VAL DI VIU - LANZO
Rocciamelone (3.538 metri)
       dal Rifugio E. Tazzetti

Ultima salita effettuata: 11-07-2004
Grado di difficoltà: ALPINISMO - F
Dislivello totale salita: 896 metri
La Statua della Madonna sulla cima
La Statua della Madonna sulla cima

La Storia

A poche decine di chilometri da Torino e dalla pianura padana si eleva il Rocciamelone, vetta dalla caratteristica forma slanciata quasi piramidale che domina l'intera valle di Susa diventandone anche simbolo.

Sulla stretta cima trovano posto la famosa statua bronzea della Madonna e il Rifugio Santa Maria, bivacco sempre aperto con 13 posti letto di proprietà dell'Associazione "Giovane Montagna" di Torino.

Nella pratica descrizione dell'itinerario di salita al Rocciamelone, tuttavia, non posso esimermi dal riportare in poche righe le vicende storiche che circondano tale popolare vetta in cui si raccontano emozionanti storie d'uomini di altri tempi e la cui conoscenza rende la salita molto affascinante.

Il trittico di Bonifacio Rotario d'Asti
Il trittico di Bonifacio Rotario d'Asti

Montagna da sempre ricca di storia e leggende, il Rocciamelone, nei secoli passati era considerata dalla popolazione locale, impressionata dalla sua mole, la più alta cima degli Stati sabaudi ed attorno ad essa furono intessute storie e leggende che alimentavano un timore riverenziale nei suoi confronti influenzando inoltre i pochi tentativi di raggiungerne la vetta ("Roc-Maol" il suo toponimo originario significa "montagna del sacrificio").

Fu Bonifacio Rotario d’Asti che, per sciogliere un voto fatto mentre era in Terra Santa prigioniero dei musulmani, raggiunse per primo la cima a quota 3.538 metri nel 1358, portando inoltre con sé un trittico bronzeo, custodito attualmente nella cattedrale di San Giusto di Susa.

Egli permise con tale impresa di superare tutti i timori legati alla conquista della vetta; alcuni storici della montagna fanno coincidere questa prima ascensione del Rocciamelone con la nascita dell'alpinismo.

Il Rifugio Cà d'Asti come si presenta oggi
Il Rifugio Cà d'Asti come si presenta oggi

Da allora si ripeterono, le salite alla vetta seguendo il percorso tracciato da Bonifacio Rotario; nel 1419, il Duca Amedeo VIII di Savoia fece così costruire un piccolo ricovero per pellegrini a quota 2.854 m, dove la tradizione vuole che già 50 anni prima, Bonifacio Rotario, avesse edificato un ricovero per sé e la sua compagnia.

Tale nuovo ricovero venne denominato "Cà d'Asti" proprio in memoria del primo salitore. L'esigenza per chi raggiungeva la vetta (che allora era una salita molto lunga ed impegnativa che partiva da poco sopra l'abitato di Susa con circa 3.000 metri di dislivello e in ambiente di alta montagna!!!) era soprattutto quella di potervi trovare un riparo dalle intemperie; si cercò quindi di provvedere con la costruzione di ricoveri in legno che si deterioravano tuttavia con estrema facilità.

Già nel 1578 le cronache riportano che sulla cima esisteva una cappella lignea a cui ci si recava il giorno dell'Assunta per assistere alla Messa in onore della Beata Vergine.

L'ultima di queste cappellette-ricovero in legno venne distrutta da un incendio nel 1912. All'inizio del 1600 la data del pellegrinaggio venne spostata al 5 agosto, festa della Madonna della Neve e ancora oggi, ogni anno in tale data, il Rocciamelone richiama centinaia di pellegrini che dalla valle di Susa, dalla valle di Viù e dalla val Cenischia salgono, come nel passato, a pregare la Vergine.

Foto storica del trasporto della statua in vetta
Foto storica del trasporto della statua in vetta

Nel 1673 il trittico di Bonifacio Rotario venne portato a valle a causa dell'estendersi del ghiacciaio del Rocciamelone che ne ricoprì la cima rendendo impossibili ulteriori ascese ai pellegrini fino all'estate del 1822 quando, un gruppetto di alpinisti valsusini, riuscì a riconquistare la vetta ancora parzialmente invasa dal ghiacciaio in ritiro.

Poco prima, nel 1798, nei pressi del ricovero Cà d'Asti, venne edificata una cappella che fungeva anche da ricovero.

Ma fu nel 1895 che nacque l'idea più grandiosa per il Rocciamelone ovvero il progetto di posizionare sulla sommità del monte una statua dedicata alla Vergine Maria.

Questa fu opera dello scultore torinese A.G. Stuardi e delle Officine Strada di Milano grazie al contributo di oltre 130.000 bambini italiani che risposero all'appello lanciato da un giornale di donare una moneta da due soldi (10 centesimi) per la sua costruzione; i loro nomi furono poi depositati nel piedistallo della statua ove su una targa c'è scritto "I bimbi d'Italia a Maria".

Nel 1899 vennero portati in vetta dagli Alpini del battaglione Susa al comando del tenente Parravicini gli otto spezzoni della statua per un peso complessivo di 650 Kg e lì composti in poco più di un mese.

L'inaugurazione della statua, avvenuta il 28 agosto dello stesso anno davanti a circa 2000 pellegrini sotto il pontificato di S.S. Leone XIII, determinò la più grande adunata di persone mai vista sul Rocciamelone.

Il Rifugio Santa Maria sulla vetta del Rocciamelone
Il Rifugio Santa Maria sulla vetta del Rocciamelone

Dopo che i bimbi d'Italia resero possibile la costruzione della statua di Maria Vergine, c'era l'esigenza di un luogo adeguato sulla vetta che potesse ospitare un sacerdote e i pellegrini che vi si recavano. Per questo, considerato che la cappella-ricovero in legno si era da poco incendiata, nel 1920 il vescovo di Susa mons. Castelli benedisse la posa della prima pietra della cappella-rifugio che sarà da lì a poco realizzata con l'aiuto della nascente Associazione "Giovane Montagna" di Torino. L'opera fu inaugurata il 12 agosto 1923 da mons. Umberto Rossi.

Nel 1960, presso la frazione di Pietrastretta di Mompantero, fu edificato il "Santuario della Madonna del Rocciamelone" che costituiva una tappa delle processioni che, un tempo, in occasione del pellegrinaggio del 5 agosto, portavano fino in vetta il trittico di Bonifacio Rotario, a ricordo dell'impresa compiuta nel 1358.

Dal 1974, a cura della Curia vescovile di Susa, tutte le costruzioni su tale monte furono restaurate e, oggi, i Rifugi "Ca' d'Asti" e "Santa Maria" offrono un sicuro riparo alle centinaia di persone che non solo il 5 agosto, per devozione, curiosità o semplice piacere, affollano i pendii di questo favoloso monte.

Le valli di Lanzo dalla vetta
Le valli di Lanzo dalla vetta
Il "povero" ghiacciaio del Rocciamelone
Il "povero" ghiacciaio del Rocciamelone

Descrizione del paesaggio e panorami

Essendo questa cima così elevata e isolata, il panorama è stupendo su tutte le Alpi occidentali, arrivando, nelle giornate più terse, a vedere il MonViso a S, le Barre des Ecrines a O, il Monte Bianco e Gran Paradiso a N, il Monte Rosa a NE e la collina torinese a SE. Più vicine sono ben visibili tutte le altre cime della zona e non, dalla Punta dell'Aquila sino al Robinet, Cristalliera e Orsiera, dallo Chaberton alla Grand'Hoche, Cima del Vallonetto, Niblè, Sommelier, Rognosa d'Etiache, Denti d'Ambin, Pierre Menue ai monti di Bardonecchia, dalla Vanoise alle valli di Lanzo con l'Albaron di Savoia, Uja di Ciamarella, Uja Bessanese, Croce Rossa, Punta d'Arnas e Monte Lera.

Sotto il Rocciamelone è inoltre ben visibile tutta la val di Susa fino al Monginevro, la val Cenischia fino al lago del Moncenisio e la Val di Viù con il ghiacciaio del Rocciamelone (oggi ahimé quasi estinto) e il lago di Malciaussia da dove partono i percorsi lanzesi diretti alla vetta: uno escursionistico attraverso il Colle della Croce di Ferro e uno alpinistico attraverso il Rifugio Tazzetti e il ghiacciaio del Rocciamelone di cui tratteremo.

Oltre all'itinerario descritto che si sviluppa sul versante N del Rocciamelone e l'itinerario che parte dalla valle di Viù, esiste un altro itinerario ben tracciato che parte da Novalesa in val Cenischia passando attraverso il Rifugio Stellina.

Il ghiacciaio del Rocciamelone dalla vetta, ben visibili sulla sinistra il grosso lago, sulla destra, in alto il pianoro del Col della Resta e, più in basso il fronte del ghiacciaio proposto come alternativa di salita.
Il ghiacciaio del Rocciamelone dalla vetta, ben visibili sulla sinistra il grosso lago, sulla destra, in alto il pianoro del Col della Resta e, più in basso il fronte del ghiacciaio proposto come alternativa di salita.

Periodo consigliato ed attrezzatura necessaria

Periodo consigliato per la salita: da luglio a metà settembre circa, in relazione alle condizioni di innevamento. Attrezzatura consigliata: nonostante sia molto facile incontrare molte persone su questo itinerario prive di ogni attrezzatura alpinistica, ricordo vivamente che si deve affrontare un ghiacciaio che seppur di banale attraversamento rimane comunque tale; consiglio quindi di affrontare la salita al Rocciamelone da Malciaussia equipaggiati con piccozza, ramponi, abbigliamento adeguato; in relazione all'itinerario che si vuole poi affrontare consiglio anche corda, imbrago, qualche protezione da ghiaccio e un minimo di conoscenza dell'ambiente glaciale.

Ecco come si presenta oggi il povero ghiacciaio del Rocciamelone salendo verso il Col della Resta, alla destra del tratto roccioso sul margine dx della foto
Ecco come si presenta oggi il povero ghiacciaio del Rocciamelone salendo verso il Col della Resta, alla destra del tratto roccioso sul margine dx della foto

Relazione

Punto fondamentale per l'ascesa alla vetta da questo versante è il raggiungimento e il successivo attraversamento del Glacier du Rochemelon che appare oggi modesto e privo di pericoli oggettivi ad eccezione della presenza di un grosso lago generatosi dalla fusione del ghiacciaio in una depressione dell'area del ghiacciaio posta sul versante di Novalesa.

Per raggiungere il ghiacciaio dal rifugio Tazzetti si possono percorrere due itinerari: il primo, considerato "normale" raggiunge il Colle della Resta posto alla destra di un evidente torrione roccioso, il secondo invece aggira lo stesso torrione alla sinistra in un percorso lievemente più impegnativo.

Altra immagine del ghiacciaio del Rocciamelone
Altra immagine del ghiacciaio del Rocciamelone

Lasciato il rifugio si imbocca un ben visibile sentiero che risale con una diagonale il pendio posto alle spalle del rifugio stesso sino a portarci sul filo di cresta. Da questo punto il sentiero continua sempre ben visibile a seguire il filo di cresta in direzione Ovest sino a giungere nei pressi di una piccola parete rocciosa.

Seguendo l'indicazione data da un ben visibile ometto di pietre, il sentiero scende brevemente alla base della paretina sulla sinistra e con semplicissima arrampicata (II) si risalgono alcune roccette per guadagnare il pianoro soprastante e il comodo sentiero. In breve si raggiunge un altro pianoro su cui sono presenti alcune croci commemorative.

A questo punto si deve scegliere quale delle due alternative seguire come via; andando a destra si prosegue il sentiero segnalato che, salendo abbastanza deciso su rocce marce e tratti di verglas, raggiunge il Colle della Resta; andando a sinistra invece possiamo raggiungere il fronte del Glacier du Rochemelon risalendo una breve pietraia per portarci alle pendici del torrione roccioso ed eseguendo una lunga diagonale sempre in direzione OSO.

Eccoci nel punto più delicato, appena prima dei traversi sopra i ripidi canalini innevati, alle nostre spalle il tratto che conduce al pianoro del ghiacciaio del Rocciamelone
Eccoci nel punto più delicato, appena prima dei traversi sopra i ripidi canalini innevati, alle nostre spalle il tratto che conduce al pianoro del ghiacciaio del Rocciamelone

Se viene scelta la prima alternativa, una volta giunti al Colle della Resta (3.186 m; 1h30') si scende sul ghiacciaio e, attraversando la quasi pianeggiante distesa in direzione SO e costeggiando il lago ghiacciato, si punta verso la cresta che discende dalla vetta (cresta NO) nei pressi di un'insellatura abbastanza evidente (3.330 m; 2h20'). A tal punto si incrocia nuovamente la traccia di sentiero che seguendo fedelmente la cresta raggiunge la vetta accanto all'imponente statua della Madonna del Rocciamelone (3.538 m; 3h).

Se invece viene scelta la seconda alternativa, bisogna prima di tutto esser consapevoli che comporta qualche rischio in più nell'attraversamento di due canalini innevati molto pendenti (60°-65°) che terminano brevemente in un salto di circa 400 m nel vallone sottostante. Inoltre non vi è la traccia di sentiero

Dal pianoro con le croci commemorative risalire la pietraia/nevaio sulla sinistra in direzione OSO sino a giungere sul bordo di un canale innevato largo circa 40 metri. Dopo un'accurata valutazione circa lo stato della neve e il punto migliore di passaggio lo si attraversa ponendo cautela all'eventuale presenza di buche nel punto centrale.

Eccoci vittoriosi in vetta
Eccoci vittoriosi in vetta

In breve si giunge ad un altro canale che dovrà anch'esso essere attraversato ortogonalmente. Effettuato questo passaggio il percorso diventa decisamente meno impegnativo e problematico in quanto si svolge su un falsopiano che attraverseremo diretti al grosso fronte del ghiacciaio. Risalito il fronte sulla sinistra di alcune roccette che sporgono da esso si giunge sul pianoro del ghiacciaio stesso.

Percorrendo un tratto pianeggiante in direzione O si aggira una lieve depressione sino al bordo destro di un'altra depressione decisamente più marcata alle pendici della pietraia che riempie il versante N del Rocciamelone.

Aggirata anche questa sempre verso O si effettua un'ampia curva verso sinistra portandoci sul ghiacciaio che ricopre parzialmente il versante N della montagna; con una diagonale in direzione ESE si scavalca il tratto più ripido del ghiacciaio da dove invertendo ancora una volta la direzione con diagonale in direzione OSO si punta a conquistare la cresta NO del Rocciamelone.

Da qui si incrocia il sentiero che percorrendo il filo di cresta di conduce sino ai piedi della Statua della Madonna (3.538 m; 4h).

La Discesa

La discesa si svolge sull'itinerario percorso nella salita sino al Rifugio Tazzetti (2h per il primo itinerario; 2h30' per il secondo itinerario).