VALLE STRETTA |
Estetica e isolata guglia rocciosa che si eleva sulla sinistra idrografica sopra il Pian dei Militi in valle Stretta, di fronte alle famose pareti rocciose di arrampicata circondata dagli immensi ghiaioni che discendono dalle retrostanti pareti della punta Gaspard e punta Quattro Sorelle.
Il contesto paesaggistico in cui è inserita questa bella guglia rocciosa ricorda molto le conformazioni dolomitiche con ardite guglie che s'innalzano dagli imponenti ghiaioni originatisi dalla lenta e progressiva frantumazione degli stessi nel corso del tempo; dalla vetta è davvero suggestivo lo scorcio offerto su tutta la sottostante valle Stretta, sulle sottostanti "pareti dei Militi" e sulle sue cime del versante meridionale ed occidentale, a partire dalla belle ed elegante Guglia Rossa, facile escursionistica con partenza dal Rifugio III Alpini, passando attraverso le lontane e rocciose pareti della Rocca Piccola e Gran Tempesta sino ad arrivare al lontano e bellissimo itinerario per il monte Thabor del quale ben si osserva la forma della cappella presente sulla vetta e che rievoca un fascino mistico sin dal suo nome.
Più vicino appare ben isolato ed ardito il massiccio dei Serù che si eleva al centro dello slargo che si forma nell'alta valle Stretta oltre il pian della Fonderia. Purtroppo ci sono nascoste altre grandi cime di queste parti, quelle del versante settentrionale della valle Stretta che giganteggiano imponenti sopra la nostra testa dando non poco una sensazione di immensità ed imponenza. Caratteristica per la presenza di un piccolo bosco di pino silvestre sulla sommità, la Torre Germana non è in realtà ben evidente dalla bassa valle Stretta quanto dal Rifugio III Alpini e Re Magi, dal quale si stacca decisamente dalle imponenti rocciose pareti retrostanti.
La sua prima salita rievoca nomi molto noti dell'alpinismo di inizio 900:
Grottanelli e Valciago la salirono per primi nel 1921 attraverso parte di quella che oggi è considerata la via di discesa dalla vetta, sul versante settentrionale;
l'itinerario di arrampicata di cui tratta questa relazione invece, lo "Spigolo Boccalatte", fu aperto molto tempo dopo in due riprese per come la conosciamo noi oggi, prima da Boccalatte, Piolti e Rivero nel 1935 per quanto riguarda la torre principale, senza la salita della punta Marta che venne conquistata da Gervasutti nel 1936 completando quella che oggi è conosciuta la via dello "spigolo Boccalatte" alla Torre Germana e di cui tratta queta relazione.
Si tratta di una roccia molto bella, generalmente solida ed arrampicabile con relativa semplicità grazie alle sue numerose fessure e gradinamenti forse un po' sporca per via della sua modesta frequentazione e della natura stessa della roccia. Il periodo di salita consigliato è estivo-autunnale.
La via attualmente è ben proteta con numerosi spit e soste senza catena, occorre tuttavia integrare le protezioni in alcuni punti con alcuni nut e friends di medio calibro e pochi anelli di fettuccia.
Consigliabile l'utilizzo di due mezzecorde da 50 m considerando anche la comodità di tale lunghezza nella calata in corda doppia sulla via di discesa come vedremo più avanti. Le difficoltà non sono mai eccessivamente elevate, non superano il IV+ sulla via, ma l'arrampicata in alcuni tratti è resa particolarmente emozionante per la presenza di alcuni punti abbastanza aerei su estetici spigoli o su brevi placconate inclinate poco proteggibili e comunque sempre aggirabili.
Indispensabile l'utilizzo del caschetto.
Raggiunto in auto il pian dei Militi oltrepassiamo le pareti poste sulla nostra sinistra poste oltre un bel bosco di pini, ove sono presenti numerose ed impegnative vie di arrampicata, sino a superare una bergeria e giungere nei pressi di un ponticello ligneo che attraverseremo a piedi una volta parcheggiato il mezzo superando il torrente e portandoci sul lato sinistro idrografico della vallata.
Imboccando una traccia di sentiero segnalata con sporadici segni rossi e ancor più sporadici ometti torniamo verso E costeggiando il torrente per un modesto tratto in un itinerario sostanzialmente pianeggiante nella boscaglia.
Giunti alla base di un primo grosso ghiaione lo superiamo sempre in falsopiano e sempre seguendo la traccia parallela al torrente a volte davvero poco evidente sino comunque a superare l'ultimo tratto di boscaglia e giungere al margine di un altro ghiaione ancor più grosso.
A questo punto inizia un lungo e faticosissimo tratto che lo risale puntando direttamente alla Torre Germana che appare ora ben evidente staccata dalle pareti che la circondano formando un estetico e magnifico anfiteatro. La salita del ghiaione comporta un notevole dispendio di energie in quanto la natura assolutamente instabile del terreno lo fa letteralmente scorrere sotto i nostri piedi, specialmente nel ripido tratto superiore.
Giunti sul margine di un profondo canalone scavatosi nel corso di una catastrofica frana avvenuta alcuni anni or sono in seguito ad un violento temporale, lo risaliamo sul bordo destro idrografico sino a giungere di fronte ad alcune rocce oltre il quale il canalone si restringe tra un costone roccioso e la Torre Germana.
Osservando la Torre possiamo ora ben vedere sopra la nostra testa numerosi dei punti che ci troveremo a salire tra breve, lo spigolo che discende dalla vetta sino allo stretto intaglio tra la Torre e la punta Marta, ardita guglia che da questo versante appare assolutamente improponibile, sino a giungere all'estrema destra del complesso, al gendarme "la Monaca" ove la forma della roccia disegna, incredibilmente nitida ed evidente, la sagoma di una monaca che prega a mani giunte.
La nostra traccia di sentiero a questo punto discende nel canalone e lo attraversa decisa portandosi sotto le ripide pareti occidentali della punta Marta per affiancarle e percorrerle sino ad uno stretto intaglio roccioso che è posto tra la punta Marta stessa ed il gendarme "la Monaca" (1h).
Risalendo le facili seppur esposte rocce dell'intaglio di sinistra (ove le rocce sono maggiormente levigate e a scalini), pieghiamo decisi verso sinistra per risalire un tratto roccioso facile che porta su un piano inclinato erboso e detritico fatto a piccoli salti rocciosi puntando ad un evidente diedro che s'innalza di fronte a noi.
E' possibile trovare alla base, leggermente più in basso e sulla destra del nostro diedro, uno spit ramingo che tuttavia ci tornerà utile per formare una sosta per proteggere il primo tiro.
Una volta imbragati e legati possiamo partire per la salita che conta 9 suggestivi tiri di corda:
I tiro (diedro/camino) IV
Lasciato il punto in cui abbiamo attrezzato la prima sosta saliamo i primi balzi rocciosi in direzione del diedro sino a portarci nel suo punto più stretto ove iniziamo a trovare uno spit. La salita può essere effettuata principalmente con due modalità:
- la prima seguendo il camino sino ad un cengione erboso-detritico che ci permette di raggiungere con un traverso verso sinistra la seconda sosta posta su un comodo terrazzino;
- la seconda, più impegnativa e meno proteggibile, affronta direttamente la parete di misto dopo un breve tratto iniziale di camino al di sotto della suddetta sosta.
Salita ben proteggibile con alcuni anelli di fettuccia sulle salde candele all'interno del diedro, un po' meno sull'itinerario in parete.
II tiro (paretina/diedro) IV+
Spostandoci leggermente sulla sinistra della sosta si sale verticalmente e un po' di forza la ripida paretina che termina all'interno di un bel diedro posto sullo spigolo in un tratto discretamente aereo.
Affrontato con decisione il diedro leggermente sulla destra si perviene alla comoda terza sosta.
Qui gli spit non sono molti ma comunque si tratta di un punto ampiamente proteggibile con qualche friends.
III tiro (diedro/misto) III
Questo tiro è molto più appoggiato del precedente e, dopo aver superato un facile e corto diedro, risale sostanzialmente alcuni canali rocciosi tenendosi sempre tendenzialmente più sulla sinistra ad aggirare un tratto decisamente più ripido ed esposto sulla destra. L'ultimo tratto passa in un intaglio che conduce sulla piatta sommità della punta Marta ove troviamo sul margine orientale la quarta sosta con la catena per la successiva calata in doppia. Sul lato occidentale spicca invece di qualche metro più alta la vera aguzza punta Marta ove possiamo ben vedere il vecchio cordone di calata infilato sulla vetta... che coraggio ad utilizzarlo una volta!! Questo tiro ha come unica difficoltà l'individuazione della corretta via di salita avendo pochi spit a guidarci.
Calata in corda doppia nell'intaglio (15 metri)
Prendendoci una breve pausa arrampicatoria attrezziamo la calata in doppia nell'intaglio sottostante, tra la punta Marta e la Torre Germana, ove troviamo la quinta sosta con catena, non prima tuttavia di aver studiato bene l'ingannevole itinerario del tiro successivo da questa posizione privilegiata!!
IV tiro (misto/spigolo) III
Risalire dalla sosta in maniera verticale in direzione dell'unico spit del tiro per poi spostarci sulla sinistra andando a riguadagnare lo spigolo con facile arrampicata su gradoni e trovare la sesta sosta, su unaereo terrazzino posto sopra la strapiombante parete O della Torre.
Tutto questo tiro rimane alla sinistra di un tratto strapiombante superiore facendo attenzione a non farci ingannare da un chiodo con fettuccia piantato alla base di un ripidissimo canalino che rimane alla destra delle predette strapiombanti rocce soprastanti e che conduce inesorabilmente fuori via costringendoci ad affrontare un passo di V e sosta su albero.
Questo tiro ha l'unica difficoltà d'individuazione del corretto itinerario che non è intuitivo, risolvibile stampandovi e portandovi appresso questa relazione.
V tiro (spigolo/paretina) IV+
Uscita atletica interessante dalla sosta su un tratto esposto dello spigolo da affrontare verso destra nel tratto più impegnativo del tiro. Si affronta quindi una paretina di placca troppo breve per poter essere goduta fino in fondo pervenendo nei pressi di una sosta che tuttavia consiglio di saltare proseguendo sullo spigolo con difficoltà mai eccessive bensì costanti sino a giungere ad una sosta, la settima, posta contro una ripida paretina sopra un terrazzino roccioso.
VI tiro (paretina/traverso/placconata) IV+
Salendo la ripida paretina alla sinistra della sosta percorriamo un'estetica crestina che termina in breve su un comodo cengione che, percorrendolo verso destra si restringe (si trova un vecchio ed utile chiodo con anello) sino a traversare al di sotto di alcune ripide ed esposte placconate che verranno affrontate o direttamente confidando sull'ottima aderenza che offrono oppure confidando sul più valido aiuto di una valida fessura poco intuitiva che solca verticale nel mezzo la larga placconata. Si sale quindi su un ampio quanto anomalo spiazzo detritico ove, dirigendoci verso l'opposta parete troviamo la bella e comoda ottava sosta. Questo tiro a mio parere rappresenta il massimo della bellezza di questa via di roccia, regalando emozioni non indifferenti al primo di cordata sulle placconate. Tiro ben protetto ma integrabile con alcuni friends e anelli di fettuccia nella fessura. E' possibile altresì effettuare questo tratto tutto sul filo di cresta già dal punto prima del traverso affrontando difficoltà inferiori (IV).
VII tiro (paretina) IV+
Affrontiamo direttamente la bella parete rocciosa soprastante con un'arrampicata mista semplice ma comunque non banale. Superato il primo tratto più impegnativo le difficoltà si abbattono notevolmente sino a giungere alla nona sosta posta al di sopra di una breve paretina verticale aggirabile comunque sulla destra su placche inclinate.
Tiro molto ben protetto con spit e ben integrabile con alcuni friends in comode fessure.
Avvicinamento al VIII tiro (cengioni erbosi-detritici) II
Questo tratto rappresenta esclusivamente un avvicinamento all'ultimo tiro della via quindi consiglio di effettuarlo procedendo di conserva nell'itinerario che risale facilmente alcune facili rocce per superare in orizzontale un netto intaglio roccioso sulla destra ove c'è un bell'alberello per arrivare comodamente alla decima sosta alla base di un bellissimo diedro alto una quindicina di metri.
Attenzione a non salire sulla sinistra per evitare l'intaglio roccioso in quanto vi trovereste sulla sommità di un roccone che non porta da nessuna parte.
VIII tiro (diedro) IV+
Alla sinistra della comoda sosta si eleva un estetico diedro che affronteremo con elegante arrampicata comunque non banale sino quasi alla sommità in un punto nel quale diventa quasi strapiombante e in cui dovremo spostarci o sulla destra dove per facili scalini rocciosi si addiviene alla piatta sommità della Torre Germana o sulla sinistra ove con percorso più impegnativo e verticale si giunge in vetta ove troviamo l'ultima sosta su uno scomodo roccione ai piedi della Madonnina che sorveglia la vetta "a protezione degli alpinisti" come recita la scritta sulla placchetta ai suoi piedi (3h; 2.180 m).
Tratto quest'ultimo ben protetto con spit e chiodi e comunque ben integrabile con qualche nut o friends.
Seguendo le tracce di sentiero che si dirigono verso NE segnalate da alcuni ometti scendiamo per un ripido canalone detritico verso E sino ad una sorta di forcella formata da un grosso masso sormontato da un ometto di pietre che nasconde un'ottima sosta con catena di calata. Se si hanno le due mezze corde da cinquanta metri è possibile effettuare un'unica lunga calata scendendo inizialmente il ripido salto strapiombante di 20 metri sino a giungere su terreno erboso-detritico e proseguire la calata imboccando il primo intaglio roccioso dalla sinistra idrografica del canalone in cui stiamo scendendo (non imboccare gli altri poichè ci farebbero sbalgiare la linea di calata) per giungere comodamente su un ampio sentiero pianeggiante che aggira la Torre Germana sul versante settentrionale. Qui troviamo l'ultima breve calata di 10 metri che sarà fatta su uno spit con anello di calata sino alla pietraia sottostante. Discendere faticosamente il canale che si allarga sempre più verso O sino a giungere sulla traccia di sentiero percorsa sul ghiaione all'inizio della gita nel tratto ove si doveva attraversare il canale creato dalla frana. Da qui sull'itinerario di salita sino al pian dei Militi (1h20').