VAL DI VIU - LANZO |
Sede a mio giudizio di una delle più interessanti e pittoresche creste spartiacque delle Valli di Lanzo, posta tra la Val di Viù e la Val d'Ala si tratta di una cresta rocciosa dello sviluppo lineare di circa 2 chilometri e mezzo con andamento SE-NO. Il profilo di tale cresta osservato dal sottostante Pian degli Asciutti, punto di partenza della nostra ascensione, è caratterizzato da una grossolana dentellatura alternata a colletti sulla sommità di ripidi canaloni detritici che giungono sino a valle.
Il panorama di questa vetta è molto interessante essendo, come già detto, in un punto molto centrale delle Valli di Lanzo. Particolarmente interessante la prospettiva sull'Albaron di Sea, sull'Uja di Mondrone, sul Monte Doubia e sulle cime di testata della Val Grande verso N; verso O la vista si ferma purtroppo sul vicino Rosso d'Ala e Monte Ciorneva che ci nascondono tutte le belle cime dell'Alta Val d'Ala. Bellissimo lo scorcio a S sulla cresta spartiacque tra la Val di Susa e la Val di Viù, dal Monte Civrari e Col del Lis fino alla Punta Lunella e Grand'Uja; poco oltre anche il Massiccio del Lera; sotto i nostri piedi a NE invece ben visibile Ceres e Lanzo Torinese.
La qualità della roccia è disceta e permette un'arrampicata su rocce mediamente salde mai verticali e continue. Si consideri comunque che la totalità della percorrenza di tale cresta viene effettuata o sul suo filo o, maggiormente, sul versante settentrionale più dolce ed accessibile del meridionale.
Si può salire in vetta alla Rocca Moross anche con un bel sentiero escursionistico che parte dall'ultimo alpeggio del Pian degli Asciutti, Alpette, ove termina la carrozzabile sterrata. Da lì risalire i pendiidietro l'alpeggio e, superata la linea verticale delle rocce della Roca Moross sulla nostra destra deviare in direzione N salendo su dei pendii erbosi sino nei pressi di un colletto, Colle Pian Fum (1.999 m).
Deviare verso E ritrovando poco sotto sul versante settentrionale una traccia di sentiero segnalata con evidenti ometti di pietre che risalito ed aggirato un torrione roccioso scende brevemente ad un altro colletto per poi risalire su facili ma ripide pietraie sino a ritrovare il filo di cresta e quindi in breve la Vetta. Tale percorso sarà effettuato al contrario al ritorno dalla nostra salita sulla Cresta SE.
Dal disgelo in modo da trovar condizioni favorevoli sulla pietraia del versante settentrionale sino alle prime nevicate in quota. La salita prevede l'attraversamento di ampie pietraie che possono costituire elemento incrementale delle difficoltà ed almeno un punto di calata di circa 25 metri in un canalino ove si può agevolmente fare punto di sicura su un comodo e solido alberello posto alla sua sommità. Portarsi quindi un cordino da escursionismo di almeno 15/20 metri o ancor meglio una mezza corda di arrampicata, qualche moschettone ed un paio di fettucce. Utili i ramponi ad inizio stagione con presenza di neve e ghiaccio sulle rocce.
Proseguendo sulla strada per il Pian degli Asciutti si lascia l'auto nei pressi di un monumento ai minatori caduti posto sul margine sinistro della strada; proseguire a piedi sulla strada principale, che conduce all'alpeggio Alpette, e che con un largo tornante si dirige poi verso O divenendo in breve sterrata. Superata una grossa costruzione abbandonata di un alpeggio posto sul margine destro della strada proseguire sino ad un evidente canalone che s'innalza sulla destra in direzione del soprastante inizio della cresta SE.
Imboccatolo risalirlo abbastanza faticosamente per i primi 30/40 metri di dislivello sin nella sua sommità quando si addiviene ad una specie di pianoro sul quale da N discendono diversi ripidi pendii detritici dalla Cresta SE della Rocca Moross. Risalire con diagonali verso NE il pendio, superando alcune brevi pietraie appena oltre il limite del bosco, portandosi nei pressi di un maestoso albero solitario (1.500 m; 30').
Guadagnata la cresta iniziare a percorrerla seguendo la direzione NO mantenendosi molto sul versante settentrionale, inizialmente su facili pendii misti a pietraie. E' possibile identificare e seguire da questo punto per un lungo tratto imprecisato degli ometti di pietre posti in maniera alquanto incostante. Bisogna inoltre porre moltissima attenzione nel percorrere questi ed i successivi pendii in presenza di neve anche assestata in quanto nasconde numerosi ed insidiosi buchi piccoli e grandi delle pietraie sottostanti che rischiano di rovinarci la giornata in maniera molto seria, valutare sempre molto bene dove poggiare i propri piedi.
Risaliti i facili pendii iniziali continuare seguendo la direzione disegnata dal filo di cresta valutando di volta in volta, osservando la conformazione dello stesso, se risalire o aggirare i numerosi torrioni che questa cresta forma. Salto ora la trattazione molto specifica dell'itinerario da seguire in quanto il percorso possibile non è unico ma demandato esclusivamente alla sensibilità alpinistica individale e basata sulle proprie caratteristiche fisiche e dalla diversa scelta dei percorsi. Mi limiterò perciò a fornire indicazioni generali sull'ambiente e specificherò meglio solo i passaggi obbligati che possono intralciare significativamente il nostro cammino.
La conformazione globale della cresta è rappresentata da pendii detritici e da pietraie percorribili abbastanza agevolmente dal lato settentrionale, mentre il versante meridionale è ripidissimo e formato a torrioni intervallati da colletti più o meno ripidi e finemente detritici. Si sviluppa come già detto per circa 2 km e mezzo in direzione SE --> NO nel senso di percorrenza effettuando una lieve quanto evidente deviazione verso O a circa 2/3 del nostro percorso in direzione NO.
Vi è esclusivamente un punto in cui il percorrimento è meno intuibile e semplice ma sempre comuque valutabile in un grado alpinistico facile. Tale tratto è posto all'altezza del cambio di direzione della cresta dove, giunti nei pressi di un ripido e brusco innalzamento della cresta oltre un colletto in corrispondenza di un punto ove è perfettamente visibile un pezzo di bastionata rocciosa meridionale solcata da un ripido canale che separa due torrioni moltro ripidi. Scendere al colletto e risalire, utilizzando le mani, sulle facili rocce che ci permettono di guadagare nuovamente il pendio settentrionale in un punto meno inclinato che affronteremo con una lunga diagonale ascendente senza mai guadagnare il filo di cresta (1.800 m; 1h45').
In corrispondenza di un brusco cambiamento di pendenza del versante che stiamo percorrendo riguadagnamo quota salendo perpendicolarmente in direzione S a circa 1900 metri sino al filo di cresta, da qui, con breve percorso che lo abbandona nuovamente, portarsi sul orlo di una ripida paretina che scende di una ventina di metri al colletto successivo. Senza rimanere fedelmente adesi alle ripide rocce che salgono alla nostra sinistra scendiamo sino al bordo di tale caduta; dietro ad un grosso masso è nascosto un utilissimo alberello posto sul vertice di un canalino diagonale ripido, unico punto agevole di discesa verso il colletto (1.850 m; 2h15').
Eventualmente assicurandosi sul tronco scendere di circa 25 metri in una calata diagonale sino al colletto sottostante. Superato questo tratto risalire un ripido pendio per riguadagnare il filo di cresta che, da qui per un lungo tratto, dovrà esser fedelmente seguito, essendo affilato ed entrambi i versanti molto ripidi. Quello successivo è l'unico tratto in cui è necessaria una minima sensibilità alpinistica per individuare il passaggio migliore e superarlo con brevi passi di arrampicata sul filo di cresta; interessante la percorrenza di un tratto molto affilato ed obbligatorio (2.050 m; 2h45').
Giunti nei pressi di un nuovo colletto abbandonare la cresta ed evitare di risalire tutti i torrioni che incontriamo sulla sinistra. E' possibile da qui vedere finalmente la vetta che ci è separata ancora da due torrioni che facilmente aggireremo sul versante N facendo attenzione in presenza di neve ad alcune cornici sulla sommità dei ripidissimi canaloni del lato meridionale. Percorriamo ancora un breve tratto in salita per giungere sul punto più elevato di questa lunga e bella cresta ove troviamo tra le rocce di un piccolo piloncino la stuatuetta della Madonna che osserva la Val di Viù e il Pian degli Asciutti, ripido sotto di noi di circa 500 metri (2.135 m; 3h30').
La discesa si effettua sulla via normale di salita del Pian degli Asciutti, dal Colle Pian Fum all'Alpette con tracce di sentiero e da lì con carrozzabile sino alla macchina (1h15').