VALLE DI CERVIERES |
Questo imponente rilievo roccioso è abbastanza isolato ed elevato da poter offrire uno stupendo panorama su tutto l'arco alpino delle Alpi Cozie, dal vicino comprensorio del MonViso alle glaciali vette del Delfinato francese, dal Pelvoux alla Mejie alle Barre des Ecrines. Salita adatta praticamente a tutti gli escursionisti, non offre particolari difficoltà se non esclusivamente nell'ultimissimo tratto con un breve e semplice passaggio di roccia necessario per guadagnare il canalone detritico che conduce sulla cresta di questa bifida vetta. Non fosse comunque per il panorama questa vetta non merita affatto tutti i km in auto necessari per salirla... e come volevasi dimostrare quando siamo saliti noi era ben nuvoloso... tocca ritornarci prima o poi!!! Sulla vetta si ritrovano due brutti ed antiestetici ponti radio, uno per vetta...
Come detto poc'anzi l'unico tratto interessante dove si può mettere mano su roccia è quello degli ultimi 100 metri di dislivello che possono essere condotti sia in un ripido canalone escursionistico che su un'ideale linea diretta su facili rocce che conduce velocemente sulla cresta di vetta: tale divertente variante sarà ampiamente descritta nella relazione che segue.
La salita al Pic de Rochebrune, oltre che essere una bella gita escursionistica nel periodo estivo, attira molti appassionati delle pelli di foca nel periodo invernale, essendo la più ambita meta scialpinistica di queste parti. Ovviamente per quanto riguarda il tratto superiore dovrà essere affrontato con picca e ramponi considerando comunque che in presenza di neve potrebbe rivelarsi molto impegnativo; nella salita invernale è da porre moltissima attenzione nella valutazione della stabilità del manto nevoso nel ripido canalone che conduce allo stretto intaglio dove si lasceranno gli sci per calzare i ramponi.
L'attrezzatura per una semplice salita estiva non va comunque al di là di un semplice paio di buoni scarponcini da escursionismo, non essendo richiesta attrezzatura particolare neanche per la salita dell'ultimo tratto roccioso, sia nel caso si percorra l'itinerario classico che la variante.
Lasciata l'auto sull'ampio piazzale al col d'Izoard, accanto all'enorme obelisco sul quale è tra l'altro scritta la storia della costruzione della strada che abbiamo percorso, imbocchiamo l'evidente sentiero che parte subito dietro il monumento, segnalata da una palina, diretto al ben visibile col Perdu posto alla destra della punta l'Arpellin (2.604 m) che può essere facilmente concatenata alla nostra salita con breve digressione di circa 10 intensi minuti di salita.
Il percorso nel tratto per il col Perdu è davvero amabile a mezzacosta sul bordo di ripidi pendii franosi di terra ed erba (2.492 m; 15').
Giunti al col Perdu si deve evitare di proseguire in cresta verso S (destra) poichè il sentiero, inizialmente evidentissimo, si perde in realtà nella successiva pietraia; si deve perciò discendere verso sinistra, sotto l'Arpellin, per portarsi sull'evidente sentiero posto circa 100 m di dislivello sotto i nostri piedi che si dirige a semicerchio verso il fondo del vallone chiamato Casse des Oules con un lungo tratto pianeggiante in cui si attraversano alcune lingue di pietraia che discendono isolate dai pendii soprastanti. Completando il semicerchio nei pressi di un piccolo risalto roccioso ricominciamo progressivamente a salire sempre più intensamente su un lungo sentiero diagonale mezzacosta in ambiente via via sempre più lunare.
Scavalcate un paio di costole rocciose che discendono dalla affilata cresta posta sopra di noi alla nostra destra, perveniamo presto alla base di un ampio canalone costituito prevalentemente da ingannevoli ed instabili fini detriti che sale stringendosi verso S sino a sbucare sul soprastante intaglio della cresta denominato col des Portes, posto a sinistra di un massiccio roccone sotto il quale potremo presto ben osservare l'ingresso di un ricovero ricavato in una sorta di grotta ampliata dalla mano dell'uomo. Tale ricovero faceva parte molto probabilmente di un avamposto della GAF, la nostra Guardia alla Frontiera, risalente alle Guerre Mondiali che oggi versa purtroppo in pessime condizioni grazie, soprattutto, all'inciviltà e alla maleducazione della gente che lo ha bruciato e riempito di rifiuti. Rappresenta comunque uno dei pochi ricoveri utilizzabili della zona in caso di maltempo o necessità (2.962 m; 1h15').
Saliti al col des Portes seguendo la faticosa e ripida traccia sul canalone sottostante vi troviamo una croce infissa in una solida roccia. Sulla sinistra, in direzione del Pic de Rochebrune sale un'evidente traccia che presto dovremo imboccare per concludere la nostra salita.
Seguendo sempre fedelmente il sentiero, sporadicamente segnalato con bolli gialli, si evitano dapprima alcuni salti rocciosi verso destra per giungere sul tratto superiore di questa pietraia; dirigendosi sostanzialmente all'interno di uno stretto canalone ove bisogna davvero porre molta attenzione a non provocare frane su questa pietraia instabile che avrebbero terribili conseguenze ad eventuali escursionisti sotto di noi, la traccia si porta sul lato sinistro idrografico del canalone, a ridosso di ripide ma solide pareti rocciose, sino a giungere nei pressi di un facile salto roccioso che verrà banalmente risalito dalla traccia effettuando un breve traverso verso sinistra continuando poi a risalire sempre più ripido sul pendio detritico che si allarga solo poco prima di giungere ad una forcella stretta tra la sommità del Pic de Rochebrune a sinistra e un più basso contrafforte roccioso a destra (3.280 m; 2h).
A questo punto possiamo scegliere di percorrere due distinti itinerari per guadagnare la vetta:
- il primo, tradizionale ed escursionistico, necessita il superamento con facile movimento di arrampicata di un piccolo gradino roccioso ben visibile nell'intaglio posto sulla sinistra appena oltre la forcella. Oltre questo passaggio percorreremo l'intaglio sino a sbucare, superata una stretta cengia rocciosa, nel ripido canalone che conduce sulla cresta di vetta. Su tale ripido canalone sono presenti numerose tracce di risalita tutte egualmente valide per raggiungere la cresta; da lì facilmente verso destra o verso sinistra percorrendo un'affilata cresta rocciosa si perviene ad una delle due vette del Pic de Rochebrune (3.320 m; 2h20');
- il secondo, di facile arrampicata, risale la parete di sinistra su un'ideale linea verticale sfruttando le numerose ampie fessure e gli ampi terrazzini rocciosi che essa forma, sempre mantenendo comunque approssimativamente la linea di verticalità sul colletto sottostante; a prima vista questa paretina può apparire verticale e difficilissima ma tutto sommato la difficoltà non è mai oltre il II/III grado di arrampicata andandolo a volte a cercare... è comunque ovvio che deve essere comunque salita con moltissima attenzione non trattandosi di un semplice sentiero... in tal modo si guadagna velocemente la cresta di vetta del Pic de Rochebrune a poca distanza dal primo ripetitore. Da qui percorrendo tutta la facile ma affilata cresta rocciosa, si giunge all'intaglio ove sale l'itinerario normale ed oltre il quale possiamo raggiungere il secondo ripetitore ove c'è il libro di vetta nascosto in una scatola metallica al di sotto della costruzione (3.320 m; 2h20').
Si discende sull'itinerario normale escursionistico sino alla forcella e poi su quello compiuto in salita, facendo molta attenzione nel tratto superiore, nei pressi della forcella, a non smuovere troppe pietre che potrebbero provocare rovinose frane sullo stretto canalone sottostante (2h).