VAL ALA - LANZO |
A parer mio il monte Doubia rappresenta una delle più interessanti vette delle valli di Lanzo, la sua localizzazione infatti consente di godere panorami estremamente vasti ed interessanti. Posta sulla cresta spartiacque tra la val d'Ala e la Val Grande, rappresenta non la quota più elevata ma sicuramente la più centrale; il suo accesso pertanto è possibile sia da N, dall'abitato di Chialamberto attraverso un itinerario più lungo e sicuramente meno interessante sul profilo paesaggistico/panoramico, sia da S, dall'abitato di Ala di Stura su un itinerario bello ed affascinante anche sul piano eco-museale.
La salita ricalca l'ideale di un classico itinerario escursionistico delle valli di Lanzo, passando dagli ambienti tipici della bassa e media montagna con i caratteristici alpeggi, oggi in buona parte restaurati dai discendenti di coloro che in questi versanti scoscesi con grande fatica ne lavoravano la terra strappandola con cura e discrezione alla montagna con i tipici terrazzamenti di muretti a secco, edificati in larghi spiazzi erbosi e circondati da fitte boscaglie sino ad attraversare pascoli erbosi che armonizzano il passaggio dal bosco alla nuda roccia delle quote superiori. E' in quei pascoli che si trova un'altra grande testimonianza di epoche passate e grandi sacrifici, si parla degli alpeggi d'alta quota, oggi per la maggior parte ridotti a ruderi, ove però in passato l'allevamento e la transumanza scandivano con grande precisione le stagioni e le dure vite dei pastori.

Inutile evidenziare la tipicità dello sterile paesaggio delle quote più elevate ove la pietra e le nevi gettano basi egemoniche sulla vita che è rappresentata unicamente dai licheni, abbarbicati tenacemente alle rocce e da sporadici stambecchi e camosci, unici esseri animati che addolciscono questo paesaggio altrimenti troppo severo per far parte di questi luoghi.
Assolutamente di primo piano, come detto poco sopra, è il panorama, giusto corollario della nostra salita che regala, nelle giornate più limpide, al nostro sguardo emozioni e sensazioni assolutamente indimenticabili. Posso citare tutte le numerose cime che circondano il monte Doubia accorgendomi tuttavia che le sole parole o fotografie non potranno mai bastare per regalare la sensazione di osservarle nella realtà.
A S è ben visibile la lunga cresta spartiacque con l'adiacente valle di Viù, le cime sono quelle, da E ad O, della isolata e modesta Uja di Calcante che anticipa la lunga e costante cresta che conduce sino in vetta alla rocca Moross per superare una zona ove è lasciato spazio alla visuale sino al più lontano monte Lera.


Si prosegue con il grosso massiccio dominato dal Rosso d'Ala per poi inoltrarsi in un lunghissimo vallone che porta alle falde della caratteristica sagoma della Torre d'Ovarda. Sempre più verso O si superano le cime della punta Lucellina e cima Autuor, classica e dura scialpinistica della zona.
Verso O, in testata della val d'Ala è assolutamente inconfondibile la sagoma della Uja di Bessanese al centro delle principali e più elevate vette delle valli di Lanzo, da S a N, Croce Rossa, Punta Maria e d'Arnas, Uja di Ciamarella e Albaron di Sea, Bella ed elegante la forma dell'Uja di Mondrone ci accompagna per tutta la salita regalandoci un meraviglioso scorcio sulla cresta NNE altrimenti nominata "cresta dell'ometto" ove si sviluppa una storica ed elegante via di roccia.
Spostandoci ancora verso N vediamo la serie di cime dell'alta val Grande dalla punta Bonneval alla punta Girard scorrendo sulla lunga cresta che le collega: la punta Francesetti, cima Monfret, punta Mezzenile, punta Martellot. Subito oltre è imponente il massiccio che culmina con la cresta di vetta delle Levanne, belle esteticamente e faticose da raggiungere. Nascoste dalle cime spartiacque con la val Locana ci sono oscurati il Gran Paradiso, monte Bianco e gran parte del monte Rosa. Ai nostri piedi è tuttavia davvero interessante osservare lo sviluppo delle belle vallate sino verso E alla pianura torinese.

Il monte Doubia è una vetta che è raggiungibile in qualsiasi periodo dell'anno potendo scegliere in base alle condizioni se affrontarlo con gli scarponcini, con le pelli di foca o le racchette da neve. Per il periodo primaverile ed estivo non necessita di particolare equipaggiamento se non quello classico escursionistico.
Lasciata l'auto nei pressi del piazzale della chiesa di Ala di Stura saliamo a piedi il breve tratto di strada asfaltata che la affianca (passando accanto ad un BAR) sino nei pressi di un tornante. Superato il ponte alla nostra sinistra lasciamo il tratto asfaltato per cominciare a salire lungo una bella sterrata a mezzacosta sino a superare alcuni tornanti. Giunti in un tratto pianeggiante vediamo sulla destra, prima di una breve discesa, una palina indicatrice che mostra la direzione per raggiungere il colle d'Attia (1.200 m; 20').
Imboccare il ripido sentiero costeggiato da muretti a secco che sale diritto per un discreto tratto. Seguendo sempre i segnavia bianco/rosso giungiamo in un punto in cui c'è un bivio, a sinistra continua il nostro itinerario sempre ben marcato, a destra un altro itinerario marcato viola che s'inoltra in un canalone boscoso.
Scelta ovviamente la prima opzione tagliamo decisi verso O per recuperare nuovamente il tracciato stradale; senza seguirlo ma imboccando il sentiero che continua sul lato opposto sempre marcato bianco/rosso ci infiliamo nuovamente nel bosco per poi sbucare in un ampio pratone oltre il quale possiamo ben vedere le case del borgo di Chiottero (1.382 m; 45').
Dirigendoci verso l'abitato ritroviamo i segnavia dipinti che c'invitano a seguirli inoltrandoci negli stretti vicoli della borgata; usciti dalle case la traccia prosegue verso N iniziando a risalire una lunga dorsale nuovamente immersi nella boscaglia.
Sempre seguendo l'evidente traccia giungiamo finalmente, dopo un lungo tratto di dura salita, al limite superiore del bosco ove possiamo ben vedere le case di Alpe d'Attia in parte ristrutturate e facilmente raggiungibili sul sentiero (1.740 m; 1h30').
Incredibile il panorama che offre questo pianoro verso S ed O con l'Uja di Mondrone e il Rosso d'Ala assolutamente protagonisti per magnifiche fotografie.
Sopra la nostra testa è ben visibile la lunga cresta che congiunge le due cime del monte Doubia (il suo nome deriva proprio dal fatto che sono due vette), verso destra invece è evidente la localizzazione del colle d'Attia che dovremo raggiungere.
Superate le case dell'alpeggio si attraversa una breve distesa pietrosa in direzione del colle e sostanzialmente pianeggiante. Tutta la successiva salita al colle sarà effettuata sul lato destro idrografico dell'ampio canalone che scende dal soprastante colle d'Attia. Superate le pietre la traccia prende a salire più decisa con diversi tornanti inizialmente al centro del canalone per poi spostarsi appunto sulla destra idrografica. Con pendenza sostanzialmente costante risale un lungo tratto tortuoso sino ad attraversare un piccolo corso d'acqua e portarsi su di una spalletta rocciosa pressapoco alla stessa quota del colle che è in breve raggiunto (2.104 m; 2h20').
Evidente il fatto di essere giunti sul colle per il grosso cartello che lo dichiara. Da questo punto la prosecuzione del tracciato è un po' meno chiara poichè non esistono più segnavia ma solamente sporadici ometti di pietra.
Dal colle spostarsi verso NO in direzione della cresta che discende dalla nostra vetta portandoci tendenzialmente più sul versante settentrionale della montagna per evitare le zone più impervie e verticali del versante meridionale. Per tracce di sentiero risalire l'ampia cresta che si pone di fronte a noi con marcata pendenza sino a giungere in un tratto in cui aumenta la dimensione delle rocce da aggirare e superare, in poco tempo si perviene ad un breve tratto piano della cresta ove possiamo tirare un po' il fiato.
Superato velocemente questo tratto pianeggiante ci si riporta sul filo di cresta sempre comunque ampio e privo di difficoltà di percorrenza sino a superare un'altra pendenza molto più breve e dolce della precedente.
E' possibile già da ora ben vedere le due vette del monte Doubia di fronte a noi separate da un'ampia depressione; considerando che la cima più elevata tra le due è quella più lontana, abbandoniamo il filo di cresta lasciandolo alla nostra sinistra per dirigerci verso il centro della depressione lasciando così anche la prima e più bassa vetta del Doubia alla nostra sinistra.
Riguadagnato il filo della cresta dalla parte opposta della depressione saliamo ancora brevemente affrontando un ultimo tratto roccioso che adduce infine alla vetta principale del monte Doubia, costituita da una stretta cresta rocciosa molto ripida sul versante settentrionale e più dolce su quello meridionale (2.463 m; 3h15').
La discesa è effettuata seguendo a ritroso la via percorsa in salita (2h).