VAL DI VIU - LANZO |
Bellissima meta formata da tre distinte cime, l'Orientale (3.355m) cui tratta tale relazione, la Centrale (3.322m) e l'Occidentale (3.337m).
Sono poste sullo spartiacque tra la Val di Viù e la Val d'Ala e dalla vetta si può godere di un ottimo panorama: dalle cime delle Valli di Lanzo alla catena di confine alle vette della Savoia. Sotto la vetta, sul versante settentrionale, sono visibili il Rifugio Cibrario, il Lago della Rossa e, in lontananza, il Rifugio Gastaldi.
E' una vetta che dona un'immensa soddisfazione nella sua salita perchè molto varia.
Gli itinerari escursionistici per giungere a tale vetta sono principalmente due, uno dal lago di Malciaussia (di cui tratta la relazione) e uno dal Rifugio Cibrario; mentre il primo è comodamente fattibile in giornata, il secondo, richiedendo un impegno alpinistico e di resistenza maggiore è effettuabile in due giorni con punto di riferimento al Rifugio.
C'è la possibilità di salire a tale vetta anche in arrampicata sul versante orientale della montagna attraverso una via aperta quest'estate (2003).
Periodo consigliato: metà giugno fino a metà settembre.
Attrezzatura consigliata: piccozza, ramponi, corda ed alcune fettucce per eventualmente fare sicurezza nei passi più esposti della cresta precedenti la vetta.
Dal Rifugio Albergo Vulpot di Malciussia, in direzione della borgata di Pietramorta sulla sponda settentrionale del lago, si supera un rio che scende dai ripidi costoni rocciosi settentrionali.
Immediatamente a destra si imbocca una mulattiera rettilinea con il fondo lastricato, che costeggia il torrentello; all'imbocco di tale sentiero è segnalato con segnavia rossi, l'itinerario EPT 116.
Poco dopo, giunti nei pressi di una pittoresca cascatella, la mulattiera va a sinistra ed incomincia così una visibile quanto lunga e costante serie di tornanti che, passando in diversi punti ampiamente panoramici, scavalca diversi costoni fino a giungere ad un colletto (2.530 mt.) dal quale, scendendo di pochi metri, si arriva al Pian Sulè (1h15').
Dal pianoro si attraversa un corso d'acqua e, attraverso discontinue tracce di sentiero segnate con sporadici segnavia rossi, si risale un costone erboso sul pendio settentrionale, a lato di un torrentello che scende ripido sul Pian Sulè.
Si arriva così ad un primo vasto pianoro dove è possibile trovare già dei nevai (1h45').
Si attraversa linearmente il pianoro in direzione Nord per risalire poi, con una breve diagonale un pendio di erba e rocce che porta ad una seconda conca delimitata da notevoli pareti rocciose (2h).
Da qui si percorre una diagonale a mezzacosta in lieve ascesa sulla sponda idrografica sinistra della valle, passando sotto le pareti della Testa Nera (3.080m), in quanto nella depressione di questa conca vi sono due piccoli laghetti spesso celati dalla neve e dal ghiaccio.Consigliabile in questo caso l'utilizzo dei ramponi e della piccozza.
Arrivati quasi al fondo di tale vallone si risale un ripido pendio misto neve-detriti sino a giungere al colletto della Barma della Ciarva (2.950m) dal quale è possibile ammirare a S l'imponente parete E della Testa Nera (2h30').
Dal colletto, volgendo a sinistra, si supera la bastionata rocciosa con una salita obliqua per facili scaglioni rocciosi e cenge nelle quali è, a tratti, necessario aiutarsi con le mani.
Si giunge quindi ad una terza conca molto vasta dalla quale sono finalmente visibili, in direzione N, le cime delle Lera (2h45').
I segnavia, già fin qui carenti, si fanno rarissimi a parte la presenza di alcuni ometti di pietre non sempre molto visibili.
La conca va risalita, mantenendosi a destra, sulle linee delle creste moreniche nel primo tratto ed attraversando alcuni nevai e sfasciumi più avanti, puntando al colle del Lera sito tra la Punta Centrale (a sinistra del colle) e la Punta Orientale (a destra del colle), riconoscibile quest'ultima vetta, con l'utilizzo di un binocolo, dalla presenza della statuetta della Madonna sulla sommità.
Arrivati all'imbocco del canalino che risale al colle della Lera la salita diviene via via più ripida e impegnativa. Ad inizio stagione alpinistica e spesso anche più avanti (luglio) tale canalino è completamente innevato con pendenze variabili fino a 45°; indispensabile in questo caso è l'utilizzo di ramponi e piccozza. Seguendo il percorso naturale del canale si arriva ad un piccolo salto roccioso (circa 2,5m) facilmente superabile con l'impiego delle mani. Si giunge così sul piccolo terrazzamento del colle della Lera (3.250m) dal quale è visibile sulla sinistra la vetta Centrale e sulla destra la vetta Orientale, meta dell'itinerario qui descritto (3h45').
Da qui osservando le condizioni della cresta valutare se lasciare piccozza e ramponi al colle per poterli recuperare in discesa. Dal colle piegare a destra per percorrere il filo di cresta (in maggior parte sul versante S) per giungere in breve alla vetta della cima Orientale del Monte Lera (3.355m) (4h).La cresta che conduce alla vetta è, nel complesso e nel caso di condizioni ideali, di facile percorrenza con pochi passaggi in cui si devono impiegare le mani per superare piccoli salti rocciosi; tuttavia mi sembra idoneo consigliare, soprattutto in caso di condizioni sfavorevoli quali vento o neve sulla cresta, l'impiego di una corda per una progressione in conserva del gruppo, riducendo così al minimo i rischi di scivolamento o caduta.
La discesa avviene sull'itinerario di salita facendo particolare attenzione, in caso di nebbia pomeridiana (molto frequente), ai salti rocciosi che si sono superati in salita con i facili tratti di arrampicata; utile allo scopo sarebbe rilevare preventivamente con la bussola alcuni punti significativi durante la salita.
Punto in cui fare particolare attenzione a non scivolare è nel sentiero EPT 116 dal Pian Sulè al Lago di Malciaussia nei tratti più esposti in quanto vi è presenza di molta erba e tratti umidi sulla traccia che possono rappresentare una vera trappola. (3h30' in condizioni ideali).