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VAL DI SUSA |

La Storia che può raccontare questo caratteristico ed imponente Monte è tutt'altro che breve e semplice; sulle sue pendici ma soprattutto sulla sua cima, ove fu costruita un'imponente fortificazione, si sono consumati episodi davvero tragici e duri per i battaglioni degli Alpini delle Guerre Mondiali. La vetta dello Chaberton fu spianata e munita sin dal 1910 di colossali opere ingegneristiche formanti un complesso di costuzioni militari d'avanguardia per l'epoca che ne facevano il più alto forte d'Europa e una minaccia costante per la Francia data la sua posizione dominante sul Monginevro e le Valli circostanti.


Nonostante si fosse creato il mito della sua inespugnabilità grazie anche alla presenza sulla vetta di otto torrioni di cemento ospitanti altrettanti cannoni puntati ovviamente oltre il nostro confine venne pesantemente colpito e reso inefficace nel corso della Seconda Guerra Mondiale dal tiro costante di speciali mortai dalle vallate straniere.
Per effetto del Trattato di Pace del 1947, tale vetta diventò territorio francese e ciò che rimaneva delle fortificazioni sulla cima già pesantemente danneggiate dal tiro francese furono disarmate e rese inoffensive. Per maggiori informazioni sulla Storia e lo stato di conservazione delle opere militari di questo Monte vi consiglio un Sito studiato e realizzato ad hoc per questo scopo curato da Roberto Chirio http://www.fortechaberton.com/

Visibile già da una enorme porzione di territorio circostante sia francese che italiano, caratterizzato dalla sua larga e piatta vetta che se osservata da oriente presenta chiaramente gli otto regolari denti corrispondenti ai ruderi dei torrioni di cemento armato, lo Chaberton non può che attirare anche l'escursionista meno ambizioso.
La caratteristica posizione di questa piramide calcarea che s'innalza orgogliosa e singola in tutta la sua maestosità sopra l'abitato di Cesana Torinese non può che far intuire quanto il panorama offerto dalla sua artificiosa ampia e pianeggiante cima sia assolutamente dominante su valli e vette circostanti: solo, molto in lontananza, a NE il Rocciamelone e il Massiccio della Roncia a NO le altissime cime del Delfinato francese e a S la seminascosta maestosità del Monviso riescono a reggere il confronto con i dominanti 3.132 metri di questo colosso oggi purtroppo francese.
Non esiste per questa ascesa un vero e proprio periodo consigliato in quanto può essere effettuata in ogni stagione regalando davvero sempre un'emozione nuova e particolare, in estate con semplici scarponcini da escursionismo, in inverno con le ciaspole oppure le pelli di foca...
Attrezzatura consigliata: ovviamente è da valutarsi in base al periodo in cui s'intende affrontare la salita.... e comunque portatevi un adeguato abbigliamento, siete sempre oltre i 3.000 metri in fondo.
Vi sono tre itinerari che giungono sulla bella cima di questo Monte:
- 1 alpinistico ricalcante la bella cresta SSE;
- 2 escursionistici, uno da Fenils sulla vecchia carrozzabile militare che giunge sino in vetta e uno dal Vallon des Baisses.
In questa relazione tratterò dell'ultima opzione con punto di partenza dall'ultimo abitato italiano prima della frontiera, Claviere.
Giunti all'abitato di Claviere nei pressi della vecchia frontiera italiana e superato il ponte sul Rio Secco si può parcheggiare l'auto nel piazzale sterrato che si apre alla nostra destra (possibile la presenza di alcuni lavori in corso, in tal caso cercare parcheggio nelle vicinanze). Iniziamo la nostra escursione risalendo il lato destro idrografico del Rio seguendo la traccia di sentiero che parte al fianco di alcuni capannoni oltre una breve strada strerrata; inoltrandoci nel canalone del Rio che diventa sempre più stretto e dai fianchi ripidi seguiamo i bolli di vernice bianco-rossi.
Percorso un primo tratto non molto faticoso ci teniamo sempre sulla destra idrografica del Rio Secco ove possiamo trovare i bolli bianco-rosso che ci guidano in un percorso quasi pianeggiante accanto al corso d'acqua sino ad un punto in cui la traccia risale assai più decisa effettuando alcune diagonali in un bell'ambiente silvestre di pini e larici sino a giungere in un mezzacosta molto ripido ed esposto rilevato di qualche decina di metri dal fondovalle. La conformazione calcarea del valloncello qui si fa molto evidente e caratterizzante questo passaggio, tale da aver reso necessaria l'installazione di alcune passerelle e parapetti di legno per proteggere e rendere agevoli i passaggi più ostici ed esposti ove la cedevole roccia calcarea affiora sul fianco del vallone sotto un sottile strato terroso, terminando in ripidi canali che scendono sotto i nostri piedi sino nel fondovalle.
Superato questo tratto comunque molto interessante si riprende a salire su un comodo sentiero immerso nel caratteristico ambiente boschivo; si giunge presto ad un guado sul Rio Secco su un bel ponte ligneo che ci porta sul lato sinistro idrografico del valloncello. Risalendo questa volta subito ripido e faticoso sul fianco del vallone il sentiero attraversa un suggestivo ambiente montano. Superati alcuni facili ma faticosi sali scendi la traccia giunge nuovamente nei pressi del torrente che guada per l'ultima volta nei pressi di alcuni roccioni che ci troviamo davanti;attenzione nelle salite invernali, ove il sentiero è celato, a non proseguire oltre poichè ci s'infilerebbe in una gola praticamente cieca, d'estate è altresì possibile proseguire in un sentiero mezzacosta.
Sull'opposta riva il sentiero sale in diagonale verso occidente per poi cambiare bruscamente direzione verso N e raggiungere in pochi istanti la carrozzabile proveniente dal Colle del Monginevro; questa carrozzabile può essere considerata una variante che comunque consiglio di percorrere solo in inverno in presenza di molta neve, per evitare il tratto sin qui descritto, partendo dal Colle del Monginevro nei pressi della vecchia frontiera francese. Seguendo la chiarissima indicazione di un cartello posto a bordo strada ci dirigiamo in direzione N sul tracciato stradale sino a raggiungere la località di Grange les Bausse ove termina la strada nei pressi di una baita (2.029 m; 1h15').
Risalendo facilmente sulla sinistra il promontorio che sovrasta le abitazioni di tale alpeggio, seguendo la traccia di sentiero scolliniamo e raggiungiamo il vasto pianoro del Vallon des Baisses, alla destra idrografica del quale possiamo notare la presenza di alcuni impianti di risalita. Aguzzando la vista sull'opposto versante possiamo osservare sopra una spalla rocciosa una evidente costruzione, si tratta del Ricovero Sette Fontane posto nei pressi del sentiero che percorreremo per giungere in vetta al nostro monte.
Scendendo di alcuni metri su una larga pista, seguendo i chiari cartelli indicatori verso il Colle dello Chaberton, arriviamo nei pressi di un bivio segnalato che ci invita a scendere ed attraversare in direzione NE il pianoro sottostante per raggiungere il Colle dello Chaberton. Come riferimento per questo tratto, soprattutto nel periodo invernale quando le tracce di sentiero sono coperte, basti sapere che bisogna puntare diritti verso il Ricovero sempre ben visibile dal fondovalle per ritrovare subito la larga e spianata traccia di sentiero che ci porta proprio sotto il fianco sinistro idrografico del vallone ove una ripida serpentina risale sino alla soglia della modesta costruzione (2.257 m; 1h45').
Spostando ed alzando lo sguardo verso E abbiamo una stupenda visione d'insieme del tratto di salita che ancora ci separa dal Colle dello Chaberton. Il percorso, nel senso di salita, prosegue inizialmente sulla destra di un canalone che viene presto raggiunto ed attraversato; la traccia riprende salendo ripida su una dorsale molto panoramica sul vallone sottostante posta diritta sopra al Ricovero. Seguendo un tracciato abbastanza visibile e comunque ben identificabile in inverno si giunge in un punto in cui il sentiero piega verso sinistra per superare un altro canalone nel suo punto più basso.
Superatolo il sentiero si fa di mezzacosta sul lato destro idrografico del vallone puntando diretto e con pochi tratti più ripidi a serpentina verso il Colle posto proprio di fronte a noi, con facilità si perviene quindi al di sotto di un promontorio posto al centro del Colle stesso. Seguendo un tracciato a mezzacosta posto al di sotto del promontorio sul versante che stiamo risalendo puntiamo decisi verso SO in direzione di un pianoro costituente il Colle stesso ove possiamo trovare un cartello e, in estate, il vecchio tracciato della carrozzabile (2.671 m; 2h50').
Da qui il percorso che ci rimane da affrontare diventa assolutamente evidente ed intuitivo anche perchè ricalca in buona parte l'itinerario tracciato dalla vecchia carrozzabile militare proveniente da Fenils.
Superato un ripidissimo pendio con alcuni larghi tornanti, la traccia si porta nei pressi di una evidente casamatta di cemento ove, poco oltre c'è un tornante; superatolo la strada traccia alcuni strette curve per superare il brusco cambio di pendenza del pendio e raggiungere infine un punto meno ripido che adduce direttamente in poche decine di metri al vasto pianoro costituente la vetta dello Chaberton.
Sulla nostra sinistra, per quasi tutto il percorso di salita oltre la casamatta, non possiamo evitare di ammirare le imponenti costruzioni militari e in particolare, sul pianoro della vetta, le poderosi torri che costituivano il fiore all'occhiello di questa immensa fortificazione (3.132 m; 3h30').
Esiste quindi la possibilità, esclusivamente per i più attrezzati e preparati tecnicamente, di avventurarsi a proprio rischio e pericolo nelle gallerie invase dal ghiaccio perenne e nelle rovine della ex-fortificazione poste sotto il pianoro della vetta, considerando in ogni istante che esiste sempre un reale pericolo di crollo o di intrappolamento in molti punti dei percorsi e di quindi la possibilità di farsi seriamente male. Siatene ben consci. Ecco alcune immagini della fortezza riprese nel corso della mia ultima salita in cui mi sono addentrato anche in alcuni cunicoli seguendo le indicazioni chiare datemi da www.fortechaberton.com
La discesa avviene seguendo fedelmente il percorso di salita descritto (2h).