VAL GRANDE - LANZO
Laghi dell'Unghiasse (2.557 metri)
       dalla Frazione Alboni (Pialpetta)

Ultima salita effettuata: 18-07-2010
Grado di difficoltà: ESCURSIONISMO - EE
Dislivello totale salita: 1.207 metri
Uno degli splendidi ambienti che attraversa l'itinerario
Uno degli splendidi ambienti che attraversa l'itinerario

Descrizione del paesaggio e panorami

Stupendo itinerario ad alto valore naturalistico e paesaggistico nella media Val Grande di Lanzo al di sopra di Pialpetta, frazione di Groscavallo. I laghi di Unghiasse rappresentano il residuo del circo glaciale superiore che, qualche migliaio di anni fa, alimentava il ghiacciaio che discendeva questa bellissima vallata, fatto evidente nella parte superiore dell’itinerario, ove le caratteristiche rocce montonate con i massi erratici posati su di esse non lasciano dubbi.

La protagonista dei panorami è sicuramente l'Uja di Ciamarella
La protagonista dei panorami è sicuramente l'Uja di Ciamarella

Come descritto nella relazione, è possibile effettuare un anello, dalle caratteristiche esclusivamente escursionistiche, che permette di raggiungere e visitare sia il Lago Grande che il lago della Fertà. Data la lunghezza e l’attenzione da porre nel seguire la traccia del sentiero, non sempre evidente e ben segnalata, deve essere considerato come un itinerario di medio-alto impegno.

L’ambiente di questo vallone possiede, come già segnalato, caratteristiche davvero eccezionali. Si parte da un bosco di faggi secolari per attraversare una splendida abetina sino a sbucare sugli ampi pascoli circondati dalle impressionanti pareti rocciose levigate anticamente dai ghiacci. Ancora oltre, nella parte superiore, si effettuerà un panoramico mezzacosta che ci permetterà osservare le cime circostanti, a partire dalla’Uja di Ciamarella di cui potremo osservare benissimo i versanti orientale e settentrionale, sino all’Albaron di Savoia verso O e tutta la catena spartiacque con la Val di Susa verso S. Più in alto, nei pressi dei laghi, il panorama sarà dominato a settentrione dalla linea di cresta che partendo dal Monte Unghiasse sopra il Lago Grande, giunge sino al Colle della Terra sopra il Lago della Fertà separandoci dalla vicina Val Locana.

Da sinistra l'Uja di Bessanese, l'Uja di Ciamarella e la Piccola Ciamarella fino al lontano Albaron di Savoia
Da sinistra l'Uja di Bessanese, l'Uja di Ciamarella e la Piccola Ciamarella fino al lontano Albaron di Savoia
La nostra meta superiore, il Lago della Fertà
La nostra meta superiore, il Lago della Fertà

Data la particolare conformazione post-glaciale dei pianori superiori all’Alpe di Riane, consiglio di porre particolare attenzione nel caso si fosse sorpresi dalla nebbia, fenomeno molto caratteristico dei pomeriggi delle Valli di Lanzo; in tali condizioni sarà molto facile smarrire la traccia di sentiero e trovarsi nei guai.

Il Lago Grande, posto alle pendici del Monte Unghiasse
Il Lago Grande, posto alle pendici del Monte Unghiasse

Attrezzatura necessaria e periodo consigliato

Non vi è la necessità di alcuna attrezzatura particolare diversa da quella escursionistica necessaria per delle gite effettuate in periodo estivo ed autunnale. Sconsiglio fortemente la frequentazione invernale della parte superiore di questa gita, dall’alpe di Riane in poi, data l’eccessiva esposizione dei versanti al pericolo causato dalle slavine.

Itinerari accessori

Una interessante appendice dell’itinerario, con bivio posto sul margine SE del Lago Grande, è la salita alla vetta del Monte Unghiasse, decisamente consigliabile per l’eccezionale panorama che può offrire sul Monte Rosa e sul vicinissimo massiccio del Gran Paradiso. Si tenga tuttavia conto che il lungo sentiero che vi sale, transitando prima all’omonimo colle e dirigendosi poi alla vetta attraverso la rocciosa cresta orientale, è pressoché ridotto ad un’esile e poco marcata traccia è da porsi ai limiti della scala escursionistica e da affrontare perciò con molta attenzione e giudizio.


Lo stretto spiazzo ove è possibile parcheggiare il nostro veicolo
Lo stretto spiazzo ove è possibile parcheggiare il nostro veicolo

Accesso stradale

Dopo Lanzo seguire le indicazioni sulla SP per Ceres e, prima dell’abitato nei pressi di un semaforo, seguire il bivio che, passando sotto la ferrovia, conduce a Forno Alpi Graie entrando nella Val Grande. Arrivati alla frazione Pialpetta, superata una fila di garage di pessimo gusto estetico affacciati sulla strada, dovremo voltare decisamente a destra ad un bivio segnalato da un cartellone di legno non molto evidente. Si seguono le indicazioni per le località Rivotti – Alboni e, dopo alcuni tornanti ad un altro bivio, dovremo seguire le indicazioni che ci conducono infine, verso destra, alla località Alboni.

L'imbocco del sentiero
L'imbocco del sentiero

Con un lungo e tortuoso itinerario totalmente asfaltato giungiamo al termine della strada ove potremo parcheggiare l’auto su uno spiazzo non molto ampio (capienza max 10 auto) posto nei pressi di alcune baite magnificamente ristrutturate.

Il sentiero si imbocca proseguendo a piedi la strada sterrata, oltre un blocco stradale posto accanto ad un lavatoio ristrutturato.


Dopo poche centinaia di passi giungiamo al primo bivio, ben segnalato, occhio tuttavia che, poco dopo, dovremo lasciare la traccia principale e svoltare a sinistra
Dopo poche centinaia di passi giungiamo al primo bivio, ben segnalato, occhio tuttavia che, poco dopo, dovremo lasciare la traccia principale e svoltare a sinistra

Relazione

Imboccato il sentiero seguiremo inizialmente il tratto di strada sterrata che conduce ad una baita al margine del bosco, prima di giungere al suo cancello seguiremo sulla destra un sentiero indicato con un cartello “Sentiero GP Motti” che discende brevemente e prosegue verso un altro gruppo di baite; non segnalato, troveremo a sinistra nei pressi di un giovane ciliegio un’interruzione del muretto a secco dal quale si diparte una traccia di sentiero che dovremo imboccare.

Si accede ad un boschetto di sorbi montani e faggi e, con facile itinerario si esce prima tra vecchi terrazzamenti, oggi parzialmente inselvatichiti da giovani faggi, e presto tra due baite ben restaurate. Proseguendo giungeremo su un tornante di una strada sterrata. Imboccatala in salita scavalcheremo una catena che sbarra l’accesso ai veicoli e giungeremo, in breve, ad un altro tornante che costeggia alcune baite. Appena sopra, sulla destra e segnalato con un timido segnale bianco rosso a terra prima di un palo della luce di cemento, ritroviamo una traccia di sentiero che scende sulla destra immergendosi nella faggeta. (1.359 m ; 15’)

A quota 1.359 il secondo bivio scarsamente segnalato: si inoltra nel bosco a destra
A quota 1.359 il secondo bivio scarsamente segnalato: si inoltra nel bosco a destra
I pianori che attraverseremo sono costellati da vecchi alpeggi oggi, in buona parte, restaurati.
I pianori che attraverseremo sono costellati da vecchi alpeggi oggi, in buona parte, restaurati.
Il nostro itinerario prosegue in salita nell'abetina, scartando il sentiero che, verso destra si dirige al vicino Bec di Mea
Il nostro itinerario prosegue in salita nell'abetina, scartando il sentiero che, verso destra si dirige al vicino Bec di Mea

Tagliando orizzontalmente l’impluvio che discende ripido verso destra, il nostro amabile sentiero a mezzacosta coincide ancora con l’itinerario che porta verso il Bec di Mea, al di sotto del quale si trovano delle pareti sede di una nota falesia per arrampicata sportiva. Transitiamo nei pressi di un bellissimo alpeggio circondato dagli abeti e posto alla base di un caratteristico roccione per giungere ad un bivio marcato con dei cartelli affissi su di un abete. (1.469 m; 35’)

Bellissimo tratto costeggiato da imponenti blocchi granitici
Bellissimo tratto costeggiato da imponenti blocchi granitici

Scartiamo l’itinerario che prosegue scavalcando il versante e proseguiamo in salita nell’abetina, seguendo l’indicazione “Laghi”, attraversate alcune radure erbose ove la vista sull’Uja di Ciamarella sarà sicuramente fonte di attrazione e soggetto di numerose fotografie, proseguiamo in direzione dei sovrastanti torrioni rocciosi in direzione NO e giungiamo così nei pressi di un altro alpeggio ristrutturato, addossato ad imponenti pareti granitiche. Qui, dopo aver superato l’angolo di una stalla, giungeremo ad un bivio dal quale si diparte verso sinistra un sentiero pianeggiante marcato di giallo; tralasciatolo, proseguiremo invece svoltando a destra seguendo gli sporadici segnavia bianco-rossi e risalendo un ripido pendio costeggiato da imponenti e verticali pareti granitiche. (1.600 m; 50’)

Le radure offrono splendidi soggetti per immagini indimenticabili
Le radure offrono splendidi soggetti per immagini indimenticabili

Dopo un tortuoso e ripido tratto di sentiero, arriveremo nei pressi di un pilone votivo che addurrà infine al margine meridionale di un vasto pianoro, al limite della vegetazione arborea qui costituita quasi esclusivamente da larici e solo più pochi abeti. (1.707 m; 1h10’)

Poco prima di giungere sulla spianata del Pian di Riane incontriamo questo pilone votivo
Poco prima di giungere sulla spianata del Pian di Riane incontriamo questo pilone votivo
Ecco la comoda passerella che utilizzeremo per proseguire nella nostra escursione
Ecco la comoda passerella che utilizzeremo per proseguire nella nostra escursione
I vecchi valligiani sapevano come sfruttare al meglio i ripari offerti da questi enormi blocchi di granito
I vecchi valligiani sapevano come sfruttare al meglio i ripari offerti da questi enormi blocchi di granito

Proseguendo l’itinerario sopra una comoda passerella costituita da un muretto a secco alto circa un metro e mezzo, sbuchiamo finalmente sull’ampio pascolo dell’Alpe di Riane, solcato da diversi rivoli d’acqua e delimitato, a settentrione, oriente ed occidente da severe pareti rocciose e verticali canaloni dai quali discendono i torrenti in splendide cascate. Il nostro itinerario transita accanto ad una caratteristica costruzione, posta alla nostra sinistra, ricavata sotto alcuni imponenti blocchi di granito sicuramente trasportati sin qui alcuni millenni fa dagli antichi spostamenti glaciali che colmavano in buona parte l’anfiteatro sul quale ci stiamo affacciando; da questo punto dovremo proseguire pressoché in linea retta sino ad arrivare sulla riva del torrente principale che solca il pascolo.

In questo punto, si dovrà porre estrema attenzione nell’identificare la corretta prosecuzione della traccia di sentiero in quanto la traccia si disperde nel verde del pascolo erboso e si è in assenza di una segnaletica verticale degna di questo nome, che ne tracci in maniera evidente la via. (1.782 m; 1h 30’)

Gli unici due segnali che ci guideranno nell’identificazione della via saranno un piccolo segno convenzionale bianco-rosso dipinto su un roccione e un’esile traccia sul pendio acclive del versante orientale nei pressi di alcuni larici sparsi che può facilmente confondersi con le calpesti delle mucche.

Si badi a non risalire in alcun modo il pascolo in direzione N verso gli alpeggi di fondovalle in quanto si giungerebbe sostanzialmente in un vicolo cieco alla base di pendii troppo ripidi per essere affrontati in sicurezza.

Il lungo pianoro di Riane. In questo punto NON dovremo raggiungere il fondo del vallone ma ricercare la traccia di sentiero immediatamente sulla destra, in mezzo ai larici sparsi...
Il lungo pianoro di Riane. In questo punto NON dovremo raggiungere il fondo del vallone ma ricercare la traccia di sentiero immediatamente sulla destra, in mezzo ai larici sparsi...
... in direzione di questo roccione ove si ritrova un segnavia
... in direzione di questo roccione ove si ritrova un segnavia

Guadato il torrente cerchiamo quindi la traccia di sentiero da imboccare, nei pressi di alcuni larici ove, a terra ed assolutamente poco visibile, troveremo un cartello con scritto “G.P. Motti”. Esso indica proprio l’itinerario che, dopo un breve tratto scosceso e sconnesso, si divincolerà tra i residui larici e gli imponenti roccioni per poi appianarsi lievemente e portarsi in alto su di una larga cengia posta appena sotto delle ripide balze rocciose che possiamo già vedere dal basso verso E.

Una volta giunti nei pressi della traccia potremo ritrovare a terra un cartello, prima invisibile, con l'indicazione sentiero G.P.Motti
Una volta giunti nei pressi della traccia potremo ritrovare a terra un cartello, prima invisibile, con l'indicazione sentiero G.P.Motti

Tale itinerario, alternando tratti in arbusteti di ontano verde o in pietraia, addolciti con la creazione di scalinate rocciose nel recente passato dalla mano dell’uomo, a tratti di bassi arbusti di ginepro comune, sovrasta tutto il pianoro dell’Alpe di Riane sino a portarsi con itinerario sinistrorso sul culmine delle cascate già ben visibili dal sottostante pianoro. Qui potremo trovare un caratteristico alpeggio, in ottimo stato di conservazione, costruito in posizione estremamente panoramica su un terrazzo roccioso davvero ardito. (2.156 m; 2h30’)

Il bellissimo alpeggio superiore che domina il sottostante Pianoro di Riane
Il bellissimo alpeggio superiore che domina il sottostante Pianoro di Riane

Proseguendo sulla traccia di sentiero, qui ben evidente e segnalata, volgiamo il nostro sguardo verso N, sopra la nostra testa, e potremo immediatamente identificare l’enorme mole rocciosa del Monte Unghiasse e della sua cresta che digrada verso occidente risalendo poi nuovamente sul Monte Bellagarda; immediatamente sotto questo lontano profilo, ci è possibile identificare un evidente “ometto” alto diversi metri che marca approssimativamente il tratto ove transiterà il nostro sentiero parecchie centinaia di metri sopra il nostro punto attuale.

Osservando i pendii superiori, vedremo a sinistra la cima del Monte Unghiasse e a centro foto i balconi rocciosi che risaliremo
Osservando i pendii superiori, vedremo a sinistra la cima del Monte Unghiasse e a centro foto i balconi rocciosi che risaliremo

Dopo un centinaio di metri segue un tratto in cui si dovrà fare molta attenzione a non perdere la traccia del sentiero poiché essa tenderà ad essere spezzata da tratti erbosi o acquitrinosi e, non sempre, le indicazioni in vernice bianco-rossa sono state messe in posizione davvero evidente. Qui il sentiero si fa decisamente tortuoso al fine di aggirare le rocce montonate che iniziano a diventare evidenti sulla superficie del pascolo alpino d’alta quota.

Come indicazione generale si tenga conto che, durante tutta la percorrenza di questo tratto, dovremo rimanere sovrastati dall’ampia sagoma del Monte Unghiasse, senza seguire lunghi traversi verso occidente che ci porterebbero inevitabilmente fuori via. Si ponga inoltre attenzione a non fare affidamento sui numerosi ometti di pietre che tendono effettivamente a confondere le idee circa la giusta traccia: consiglio di ricercare con attenzione i bolli bianco-rossi, seppure in gran parte scoloriti e poco evidenti, e preoccuparsi di seguire esclusivamente quelli.
 

ATTENZIONE a questo bivio!! La segnalazione è assolutamente inconvenzionale ma noi dovremo proseguire verso destra sul bianco-rosso
ATTENZIONE a questo bivio!! La segnalazione è assolutamente inconvenzionale ma noi dovremo proseguire verso destra sul bianco-rosso

Giunti alla quota 2.328 m dovremo fare molta attenzione ad un bivio, segnalato in una maniera davvero inconvenzionale e poco chiara.

Il nostro itinerario di salita continua sulla destra verso NE, accanto ai ruderi di una vecchia baita di cui rimangono solo la traccia delle mura, tralasciando in tal modo i segnali rossi che si dirigono in percorso a mezzacosta verso O. Tale traccia costituirà, come vedremo in seguito, quella che seguiremo al ritorno, in senso contrario nel nostro giro ad anello, dopo aver visitato il lago della Fertà. (2.328 m; 3h)

Segue quindi un tratto pianeggiante tracciato su un amabile pascolo ove potremo goderci lo splendido panorama che si apre alle nostre spalle, via via che risaliremo i pianori, attraversando un paio di torrentelli che scendono direttamente dal Lago Grande, prima meta della nostra escursione.

Nella salita attraverseremo più volte questi torrentelli che discendono direttamente dal soprastante lago Grande
Nella salita attraverseremo più volte questi torrentelli che discendono direttamente dal soprastante lago Grande

Superati i facili guadi il sentiero piega e sale nuovamente verso N in direzione degli ometti  giganti elevati sugli imponenti roccioni posti sopra le nostre teste; affronteremo in questo tratto un percorso sin eccessivamente tortuoso che vuole aggirare la maggior parte delle rocce montonate che tuttavia si sarebbero potute affrontare direttamente e con facilità. Rimanendo sempre nei pressi del torrentello affiancheremo una splendida ed enorme roccia montonata ove, in maniera del tutto evidente e non confutabile, in tempi remoti sono state deposte diverse enormi pietre che, ancor oggi possiamo ammirare nella loro regale immobilità.

Il panorama, verso occidente ovvero sulla linea di cresta che segna il confine con la Francia, è impareggiabile: dalla cima della Uja di Ciamarella si passa alla Piccola Ciamarella sino al Colle Chalanson e alla splendida sella dell’Albaron di Savoia.

Costeggiando il placido torrente che si forma dall’estuario del vicinissimo Lago Grande, giungiamo in vista di una palina, infissa sulla riva opposta; essa indica la direzione ove potremo reperire l’esilissima traccia di sentiero che, affrontando inizialmente una morena verso E, risale verso il colle e la punta dell’Unghiasse.

Nei pressi del Lago Grande inizieremo a camminare su queste splendide rocce montonate...Nei pressi del Lago Grande inizieremo a camminare su queste splendide rocce montonate...
... sino a vedere questa palina, una vera rarità in questi luoghi, che ci indica il sentiero che conduce verso il Colle dell'unghiasse
... sino a vedere questa palina, una vera rarità in questi luoghi, che ci indica il sentiero che conduce verso il Colle dell'unghiasse

Il nostro itinerario prosegue invece verso N, accanto al torrentello, sino a giungere immediatamente sopra lo splendido Lago Grande, di un colore blu profondo, sovrastato dal roccioso Monte Unghiasse. (2.492 m; 3h30’)

Giunti al Lago Grande il bellissimo sentiero costeggerà il suo margine meridionale
Giunti al Lago Grande il bellissimo sentiero costeggerà il suo margine meridionale
La vetta del Monte Unghiasse sul margine opposto del sentiero che stiamo percorrendo
La vetta del Monte Unghiasse sul margine opposto del sentiero che stiamo percorrendo

L’itinerario costeggia il margine meridionale del Lago Grande, in alcuni tratti discendendone sin sulla riva, per giungere sul suo margine occidentale ove si chiude a cuneo nei pressi di imponenti roccioni sovrastati dalle pareti verticali del Monte Bellagarda. Il sentiero prosegue verso O risalendo i terrazzamenti glaciali composti dalle rocce levigate dagli antichi ghiacciai che colmavano ed esaravano i pianori che stiamo calpestando, sino a scollinare e poter ammirare il più piccolo ma ugualmente affascinante Lago della Fertà, nome preso in prestito dall’omonima vetta che lo sovrasta verso S alla sinistra del prospiciente e marcato Colle della Terra. (2.559 m; 4h)

Il Lago della Fertà alla base del Colle della Terra, visibile sulla sinistra.
Il Lago della Fertà alla base del Colle della Terra, visibile sulla sinistra.

Discesa

Dopo un buon riposo in riva al placido Lago della Fertà, potremo scegliere di proseguire l’itinerario compiendo un anello oppure ritornando sui nostri passi e transitando nuovamente nei pressi del Lago Grande.

Le costruzioni dell'Alpeggio Becco degli Uccelli, nome davvero particolare...
Le costruzioni dell'Alpeggio Becco degli Uccelli, nome davvero particolare...

Se opteremo per la prima scelta, dovremo imboccare una traccia di sentiero (segnalata con vernice rossa) che, in direzione S, discende su buona traccia un pendio dirigendosi verso l’Alpeggio Becco degli Uccelli, ottimamente restaurato.

Da qui il sentiero, tenendosi alto rispetto al piccolo torrente che discende dall’estuario del soprastante Lago della Fertà ma sempre in progressiva discesa, prosegue verso oriente su rocce montonate e stretti pascoli sino ad un guado posto su un pianoro davvero pittoresco. Da qui, con percorso amabilissimo e mai ripido si percorre verso E un sentiero sufficientemente evidente sul quale, tuttavia, dovremo fare molta attenzione seguire i segnavia, composti da tacche o punti di vernice rossa, non sempre evidenti.

Mucche in alpeggio a quota 2.300 m
Mucche in alpeggio a quota 2.300 m
Discendendo verso il Pianoro di Riane in un quadro panoramico eccezionale
Discendendo verso il Pianoro di Riane in un quadro panoramico eccezionale

Giungeremo, in tal modo in pochi minuti, al bivio che ho segnalato lungo l'itinerario di salita, ove potremo ritrovare i segnavia convenzionali bianco-rossi e proseguire quindi, in senso opposto, sull’itinerario già percorso in salita, ponendo particolare attenzione a non perdere la traccia dirigendoci pericolosamente sulla sommità dei canaloni che cadono direttamente sul sottostante Pian dei Riane. (3h circa)