VAL SANGONE |
Rocciose elevazioni del medio spartiacque tra il vallone del Sangonetto e del Ricciavrè nel comprensorio della Val Sangone sorgono ad E rispetto alla Rocca Rossa e al monte Pian Real che ne costituisce il punto più elevato. Praticamente sono tre le elevazioni principali, la vetta occidentale, centrale ed orientale unite da una divertente cresta rocciosa e circondate da numerosi torrioni di cui il più celebre è il Torrione Volmann, sul versante meridionale dei Picchi a breve distanza dal Picco Centrale. Tale Torrione fu salito per la prima volta da G. Dumontel (lo stesso della prima salita della cresta ENE del Monte Orsiera) e W. Volmann da cui ovviamente ha preso il nome, nel lontano 16/03/1906.
Queste rocce furono sede di una delle più vecchie e rinomate palestre di roccia del torinese sino a quando l’eccessivo avvicinamento e la brevità delle arrampicate non ne fecero perdere l’interesse. Oggi, a parer mio, rappresentano uno dei luoghi meno frequentati in assoluto di tutta la Val Sangone nonostante la bellezza degli scorci panoramici offerti da questa lunga costa rocciosa. E' altresì vero che potrebbe eventualmente rappresentare un buon posto per chi volesse fuggire alla presenza degli spit e catene per affidarsi alla propria abilità nel chiodare vie di arrampicata sulle vaste pareti rocciose dei contrafforti meridionali del Picco orientale e centrale soprattutto senza dove andare a cercare posti troppo lontani o sperduti.
La traversata dei tre picchi, da E ad O rimane comunque la via di salita più interessante di tutto il comprensorio, di carattere fortemente alpinistico e riservata a chi ha già dimestichezza con l’arrampicata e con percorsi di cresta a notevole esposizione. Non ci si trova mai ad affrontare difficoltà eccessive in pareti difficili, tutt’altro, però è frequentissimo trovarsi ad affrontare passaggi banali (II – III) a notevole esposizione sui versanti meridionale e settentrionale della costa rocciosa. Pertanto è consigliabile effettuare la traversata in cordata e in stile alpinistico. I primi che percorsero questo itinerario furono Ceradini e Gussoni il 20/11/1894 con un percorso lievemente diverso da quello che percorriamo noi oggi.
Il panorama, come anticipato, è davvero interessantissimo e da solo merita tutta la fatica della salita. Già lungo il tratto di salita sui pascoli sopra l’Alpe Ciargur possiamo ammirare alle nostre spalle uno scorcio davvero unico e formidabile sulla sottostante val Sangone e sulla città di Torino; mano a mano che saliamo e scavalchiamo i torrioni rocciosi poi appaiono anche le vette della Val di Susa e Val di Lanzo, dal Rocciamelone al Monte Lera sino alla Uja di Ciamarella e Torre d’Ovarda.
Oltre di esse appaiono bianche e ben visibili le forme del Gran Paradiso e Monte Rosa, con un livello di dettaglio davvero impressionante nelle giornate più limpide. Ben evidente inoltre l’isolato Monte Emilius esattamente a metà distanza tra i due massicci valdostani precedentemente citati.
Spostando lo sguardo a S invece seguiamo tutta la lunga cresta spartiacque che divide la Val Sangone dalla Val Chisone passando per la Punta dell’Aquila e il Monte Bocciarda. Ovviamente sempre presente sulla scena meridionale il Monviso ci mostra orgoglioso la sua parete Nord, lasciando tuttavia spazio alla più profonda visuale sulle Alpi Marittime di cui si scorge eccezionalmente l’Argentera. Verso SO possiamo puntare il dito su tutte le vette della Val Chisone e Val Germanasca sino a quando ci imbattiamo sui ripidi ed alti contrafforti che chiudono a SO il Vallone della Balma, posto appena al di là di una costa rocciosa denominata Ciarmagranda; si passa dalla Punta del Lago S alla Punta Loson al Monte Robinet di cui si distingue nettamente la cappella-bivacco situata sulla sua vetta. Ad O vediamo bene la prosecuzione della Costa del Pagliaio che si va a scontrare con le ripide rocce della Rocca Rossa e del Monte Pian Real a chiudere ad O il bello, mansueto e dimenticato vallone del Ricciavrè, posto ai nostri piedi a S.
Come premesso è consigliabile percorrere questo itinerario in stile alpinistico e in cordata, si raccomanda quindi di avere con se almeno una mezza corda, imbrago e alcuni anelli di fettuccia per eventualmente proteggere i tratti più esposti della traversata. Utili ma non indispensabili alcuni chiodi sottili per proteggere la un passaggio in fessura sul secondo Picco e uno spigolo sul Picco Occidentale. Il periodo ottimale è quello tardo primaverile sino all'autunnale, in relazione al disgelo e alla scomparsa della neve in quota, condizione ottimamente valutabile nelle giornate più terse già dalla periferia torinese e tutta la bassa Val Sangone.
Per poter accedere comodamente a questo angolo un po' dimenticato della Val Sangone si possono scegliere due alternative principalmente: quella trattata in questa relazione, dalla borgata Ruata e una un po' più lunga dalla Frazione Cervelli. E' possibile trovare relazioni che indicano come partenza la Frazione Rolando di Ferria, si tenga conto tuttavia che in questa borgata esiste una limitatissima possibilità di parcheggio auto (1-2 posti al massimo) ed è raggiungibile solo percorrendo in auto una strada sterrata non particolarmente ben spianata.
Parcheggiato il proprio autoveicolo dove termina la strada asfaltata imbocchiamo il segnalato sentiero GTA che diparte in direzione N con percorso sempre bene evidente che attraversa Borgata Ciargur a quota 1.388 e Prese Agliè poco oltre, giungiamo nei pressi di un bivio segnalato con una palina: diritto si prosegue per i Picchi del Pagliaio oppure sul GTA verso N per l'Alpe Palè mentre immediatamente a destra si scende alla restaurata Borgata Ciargur di Mezzo ove possiamo trovare tra l'altro un edificio ristrutturato dal CAI Coazze ed adibito a rifugio privato. Proseguiamo sul sentiero GTA sino a trovare in breve un'altra palina che mostra a sinistra la traccia 418 che prosegue verso i Picchi del Pagliaio, risalendo i vasti pascoli sino a trovare le prime asperità della Costa del Pagliaio. Già da questo punto possiamo ammirare il bellissimo panorama regalato dalla splendida posizione (1.450 m; 35').
Risaliti i pascoli seguendo l'esile traccia ci dirigiamo verso le evidenti rocce sulla cresta, nei pressi di un boschetto di conifere che riveste il versante settentrionale della Costa del Pagliaio.
Rimanendo pressochè sulla linea di cresta e seguendo le tacche di vernice gialla abbastanza scolorite, risaliamo con percorso assai dolce questo lungo tratto di cresta rimanendo prevalentemente sul versante settentrionale, sul Vallone del Sangonetto, sino a giungere intorno a quota 1.800 m circa ove dovremo stare attenti a notare una grossa freccia gialla sbiadita disegnata su un roccione alla destra della evidente traccia principale.
Tale deviazione si trova prima che il sentiero inizi a discendere maggiormente sul versante meridionale della cresta. Percorriamo perciò la linea di cresta in direzione di uno spuntone roccioso posto sulla sommità di un primo rilievo sulla cresta seguendo su un'esilissima traccia i segni di vernice gialla comunque ben evidenti; giunti nei pressi dello spuntone roccioso possiamo ben identificare il successivo tratto di sentiero che, oltre un piccolo colletto, si spinge sul versante settentrionale risalendo sino alla base delle ripide rocce del Picco Orientale nei pressi di un colletto terroso-detritico (1.930 m; 1h35').
Giunti alla base del Picco Orientale ove dovremo senza indugio abbandonare i segni gialli che discendono sull'opposto versante in direzione del Torrione Volmann.
Da qui inizia il nostro tratto alpinistico, infatti risalendo le non difficili rocce (II) che ci sovrastano verso O, con percorso non obbligato ma tendenzialmente sul filo di cresta ove ci sono i blocchi di maggiore dimensione, giungeremo in breve in vetta al Picco Orientale (1.985 m; 1h45').
Per discendere da questo torrione sul versante O, superate alcune iniziali facili rocce dovremo dirigerci nei pressi di un evidente camino che il Picco Orientale forma con un enorme ed aguzzo roccione appoggiato pesantemente sulla cresta.
Discendendo le ripide rocce all'interno dell'intaglio (II+) potremo toccare il sottostante tratto erboso di un colletto che ci separa dalla base del Picco Centrale.
Attaccata la roccia su placconate rocciose inclinate consumate dai numerosi passaggi di scarponi giungiamo sotto una caratteristica fessura verticale che andrà risalita direttamente (III); tale tratto può essere facilmente evitato scartando alla destra il diedro che forma la fessura e risalendo un canaletto erborso-detritico che ci porterà, oltre alcuni roccioni (I) ad una insellatura posta immediatamente sotto una liscia placca (II+), da affrontare direttamente e senza alternative per accedere in breve senza ulteriori difficoltà sulla vetta del Picco Centrale ove troviamo una vecchia targhetta metallica e i resti di una probabile croce colpita da un fulmine (2.020 m; 2h15').
Dalla vetta del Picco Centrale percorriamo le facili ma esposte rocce della cresta in direzione del Picco Occidentale aggirando alcuni grossi roccioni e scendendo nei pressi di una placca inclinata sulla quale è stata posta un'immagine commemorativa. Tale punto è il passaggio a maggior esposizione di tutta la traversata e dovremo fare molta attenzione dapprima a portarci sulla placca inclinata (II+), discosta di mezzo metro abbondante dalla roccia ove saremo arrivati e successivamente, dalla cima di questo torrioncino, a calarci nel successivo colletto.
Ad aiutarci in questa discesa troviamo in sede un'utile e solida sosta di chiodi tradizionali che ci risparmieranno, con una breve corda doppia, una disarrampicata facile (II) ma davvero molto esposta sul vallone del Sangonetto. Giunti su terreno decisamente più facile risaliamo dapprima il tratto erboso scavalcando facili roccette sino ad arrivare nei pressi di uno spigolo rossastro che potremo affrontare direttamente con esposta e divertente arrampicata (III) oppure evitare sulla sinistra risalendo un canale erboso sino a riguadagnare la cresta che termina in breve, con poche altre difficoltà arrampicatorie, sulla vetta del Picco Occidentale (2.040 m; 3h).
C'è da dire che la discesa sul versante meridionale della cresta che ci consente di riguadagnare il comodo sentiero alla base dei Picchi del Pagliaio, risulta a mio giudizio decisamente più impegnativa e delicata dell'intera salita, pertanto raccomando di porre moltissima attenzione sia nella percorrenza del primo tratto, subito oltre il Picco Occidentale, sia nel tratto inferiore che percorre un ripido canalino roccioso per ricongiungersi con l'itinerario escursionistico alla base della Costa del Pagliaio.
Iniziamo a scendere le facili rocce che disegnano la cresta verso O sino a quando siamo costretti ad affrontare in disarrampicata un paio di tratti più impegnativi e delicati per raggiungere il sottostante colletto erboso. Giunti sul colletto erboso ci infiliamo in un intaglio erboso-detritico che scende ripido sul versante meridionale della cresta partendo contro le rocce del versante occidentale del colletto.
Tale tratto è sporadicamente segnalato con bolli di vernice rossa molto sbiaditi, tuttavia il suo sviluppo è facilmente individuabile grazie alla presenza di alcuni utili cavi metallici che ci aiutano nella discesa dei tratti più impegnativi del canalino (II+). Perdendo rapidamente quota giungiamo al fondo del canalino ove nei pressi di un'ennesima lapide recuperiamo la traccia che porta al sentiero ben più marcato alla base meridionale dei Picchi. Percorriamo tale sentiero in direzione E passando alla base del Torrione Volmann che si stacca nettamente e ben evidente a SE del Picco Centrale.
Volendo è possibile salire anche su questo Torrione ripercorrendo l'itinerario originale dei primi salitori dallo spigolo SE sino ad una cengia detritica posta alla sinistra di una specie di nicchia (II+). Al termine della cengia, ove la parete S diventa più solida e ricca di appigli la si affronta direttamente toccando la sommità in circa 30' di arrampicata dalla base del Torrione (III+). Per discendere si utilizza il più accessibile versante O discendendo le prime rocce dalla vetta (II) sino ad un verticale intaglio; tendenzialmente verso destra troviamo il punto di discesa più semplice che ci porta alla base dell'intaglio (II+) dal quale potremo imboccare il canale roccioso sul versante O che ci permette di riconquistare la base del torrione (II+) e quindi in breve il sentiero alla base dei Picchi.
Percorrendo quindi verso E la larga traccia ben segnalata sia di giallo che di rosso passiamo alla base delle bastionate rocciose del Picco Orientale che potrebbero bene prestarsi a qualche salita alpinistica non difficilissima ma credo abbastanza divertente, sino a ricongiungerci con l'itinerario disalita ove l'avevamo abbandonato per deviare verso la cresta.