glaciale sul quale si sviluppa tutta la parte superiore dell'itinerario. Il panorama è ovviamente vastissimo essendo una punta così alta e centrale... si vedono tutti i 4.000 aostani e svizzeri, il Monviso e un particolare scorcio è dato sulle vicine bellissime Valli di Lanzo.
Unica pecca è l'affollamento estremo nel periodo estivo che molto spesso non permette di far godere al 100% le bellezze di questa magnifica punta.

Gli itinerari per raggiungere la vetta sono diversi ma sostanzialmente riconducibili a 4:
- uno dal versante di Cogne attraverso un lungo e selvaggio avvicinamento sul ghiacciaio della Tribolazione;
- 2 con partenza dal Rifugio privato Chabod consistenti in una via normale e nella parete N;
- 1 con partenza dal Rifugio Vittorio Emanuele II di cui tratta tale relazione.
Come ordine di difficoltà ed impegno si stabilisce in crescendo: normale dal Vittorio Emanuele II, normale dallo Chabod, parete N dallo Chabod, salita attraverso il ghiacciaio della Tribolazione.
Periodo consigliato: metà giugno metà settembre, in relazione alle condizioni di innevamento; è anche una bella gita scialpinistica con 2.000 m di dislivello....
Attrezzatura consigliata: imbrago, piccozza, ramponi, corda, viti da ghiaccio per sicurezza, tre rinvii per il passaggio di cresta.

Lasciato il Rifugio Vittorio Emanuele II imboccare la traccia di sentiero verso SE tra grosse pietre che comincia nell'area posta tra il Rifugio vecchio e il Rifugio nuovo.
Tale traccia non è sempre immediatamente visibile poichè si snoda su pietraia ed è segnalata da diversi ometti di pietre: utile potrebbe essere effettuare una breve ricognizione il pomeriggio precedente con la luce diurna. Perdendo brevemente quota la traccia comincia a risalire su terreno più terroso dove il sentiero diventa maggiormente visibile; giunti su un tratto quasi pianeggiante il sentiero si dirige verso la fine del costone roccioso che rimane alla nostra destra.

Risalendo ancora brevemente su pietraia si giunge presto nei pressi di un torrente che scorre tra ripide pareti rocciose alla sinistra idrografica e una alta morena detritica alla destra idrografica: il canalone centrale è spesso innevato anche in stagione avanzata.
Da questo punto si può scegliere tra due percorsi:
- il primo rimane alla sinistra idrografica del torrente e risale il canalone sul suo fondo prima più ripidamente fino ad un pianoro e, dopo questo facile tratto pianeggiante, nuovamente più ripido ed incassato tra pareti rocciose a destra e placche ripide a sinistra (questo tratto è molto spesso innevato, si tenga comunque conto che questo percorso data la morfologia dell'ambiente potrebbe essere interessato da caduta sassi, specialmente a fine stagione) alla fine del canalone si giunge su un ampio pianoro in leggera salita ghiacciato, dirigersi verso destra ovvero dove il ghiacciaio subisce una brusca impennata;
- il secondo percorso, sempre sicuro, conduce prima sulla cresta della morena alla destra idrografica del torrente per spingersi fin sotto delle pareti rocciose che traversate su cenge e sfasciumi (a volte anche un po' delicati) conduce allo stesso modo sul pianoro ghiacciato ricongiungendo il precedente itinerario.

Risalendo in diagonale il ripido pendio del ghiacciaio del Gran Paradiso su una sempre evidentissima traccia si giunge nel lungo tratto denominato come schiena d'asino; superato un lungo falsopiano mantenendosi a destra (senso di salita) del pianoro si punta a delle rocce affioranti dal ghiaccio poste davanti a noi leggermente sulla sinistra dove il percorso aumenta d'inclinazione per superare un modesto dislivello verso sinistra.
Superato questo "saltino roccioso" la traccia riprende la direzione originaria e risale diritto un altro lunghissimo falsopiano che a mano mano s'inclina sempre più. Si giunge così in breve a poca distanza dal filo di una cresta ed infine su un tratto nuovamente pianeggiante, punto d'intersezione col tracciato che sale dalla nostra sinistra dal Rifugio Chabod.
Proseguendo sempre dritti di fronte a noi seguiamo la traccia che corre in un punto più stretto con a sinistra dei fantastici seracchi e a destra una cresta rocciosa alta un centinaio di metri.
La traccia ora prosegue sulla sinistra di questo ampio canalone sino a giungere ad una serie di tornanti verso sinistra che ci fanno rapidamente guadagnare quota sino a giungere nell'ampio circo glaciale superiore del ghiacciaio. Il percorso continua ora a mezzacosta effettuando un'ampia curva verso sinistra guadagnando ancora quota.


Si giunge in tal modo nei pressi della crepaccia terminale che è più o meno larga a seconda delle stagioni ed eventualmente resa facilmente attraversabile da alcune passerelle all'uopo disposte.
Dopo ancora alcuni passi più ripidi su ghiaccio giungiamo in un tratto di misto che con pochi tornanti si porta velocemente in cresta. Avendo l'accortezza di giungere prima di tutte le altre cordate per evitare di far la coda o altri pasticci per arrivare alla vetta o alla "madonnina" (di poco più bassa) su questa stretta cresta, si scavalca un roccione inclinato e si traversa un tratto di 10 metri molto esposto sul versante di Cogne su una cengia rocciosa relativamente larga (questo tratto permette di assicurarsi a quattro spit piantati sulla roccia sopra la cengia).
Superato questo piccolo tratto aereo si scavalcano un paio di facili pietroni e si giunge accanto alla Madonnina.
La vetta geografica tuttavia è posta a qualche centinaio di metri di spostamento sul filo di cresta;
per raggiungerla non bisogna né salire sino alla statuetta né effettuare il tratto spittato ma bisogna scendere di qualche metro ed aggirare sul versante di Pont il roccione sul quale è posta la Madonnina su terreno un po' infido per poi percorrere nuovamente facilmente in cresta quei pochi metri che ci separano dalla vetta geografica (4.061 m; 3h30' per entrambe le "vette").
La discesa si svolge sul percorso di andata in circa 2h30'.