VALLE DI ROCHEMOLLES |
Magnifica piramide rocciosa che si staglia sopra il Vallone di Rochemolles sul confine con la Francia; rappresenta la più alta cima delle Alpi Cozie dopo sua maestà, il MonViso. Si innalza sulla congiungente di tre creste, la N-N-O, la E-S-E e la S-O di cui tratta questa relazione.
Dalla sua cima si gode di un panorama unico a 360° grazie alla sua posizione isolata e alla sua altezza: dal MonViso al Delfinato, dalle cima della Valle Stretta alle cime delle Valli di Lanzo fino al Gruppo del Monte Bianco nelle giornate più limpide come ho avuto la fortuna di trovare io! Sotto di esso si può ammirare il lago artificiale di Rochemolles, tutto il suo Vallone e il rifugio CAI "Camillo Scarfiotti".
Dati i suoi ambienti estremamente selvaggi di alta montagna e al fatto di essere poco frequentati non è raro incontrare interi branchi di camosci che sconfinano sulla linea di cresta e, più in basso sotto il Colle della Pelouse, decine di marmotte.
E' possibile salire questa vetta seguendo itinerari diversi ma la salita non è elementare in nessuno dei versanti, soprattutto in quello descritto qui di seguito, e richiede buona esperienza alpinistica ed allenamento in quanto è un itinerario molto lungo (5h di salita per 1.527 m di dislivello) e conserva nei passi finali, immediatamente sottostanti la vetta, delle difficoltà che devono assolutamente essere affrontate con scioltezza e mente molto lucida data la notevole esposizione e la difficoltà di reperire validi punti di assicurazione.
La roccia non favorisce assolutamente l'attività arrampicatoria in quanto è poco solida e generalmente disgregata, costituendo così un'ulteriore grande difficoltà e pericolo.
Periodo consigliato: da fine giugno fino al periodo precedente le prime nevicate in quota.
Attrezzatura consigliata: piccozza e ramponi nelle salite di fine giugno, corda e fettucce per fare sicurezza nei passi più esposti precedenti la vetta, qualche nut e friends di piccole e medie dimensioni.
Purtroppo anche questa volta non ho potuto calpestare la vetta a causa di condizioni davvero brutte dell'ultimo tratto di salita, anche sulla cresta NNE dalla quale ho tentato questa volta. Nel precedente tentativo ho affrontato la cresta SO risalita sino sulla falsa cima posta circa 40-70 metri di dislivello più in basso della vetta reale, arrampicando solo il placcone a Sud auto-assicurandomi; questa volta abbiamo fallito a quota 3.400 m la "via normale" di salita attraversando il detritico e schifoso versante O per agganciare la fatiscente cresta NNE... via che assolutamente sconsiglio a chiunque, meglio proseguire sulla linea della cresta SO in arrampicata su roccia molto più salda rispetto al versante O. Spero nel terzo tentativo che presto effettuerò di poter concludere la via sulla cresta SO e poter finalmente calcare la cima di questa vetta che si fa molto desiderare.
Dopo aver costeggiato tutto il lago artificiale di Rochemolles in auto, superare il ponte e voltare a sinistra percorrendo una carrozzabile che costeggia la sponda opposta del lago sin dove è possibile proseguire, attraversando diversi torrenti che cadono dalle ripide pareti settentrionali del vallone di Rochemolles, sino ad arrivare ad un paletto che indica in direzione N il sentiero per il Colle della Pelouse. Parcheggiato il mezzo imbocchiamo la traccia che, in alcuni tratti e specie nei periodi estivi, viene spesso ricoperto dalle erbe.
Tale sentiero è ben marcato con segnavia bianchi-rossi con su scritto il numero 10 e si inerpica sui ripidi pendii occidentali, con andamento a serpentine, attraversando alcuni torrentelli sino a giungere al colle della Pelouse dove è posta una bella croce lignea (2.797 m; 2h).
E' indicato in parecchie cartine, nei pressi del Colle, un ricovero; esso in realtà è un vecchio manufatto in cemento armato risalente probabilmente all'ultima Guerra Mondiale che non è più utilizzabile come riparo in quanto ha il tetto sfondato ed è invaso dal ghiaccio e dalla neve.
Dal Colle della Pelouse volgere verso E e seguire la lunghissima linea di cresta (attenzione alle folate improvvise di vento spesso presenti), lasciandoci guidare della quasi impercettibile traccia di sentiero e dalla presenza di alcuni ometti di pietre, fino a percorrerla interamente, superando o aggirando diversi salti rocciosi, ed arrivando al punto in cui la cresta si innalza decisamente quasi in verticale (80° circa la sua pendenza media) (3.350 m; 4h) con una notevole placconata orientata a Sud che termina su una falsa-cima, anteriore alla vera vetta che è di poco più alta.
(vedi immagine: la vetta a sinistra, la falsa-cima con la placconata verticale a destra)
Da questo punto consiglio vivamente l'utilizzo della corda e di materiale per fare punti di rinvio e soste (fettucce, moschettoni,...);
1° tiro (di 25-30 mt. di corda) - almeno 5 punti di rinvio ed 1 sosta sulla falsa-cima.
Attaccare la placconata Sud direttamente rimanendo vicino al filo occidentale della parete (III) (1° rinvio) per poi fare un traverso all'altezza di un primo piccolo gradinamento (III+) sino ad un evidente intaglio diagonale quasi verticale (2° e 3° punto di rinvio) che conduce ad uno stretto terrazzino (IV-) (4° punto di rinvio).
Ora portarsi nuovamente sul filo occidentale della parete e salirlo (IV) fino a sbucare su un ampio spazio ricoperto di fini detriti e alcuni spuntoni (5° punto di rinvio) dove, risalendolo un poco (III), si trova una vecchia sosta di corde di un'altra via proveniente da un canalino ad ovest; non è in cattivo stato ma è bene rinforzarla con delle fettucce proprie. (4h30')
(da qui la relazione si fa molto meno dettagliata perchè a vista)
2° e 3° tiro (di 40 mt. di corda l'uno) - almeno 5/6 punti di rinvio ed 2 soste.
Lasciato il terrazino in direzione N, si aggira facilmente un piccolo rilievo roccioso (III), scoprendo la vera vetta che è posta sulla sommità di una placconata sporcata da alcuni detriti ma molto più appoggiata della precedente (35°/40°) (III+).
Prima di arrivare alla placconata citata, tuttavia, bisogna superare una piccola depressione che mi è sembrata molto esposta sul dirupo sottostante (IV), necessario perciò essere bene assicurati da un compagno nel punto di sosta della falsa-cima. (5h circa).

La discesa avviene sull'itinerario di salita; c'è la possibilità di effettuare una doppia nel canalino del versante O per evitare di disarrampicare la placca dell'anticima, sempre che esso non sia pieno di neve. (3h)