VAL ALA - LANZO
Uja di Bessanese (3.604 metri)
       dal Rifugio Gastaldi

Ultima salita effettuata: 25-08-2010
Grado di difficoltà: ALPINISMO - PD+
Dislivello totale salita: 945 metri
Il rifugio Gastaldi, punto d'appoggio per la salita alla Bessanese sullo sfondo
Il rifugio Gastaldi, punto d'appoggio per la salita alla Bessanese sullo sfondo

Descrizione del paesaggio e panorami

L'Uja di Bessanese è un'imponente massiccio roccioso posto sulla linea di confine italo-francese delle Alpi Graie ben visibile, risalendo la Val d’Ala, immediatamente dopo l’abitato di Mondrone. La sua vetta è in realtà un'affilata cresta rocciosa dalla quale si staccano diverse guglie culminanti che portano il nome rispettivamente dei loro primi salitori: il Segnale Tonini ove è posta una statua della Madonna e punto di arrivo della via normale di salita, il Segnale Baretti punto più elevato del contrafforte roccioso ed infine il Segnale Rey, la più settentrionale delle guglie ove convergono la Cresta Rey proveniente dal Colle della Bessanese e lo Spigolo Murari proveniente dall’attuale fronte del ghiacciaio della Bessanese.

Il prospiciente Albaron di Savoia e Monte Collerin
Il prospiciente Albaron di Savoia e Monte Collerin

Questo enorme contrafforte è compreso tra il Col d’Arnas a S e il Colle della Bessanese a N in quasi 5 km di bastionate rocciose che si elevano per oltre 1.000 metri di dislivello su entrambi i versanti italiano e francese. Il panorama che possiamo godere dalla linea sommitale di cresta della Bessanese è ampissimo grazie alla sua rispettabile quota, superata nella zona adiacente solo dall'Albaron di Savoia e dall'Uja di Ciamarella che, essendo relativamente distanti e di sole poche decine di metri più elevate, non costituiscono particolare ostacolo visivo.

In primo piano la Punta d'Arnas e il Glacier d'Arnes, lievemente nascosta dietro troviamo la Croce Rossa e dietro ancora il Monte Lera. Alla destra invece sullo sfondo la Punta Autaret.
In primo piano la Punta d'Arnas e il Glacier d'Arnes, lievemente nascosta dietro troviamo la Croce Rossa e dietro ancora il Monte Lera. Alla destra invece sullo sfondo la Punta Autaret.

Storia

L’Uja di Bessanese, con i suoi profili in apparenza inaccessibili ha contemporaneamente originato sete di conquista e riverenziale timore negli stessi valligiani che, prima ancora di diventare Guide tra le più abili delle Alpi, erano conosciuti come abili e indomabili cacciatori e contrabbandieri.

Fu infatti un rifiuto totale quello che ricevette l’ingegner AntonioTonini, salito a Balme nel 1857, alla richiesta di ricevere guide locali per compiere delle salite ai fini catastali delle principali vette della valle. A questo rifiuto non seguì però una rinuncia in quanto il Tonini, obbligando il suo assistente a seguirlo, conquistò numerose prime ascensioni delle cime delle Valli di Lanzo... tra le quali ci fu proprio la Bessanese della quale riuscirono tuttavia a salire fino a pochissimi metri dalla vetta, respinti da un passaggio che i due ritennero impraticabile.

Sotto di noi vediamo il Rifugio Gastaldi... vicino... ma lontanissimo in linea di piedi!! A sinistra il Pian della Mussa.
Sotto di noi vediamo il Rifugio Gastaldi... vicino... ma lontanissimo in linea di piedi!! A sinistra il Pian della Mussa.

Dopo questo exploit che ha dell’incredibile, a dimostrazione del timore riverenziale che suscitava, la Bessanese non conobbe altri tentativi di salita per oltre 16 anni sino a quando nel 1874 Martino Baretti ne calpestò la guglia più elevata grazie soprattutto alla Guida di Usseglio Giuseppe Cibrario “Volpot” e il portatore Pertus che gli permisero di salire gli ultimi metri dell’Uja di Bessanese, con un metodo “poco convenzionale” quale può essere considerato uno spintone del Volpot sulle natiche del Pertus che, aggrappandosi poco onorevolmente a delle cenge, permise con il suo stesso corpo di fornire gli appigli necessari al Baretti per portarsi in vetta.

Dal rifugio Gastaldi ecco la bella vista che si ha sulle Rocce Pareis a sinistra e sulla Bessanese a destr
Dal rifugio Gastaldi ecco la bella vista che si ha sulle Rocce Pareis a sinistra e sulla Bessanese a destra
nel corso della nostra ultima salita alle 19.40 eravamo ancora in vetta alla Bessanese, questo è il suo profilo disegnato dal tramonto
nel corso della nostra ultima salita alle 19.40 eravamo ancora in vetta alla Bessanese, questo è il suo profilo disegnato dal tramonto

Dopo questi isolati tentativi, si aprì la frenetica corsa alla conquista della Bessanese su tutti i versanti e su tutte le creste o spigoli possibili. Sono, infatti, decine gli itinerari disegnati in poco più di 40 anni da generazioni di Guide ed Alpinisti che oggi sono parte della Storia dell’Alpinismo: da Antonio Castagneri a Antonio Bricco, da Guido Rey a Giacomo Dumontel ai fratelli Rosenkrantz. All’alpinista odierno tuttavia posso segnalare ed evidenziare quelle che sono le vie di salita principali alla vetta, oltre alla cosiddetta “normale”, ovvero la Cresta Rey o cresta N dal Colle della Bessanese; lo spigolo NE ovvero spigolo Murari dal ghiacciaio della Bessanese, e il canale Balduino sul versante orientale.

Avvertenze

La via normale di salita, di cui tratta la relazione, ha partenza dal Rifugio Gastaldi ed è da considerare un itinerario molto lungo e faticoso, riservato ad persone ben allenate e dotate di basilari capacità alpinistiche, utili per affrontare in sicurezza l'ultimo tratto di salita, avete caratteristiche arrampicatorie, su rocce notevolmente esposte e di scarsa qualità.

Considerata la lunghezza del percorso da affrontare (circa 4h per la salita ed altrettante per il ritorno) si consiglia di partire dal rifugio di buonora (intorno alle ore 5) in modo tale da evitare i possibili temporali pomeridiani o le nebbie, fenomeni frequenti nelle testate delle Valli di Lanzo, estremamente pericolosi per l'itinerario in oggetto in quanto buona parte di esso si svolge in cresta e su monotone pietraie.

Periodo consigliato ed attrezzatura necessaria

Gita adatta ai periodi estivi, da inizio luglio fino a inizio settembre.

Attrezzatura consigliata: caschetto, pila frontale, ramponi, imbrago, corda da 50 m, fettucce e materiale per eventualmente fare sicurezza nei passi più esposti e impegnativi della salita.

Relazione

Seguendo le indicazioni della relazione per il Col d'Arnas, lo raggiungeremo di buonora alla luce delle torce frontali.

Da questo punto il sentiero non è più evidente nè segnalato ad eccezione della presenza di pochi ometti di pietre posti dopo il tratto di ghiacciaio. Scesi sul ghiacciaio e calzati i ramponi, lo percorriamo in discesa per un centinaio di metri di dislivello costeggiando, a debita distanza per il pericolo di caduta sassi, le balze rocciose montonate che scendono dalle Rocce Pareis. Oltrepassiamo alcuni piccoli crepi longitudinali sino a giungere in corrispondenza di una zona cosparsa di grossi pietroni a margine della superficie ghiacciata (2.900 m; 1h50').

A poche decine di metri da questo punto, ci si sposta in diagonale sulle rocce verso destra in un punto in cui il costone roccioso finora costeggiato, è interrotto da un ripido pendio detritico. Sulla sommità di questo pendio è possibile notare un caratteristico enorme torrione roccioso spaccato a metà: tolti i ramponi, risaliamo questo terreno franoso molto ripido con percorso zigzagante. E' buona cosa evitare il centro di questo pendio, costituito da un substrato troppo sottile per consentire una favorevole risalita; ci manterremo quindi prevalentemente sul lato destro (senso di salita) costituito al contrario da rocce di maggior calibro anche se, a tratti, non perfettamente stabili.

Da poco sopra il Glacier d'Arnés si può vedere la vetta e parte del percorso di salita che si porta in direzione degli ultimi nevai, sulla destra.
Da poco sopra il Glacier d'Arnés si può vedere la vetta e parte del percorso di salita che si porta in direzione degli ultimi nevai, sulla destra.

Guadagnata la quota del torrione roccioso spaccato, giungeremo in breve su un ampio pianoro coperto interamente da pietraie ed alcuni nevai solcati da canaloni che si fanno via via più ripidi appresso alle balze rocciose delle Rocce Pareis (3.000 m; 2h10').

Con itinerario pressochè orizzontale in direzione NO costeggeremo ad alcune centinaia di metri le pareti rocciose delle Rocce Pareis seguendo un itinerario marcato con alcuni ometti indicanti un percorso ideale che, dopo aver superato tre piccole depressioni in cui si potranno trovare ancora dei nevai, giungerà sul costone roccioso di un'ultima depressione ospitante un nevato più corposo e, con buona probabilità, sempre presente.

Attraversato questo nevaio sempre con itinerario orizzontale puntiamo in direzione di una evidente crestina morenica che antecede di alcune centinaia di metri le evidenti balze rocciose verticali della parete S della Bessanese poste più settentrionalmente (3.300 m; 3h).

Da qui è possibile identificare una traccia di sentiero che risale il tratto iniziale della cresta morenica su fini detriti sino a giungere in un punto, presso delle balze rocciose più marcate, ove si formano due canaloni che adducono alla cresta di confine. Come elemento chiarificatore si consideri che il primo canale, assolutamente da non percorrere, è uno stretto e ripidissimo pendio coperto di fini detriti, facilmente innevato, posto ai piedi delle pareti rocciose della parete S della Bessanese; esso è soggetto a frequenti scariche di pietre provenienti dal pendio soprastante il salto roccioso! Su tale primo canale, mi è stato riferito essere presenti alcuni chiodi con fettucce. Ne sconsiglio comunque caldamente la percorrenza.

Momenti di arrampicata nel canalino che porta sulla cresta di confine
Momenti di arrampicata nel canalino che porta sulla cresta di confine

Per proseguire la salita noi imboccheremo il secondo canalone, contato a partire dalla ripida parete S della Bessanese, ove incomincia il tratto di arrampicata che ci porterà ad un colletto posto sulla cresta di confine.

Il canalone da risalire presenta tratti di arrampicata facile ed intuitiva (al massimo II grado) che si svolge su una roccia fragile e scistosa; sarà quindi opportuno valutare l’opportunità di legarsi e porre delle protezioni durante la salita di conserva. Indicativamente esso deve essere risalito mantenendosi sulle rocce a sinistra (senso di salita), più grosse e stabili, cercando assolutamente di evitare il centro del canalino composto da accumuli di rocce instabili di piccolo-medio calibro pronte a rotolare giù al minimo tocco.

Luciano si cala in doppia dalla paretina... evidente la freccia in basso che indica il punto di salita
Luciano si cala in doppia dalla paretina... evidente la freccia in basso che indica il punto di salita

Giunti all'incirca a metà del canalino si potrà notare, in alto sulla sinistra, una specie di guglia rocciosa alla quale bisogna puntare, in quanto è da lì che l'itinerario di salita incomincia ad essere tracciato da linee di vernice bianca dipinte sulle rocce. Superati due punti delicati, di cui uno sull'orlo del ripido canale che si è descritto di evitare e l'altro un traverso su un piccolo e breve canale detritico che precipita sul ghiacciaio della Bessanese posto circa 900 metri più in basso sul versante orientale, si giunge in facile arrampicata (II) sulla linea di cresta posta sul confine italo-francese (3.480 m; 3h30').

Percorrendo la linea di cresta in direzione N si giunge su un ampio slargo ai piedi di una piccola paretina, solcata da un provvidenziale fessurone diagonale, che dovrà essere superata in arrampicata seguendo le numerose indicazioni di vernice bianca. Tale paretina è una conformazione placcosa che si sviluppa per circa 25 metri in verticale, appoggiata e con numerosi appigli per mani e appoggi per i piedi, risulta poco proteggibile con elementi veloci quali nut e friends ma complessivamente, considerando l'esposizione rientra ampiamente in un II grado.

L'ultimo tratto di salita è su facile ma infida pietraia
L'ultimo tratto di salita è su facile ma infida pietraia

La paretina termina su un'ampia cengia dove, poco a destra è già attrezzata una sosta (due chiodi uniti da alcuni cordini) utile per eventualmente assicurare dei secondi di cordata in salita o, ancora più utile, in discesa per effettuare una corda doppia ed evitare di disarrampicare tale tratto (per la discesa in corda doppia è sufficiente la corda sia lunga 50 metri). Recentemente (2010) è stata posizionata una corda fissa ancorata alla predetta sosta, consiglio tuttavia di valutare sempre attentamente sia in salita che in discesa lo stato di usura della stessa ed evitare di utilizzarla nel caso fosse con evidenza “cotta” dal sole e dalle intemperie.

Superata questa difficoltà l'itinerario si sposta in orizzontale lungo la cengia verso occidente per percorrere l'ultimo tratto di salita che, attraverso canali rocciosi e piccoli salti (II+), giunge in vista del segnale Tonini identificato da una statua della Madonna (3.584 m; 4h).

Da poco oltre il Segnale Tonini percorriamo una cengia sul versante occidentale sotto il Segnale Baretti, sullo sfondo il Segnale Rey
Da poco oltre il Segnale Tonini percorriamo una cengia sul versante occidentale sotto il Segnale Baretti, sullo sfondo il Segnale Rey

La cima più elevata dell'Uja Bessanese, il segnale Baretti (3.604 m), s'innalza poco più a N del punto a cui siamo giunti e, per raggiungerla si deve percorrere un breve tratto di affilata ed espostissima cresta spostandoci quindi sul versante francese della montagna, su una larga ma vertiginosa cengia che adduce dopo circa 100 metri lineari ed un piccolo tratto di arrampicata, al filo di cresta che giunge dalla direzione opposta. Guadagnato il filo lo si risale con delicata arrampicata (IV-) sino ad arrivare sulla cima del segnale Baretti, la vetta principale della Uja Bessanese (40' dal Segnale Tonini).

Discesa

La discesa avviene sull'itinerario percorso in salita, facendo particolare attenzione alla caduta sassi e, in caso di nubi all'orizzonte, a programmare tempestivamente la discesa in modo tale da evitare temporali (con conseguenti fulmini e pioggia ) almeno sino alla morena alla base del tratto di arrampicata.

Io e Luciano in vetta nel 2003, alle nostre spalle il Segnale Baretti
Io e Luciano in vetta nel 2003, alle nostre spalle il Segnale Baretti

In caso di nebbia si potranno avere enormi difficoltà a trovare la giusta direzione sulla pietraia dalla morena sino al Glacier d'Arnés essendo presenti sull'itinerario alcuni modesti salti rocciosi, ad ogni modo ci si dovrà tenere pressochè con percorso orizzontale sino ad arrivare nei pressi del caratteristico torrione roccioso spezzato in due, al di sotto del quale si sviluppa il ripido versante detritico che porta direttamente sul ghiacciaio e da qui al Col d'Arnas e al rifugio Gastaldi (4h in condizioni ideali).