VALLEE BLANCHE
Aiguille du Rochefort - Cresta di Rochefort (4.001 metri)
       dal Rifugio Torino

Ultima salita effettuata: 03-07-2005
Grado di difficoltà: ALPINISMO - AD
Dislivello totale salita: 647 metri
L'eleganza delle forme del Monte Bianco negli splendidi colori dell'alba, qui la Cresta di Peuterey
L'eleganza delle forme del Monte Bianco negli splendidi colori dell'alba, qui la Cresta di Peuterey

Descrizione del Paesaggio e Panorami

Siamo al cospetto del Monte Bianco, lo scenario è di tutto rispetto e merita sicuramente di essere affrontato con un'attenzione e una riverenza particolari, sia per le innumerevoli pagine di Storia dell'Alpinismo che vi sono state scritte, sia per gli scenari assolutamente unici, imparagonabili ed inconfondibili sull'intero arco alpino. Ricordo qualche tempo fa quando il mio amico Dario mi disse che la salita di una vetta del Monte Bianco era completamente diversa rispetto ad una salita di qualsiasi altra vetta anche oltre la fatidica quota dei 4.000 metri... aveva pienamente ragione.

Dal colle del Gigante ecco come appare il Dente del Gigante e, sulla destra, l'Aiguille du Rochefort
Dal colle del Gigante ecco come appare il Dente del Gigante e, sulla destra, l'Aiguille du Rochefort

L'asprezza degli ambienti, connessi con le difficoltà mai banali che s'incontrano nel paradiso glaciale del Monte Bianco non hanno paragoni, si tratta di un mondo parallelo impossibile da capire fino a che non si è al cospetto delle famose creste e delle incredibili forme che il solido granito di queste cime sanno disegnare regalando estasi ed emozioni gradiose anche all'alpinista meno attento.

Ecco la prima parte della Cresta di Rochefort, il tratto più bello
Ecco la prima parte della Cresta di Rochefort, il tratto più bello

La salita di cui tratta questa relazione ricalca uno degli itinerari forse più facili, famosi, frequentati e belli dell'intero massiccio del Monte Bianco, la "Cresta di Rochefort" ovvero la lunga ed aerea linea di neve e rocce che dal versante S del famosissimo Dente del Gigante si spinge verso E, l'angolo più remoto e selvaggio del massiccio, le Grandes Jorasses il cui solo nome evoca un timore e una riverenza assolutamente uniche nell'immaginario alpinistico dell'arco alpino.

In alcuni tratti le difficoltà non possono essere considerate banali, anche se non sono mai assolutamente eccessive.
In alcuni tratti le difficoltà non possono essere considerate banali, anche se non sono mai assolutamente eccessive.

La prima salita all'Aiguille du Rochefort non fu tuttavia compiuta lungo l'itinerario descritto ma attraverso il ben più complicato e tormentato Glacier du Mont Mallet e la ripida ma facile parete N nel 1873 da Eccles e i fratelli Payot, guide di Chamonix. La prima percorrenza della nostra cresta fu invece in discesa, nel 1900, e solo alcuni anni dopo in salita, nel 1903, da Blodig ed Horten con prosecuzione verso il Dôme du Rochefort.

La Cresta di Rochefort richiede sicuramente discrete capacità tecniche alpinistiche sia di roccia che di ghiaccio, dovendo affrontare diversi passi di arrampicata mai banale fino al IV grado compresi tra la quota 3.900 e 4.000 metri con ramponi ai piedi su un'ottimo granito e pendii di neve e ghiaccio fino a 50°-60°.

In primo piano il vicino Dente del Gigante, sullo sfondo il Monte Bianco e, verso destra il Maudit e il Mont Blanc du Tacul
In primo piano il vicino Dente del Gigante, sullo sfondo il Monte Bianco e, verso destra il Maudit e il Mont Blanc du Tacul

Ad aumentare le difficoltà di percorrenza di tale bellissima cresta è il notevole affollamento che rende abbastanza disagevole la progressione nella maggior parte della sua percorrenza.

A tal pro consiglio di regolarsi in base alle proprie capacità e preparazione sull'orario di partenza per la salita preliminare alla "gengiva" del Gigante.

Complessivamente la salita la considererei con un grado di difficoltà D, proprio in relazione a tutte le difficoltà che ho affrontato.

Il panorama e gli scenari che si attraversano sono sicuramente suggestivi e spettacolari e si gode da questa bella prospettiva di una magnifica vista sulla prospiciente cresta di Peuterey che, attraversando l'Aiguille Noire e Blanche, sale diretta verso il Monte Bianco in una via di salita tra le più difficili e impegnative dell'intero Massiccio. La scena è dominata a breve distanza dall'ardita forma del Dente del Gigante dal quale parte la nostra elegante cresta per poi scendere lungo tutta la Vallée Blanche e il Mer de Glace sino alle pendici della Tour Ronde, del Mont Maudit di cui si gode una bella visuale della bella "Cresta Kuffner", del Mont Blanc du Tacul cui spiccano i bei torrioni dei Capucin e Flambeaux sino all'Aiguille du Midi verso NO ove giunge la lunga linea della telecabina da Punta Helbronner.

Più a destra (SO) sullo sfondo l'Aiguille du Midi
Più a destra (SO) sullo sfondo l'Aiguille du Midi
Verso l'Italia dominiamo assolutamente tutta la catena alpina nordoccidentale sino al lontano MonViso
Verso l'Italia dominiamo assolutamente tutta la catena alpina nordoccidentale sino al lontano MonViso

Verso N spiccano belle ed imponenti le pareti dell'Aiguille Verte e dei Dru. Sotto i nostri piedi, allargandosi, prosegue verso E la cresta che conduce sino alla punta Walker, la vetta più alta della Grandes Jorasses per compiere una delle più impegnative traversate del massiccio del Monte Bianco, la "Traversata integrale di Rochefort".

Verso E le ancora lontane Grandes Jorasses, angolo più remoto e selvaggio del massiccio del Monte Bianco. Sullo sfondo a destra il massiccio del Monte Rosa.
Verso E le ancora lontane Grandes Jorasses, angolo più remoto e selvaggio del massiccio del Monte Bianco. Sullo sfondo a destra il massiccio del Monte Rosa.
Verso N il vicino Mont Mallet e lontana l'Aiguille Verte
Verso N il vicino Mont Mallet e lontana l'Aiguille Verte

Periodo consigliato ed attrezzatura necessaria

Il materiale necessario per la salita lungo la "Cresta di Rochefort" non è molto però comprende ovviamente ramponi, mezza corda ed imbrago, una piccozza è più che sufficiente anche se due possono aiutare molto in alcuni tratti, per il resto basta il normale equipaggiamento per una salita su ghiacciaio comprendente ovviamente qualche cordino e chiodo da ghiaccio per eventuali manovre di soccorso. Per l'ultimo tratto di salita su roccia possono tornare utili alcuni anelli di fettuccia ed eventualmente qualche friends (2-3 di misura media) anche se non sono assolutamente indispensabili.

Più che aver con se tanto materiale è necessario possedere un'ottimo controllo dei propri piedi...
Più che aver con se tanto materiale è necessario possedere un'ottimo controllo dei propri piedi...

Il periodo di salita è quello tardo primaverile ed estivo.

Relazione

Evidenziato in rosso è ben visibile il canale nevoso da risalire per attaccare la gengiva del Gigante
Evidenziato in rosso è ben visibile il canale nevoso da risalire per attaccare la gengiva del Gigante

Giunti sul colle del Gigante (3.354 m) dal rifugio Torino seguendo un facile e marcato itinerario verso N su un ghiacciaio sostanzialmente pianeggiante che tuttavia nasconde, soprattutto ad inizio stagione, alcuni crepacci sul versante più settentrionale, risaliamo direttamente verso il Dente del Gigante puntando ad un evidente canalino inclinato a circa 60° di neve e ghiaccio che inizia appena oltre la crepaccia terminale del ghiacciaio del Gigante. Risalitolo facendo attenzione a non far rotolare sulla testa di chi ci è dietro troppe pietre instabili arriviamo su una spalla della cresta che cade a picco sull'opposto versante (3.622 m; 45').

Si risale su un lungo tratto di misto ove bisogna fare attenzione a non smuovere troppe pietre per evitare di accoppare qualcuno
Si risale su un lungo tratto di misto ove porre attenzione a non smuovere troppe pietre ed accoppare qualcuno
Ecco l'impressionante parete meridionale del Dente del Gigante
Ecco l'impressionante parete meridionale del Dente del Gigante

Si piega quindi decisi verso destra risalendo facili rocce e seguendo l'incostante traccia sul terreno detritico che, con diverse ripide svolte ci porta in breve su un tratto decisamente migliore composto da grossi roccioni posti sostanzialmente sulla linea di cresta.

Superato un facile ma non banale passaggio di roccia (III) su un placcone di bel granito sporcato da neve e ghiaccio riprendiamo la traccia che aggira un altro roccione e risale diritta verso la linea di cresta tenendosi sempre nei tratti ove le rocce sono più stabili e di dimensioni maggiori.

Sulla sommità del passaggio di roccia precedentemente affrontato è presente un anello di cordino eventualmente utile per calarci nel percorso di ritorno.

Sulla sinistra si scende per andare ad attaccare la via normale di salita al Dente del Gigante
Sulla sinistra si scende per andare ad attaccare la via normale di salita al Dente del Gigante

Nel risalire verso la linea di cresta si cerchi di evitare un canalino detritico sulla sinistra molto pericoloso e franabile tenendoci tendenzialmente più sulla destra, sulle rocce di maggiori dimensioni. In tale tratto si dovrà affrontare un altro breve passaggio di arrampicata (III+) per riprendere la traccia di sentiero appena più in alto ove il terreno è decisamente più stabile sino a giungere su un tratto di neve e ghiaccio appena sotto la cresta puntando verso la base di alcuni roccioni molto grossi che ci sbarrano strada.

Il primo tratto di cresta è davvero estetico, attraversando alcuni punti molto affilati ed alcune impressionanti cornici
Il primo tratto di cresta è davvero estetico, attraversando alcuni punti molto affilati ed alcune impressionanti cornici

Superato il tratto di neve, perdendo alcuni metri di quota, raggiungiamo la base dei roccioni e li sfiliamo passando alla loro base sulla sinistra ovvero sul versante della Vallée Blanche; scavalchiamo un roccione per giungere alla base di un canalino nevoso inclinato a circa 50° che risaliremo direttamente per poi traversare verso destra sul tratto roccioso alla sommità (presente un anello di cordino per eventualmente calarsi in discesa).

Si riguadagna la cresta nevosa che ci porta in breve alla base dei 130 m strapiombanti della parete S del Dente del Gigante (3.880 m; 2h).

Sulla sinistra della spianata nevosa la traccia prosegue per la via normale di salita al Dente mentre diritta prosegue un'altra traccia che punta alla cresta nevosa di fronte a noi risalendo un breve ma ripido pendio di ghiacciaio permettendoci così di giungere sull'agognata "Cresta di Rochefort" che si sviluppa elegantemente ora sotto i nostri piedi verso E.

Il primo tratto è molto affilato e si tratta di una bellissima cresta di neve e ghiaccio, si perde qualche metro di quota per poi riguadagnarli subito passando su affilate cornici nevose a picco sui due ripidissimi versanti;

Bella visione d'insieme dalla vetta del primo tratto di cresta sin qui descritto; nel riquadro è ben visibile lo scivolo nevoso da discendere (parzialmente in ombra)
Bella visione d'insieme dalla vetta del primo tratto di cresta sin qui descritto; nel riquadro è ben visibile lo scivolo nevoso da discendere (parzialmente in ombra)

si scavalca un breve tratto roccioso per risalire ancora un tratto di neve e giungere infine su un altro tratto roccioso che adduce ad una breve ma ripida discesa sul versante N, pendio di ghiacciaio a circa 60° ove, per chi non se la sentisse di discenderli con picca e ramponi, c'è possibilità di calarsi in corda doppia grazie ad alcuni cordoni infilati su un solido e granitico spuntone roccioso.

Al fondo della discesa si riprende a percorrere l'affilato filo di cresta superando una crepaccia terminale con un breve salto (2h20').

Un tratto in salita prima di giungere tra le rocce antecedenti lo scivolo nevoso da discendere (nascosto dalle prime rocce), la cresta poi prosegue sino a giungere alla base del corpo roccioso dell'Aiguille du Rochefort
Un tratto in salita prima di giungere tra le rocce antecedenti lo scivolo nevoso da discendere (nascosto dalle prime rocce), la cresta poi prosegue sino a giungere alla base del corpo roccioso dell'Aiguille du Rochefort

Segue un tratto sostanzialmente pianeggiante della cresta nevosa che giunge sino nei pressi di alcuni ripidi salti rocciosi che saranno aggirati sul versante destro della cresta seguendo alcune strette cengie molto esposte e perdendo qualche metro di quota. Sempre sul versante destro si risale un esposto canalino di ghiaccio e roccia con un bel passaggio di arrampicata (III+) per giungere nuovamente sul filo di cresta su un altro tratto pianeggiante. Aggirato un altro tratto roccioso, questa volta sul versante sinistro della cresta su una cengia inclinata molto esposta si giunge sull'ennesimo tratto pianeggiante della cresta questa volta ben più largo dei precedenti (3.930 m; 3h).

Risalito ancora l'ultimo tratto di cresta nevosa si arriva alla base del corpo roccioso dell'Aiguille du Rochefort, gli ultimi 60 metri circa di dislivello della nostra gita. Questo tratto può essere affrontato o a tiri di corda (3 tiri) grazie a tre soste di cordini su spuntoni rocciosi oppure, meglio dato l'affollamento notevole di questa salita, procedendo di conserva ed applicando eventualmente solo protezioni veloci certamente non indispensabili. Si calcoli che su tale parete rocciosa, in un solo punto quasi verticale, si dovranno affrontare almeno un passaggio tra il III e il IV grado generalmente su roccia buona e solida.

Scavalcati gli ultimi torrioni rocciosi ci portiamo sino alla base dell'ultimo tratto da arrampicare
Scavalcati gli ultimi torrioni rocciosi ci portiamo sino alla base dell'ultimo tratto da arrampicare

Alla base della parete si trova, leggermente sulla sinistra, un ripido canalino roccioso che ci invita a proseguire un tratto in diagonale ascendente verso destra, evitando una pancia posta sopra di noi, portandoci nel tratto più impegnativo della salita provvisto tuttavia di buoni e solidi appigli e fessure che ci consentiranno si salire verticalmente sino a giungere su terreno più appoggiato ove si trova la prima eventuale sosta composta da un anello di cordino su spuntone. A questo punto è possibile individuare sopra di noi sostanzialmente due canali: imbocchiamo quello di sinistra più facile e pulito dai detriti; risalite facili rocce troviamo, su un altro spuntone, la seconda sosta di anelli di cordino. Spostandoci quindi oltre tale sosta verso sinistra, risaliamo dapprima verticalmente poi verso destra su una cengia detritica il tratto roccioso successivo per giungere infine in vista della vicina linea di cresta che raggiungeremo brevemente. Una volta sul filo di cresta la si percorre verso sinistra risalendo alcune rocce affilate ed esposte per scavalcare un'antecima rocciosa e giungere infine sul tratto più elevato dell'Aiguille du Rochefort composta da una stretta cresta rocciosa (4.001 m; 3h45').

La stretta vetta domina sull'arco alpino occidentale, sullo sfondo le valli di Lanzo ed in fondo a destra il Delfinato francese
La stretta vetta domina sull'arco alpino occidentale, sullo sfondo le valli di Lanzo ed in fondo a destra il Delfinato francese
Ed eccomi in vetta in uno spettacolo davvero incredibilmente bello... peccato dover scendere!!!
Ed eccomi in vetta in uno spettacolo davvero incredibilmente bello... peccato dover scendere!!!
Il mio compagno di cordata Marco... alle sue spalle il Dente del Gigante di poco più alto
Il mio compagno di cordata Marco... alle sue spalle il Dente del Gigante di poco più alto
La cresta di Rochefort vista sotto il versante italiano, per dare idea della verticalità della zona
La cresta di Rochefort vista sotto il versante italiano, per dare idea della verticalità della zona

La Discesa

La discesa si effettua seguendo il percorso di andata ma adottando in alcuni punti degli utili accorgimenti come descritti di seguito. Si può evitare di disarrampicare il corpo roccioso dell'Aiguille effettuando due calate in corda doppia utilizzando una corda da 50 metri: la prima calata si trova circa dieci metri sotto la cresta in un canalino verticale posto alla sinistra (visto nel senso di discesa) del punto in cui siamo giunti sul filo di cresta, punto di calata attrezzato con diversi cordini ed un maillont, attenzione a calarsi non verticalmente ma in diagonale verso destra (sempre nel senso di discesa) onde raggiungere la seconda sosta che abbiamo incontrato salendo; giunti su tale sosta calarsi questa volta in verticale su una sorta di pancia sino a raggiungere la base del canalino dal quale abbiamo attaccato il tratto roccioso finale della salita; da qui sul percorso di andata (3h).