Uja di Ciamarella - Cresta Est (
3.676 m)
dal Bivacco Soardi-Fassero Valsea
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Ultima
salita effettuata:
2005-07-17
Dislivello totale salita:
1.379 m |
Grado difficoltà:
ALPINISMO - F+
Località:
VAL DI SEA - LANZO |
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Elegantissima la cresta E della Ciamarella, ben visibile sulla sinistra
la calotta chiamata Pan di Zucchero, alla destra la ripida parete
Nord |
Descrizione del paesaggio
e panorami
L'Uja di Ciamarella rappresenta cartograficamente la vetta più alta delle
Valli di Lanzo e, se vogliamo, anche la più famosa. E' un massiccio assolutamente
imponente posto a cavallo tra la val d'Ala e la val di Sea che trae origine
ad O dal colle dell'Albaron di Savoia ove la linea di cresta inizia a
salire originando prima la punta Chalanson poi la Piccola e Grande Ciamarella
creando uno stupendo anfiteatro glaciale che si apre verso SO, sino a
spingersi lungo la cresta E all'opposto colle delle Roccette dell'Albaron
di Sea. |
Notevoli sono i fianchi meridionale e settentrionale
di questa poderosa vetta, l'uno roccioso e l'altro glaciale, ove sono
stati scritte nel recente passato grandi pagine della Storia dell'Alpinismo.
I nomi celebri che accompagnano la Storia di questa vetta sono numerosi,
dall'ingegner Tonini, topografo di fine ottocento che per primo salì questa
vetta (come numerose cime di queste zone) nel 1857 insieme al suo assistente
Ambrosini, sino ad arrivare all'autentico fuoriclasse G.C.Grassi che proprio
nelle Valli di Lanzo ha saputo disegnare e percorrere vie che nessun altro
prima di lui aveva saputo calcare, a partire magari proprio dalla temuta,
difficile ed oggi ormai fatiscente parete N dell'Uja di Ciamarella. |

Ecco l'ormai fatiscente parete Nord dell'Uja
di Ciamarella vista dalla punta Tonini, ormai lo scivolo nevoso non è altro
che un pericoloso colatoio |

Dalla vetta è stupendo lo scorcio dato sul
Monte Bianco ben visibile a centro foto |
Di contro ad appagare la fatica necessaria per salire
in vetta da qualsiasi versante è il panorama assolutamente fantastico
che si gode. Non c'è davvero limite all'occhio da quassù, sembra di essere
davvero in cielo poichè tutto è sotto di noi... in lontananza tutte le
maggiori cimedell'arco alpino occidentale rendono omaggio a questa vetta,
nessuna esclusa: a N svetta bianco ed isolato il massiccio del monte Bianco,
alla sua destra il Gran Combin, più vicine sono le Levanne e, più verso
oriente la Grivola e il Gran Paradiso; appena superato il massiccio del
Granpa s'intravede l'aguzza e lontana forma del Cervino spesso sfumata
dalla foschia. Ancora piùverso oriente l'ampio massiccio del monte Rosa
che lascia spazio alla Pianura Padana. |
Sotto i nostri piedi a settentrione si stende la
lunga val di Sea, mascherata dalla vetta dal lungo percorso terminale
a ferro di cavallo della cresta E che ci porta sino a ben vedere la vetta
dell'Albaron di Sea che si stacca ben 500 metri di dislivello sotto di
noi al margine della cresta spartiacque tra val d'Ala e val di Sea.
Altrettanto ben visibili sono i passi del Ghicet di Sea e dell'ometto,
posto ai piedi della parete N dell'uja di Mondrone. |

Poco sotto i nostri piedi ecco l'Uja di Mondrone,
il "Cervino delle Valli di Lanzo", alla sua sinistra il Passo
dell'Ometto; poco più in là il Doubia |

Verso SO spiccano le principali vette delle
Valli di Lanzo, le Lera, la Croce Rossa, la Punta d'Arnas (a centro foto)
e sullo sfondo a destra il Rocciamelone. Ben evidente la lontana sagoma
del Monviso |
Passando verso SE lo sguardo cala sulle vette spartiacque
con la valle di Viù, il monte Rosso d'Ala, Torre d'Ovarda, Lucellina e
Autuor... sino ad arrivare ai principi delle Valli di Lanzo, le cimechedalle
Lera chiudono il confine conla Francia verso O, la Croce Rossa, punta
d'Arnas, punta Maria, rocce Pareis, uja di Bessanese della quale si ha
una vista assolutamente completa di tutte le vie di roccia che salgono
il contrafforte orientale dalla via Baldovino allo spigolo Murari alla
cresta Rey, sino a chiudere il cerchio panoramico con il Collerin e l'Albaron
di Savoia dalla caratteristica forma a sella. Più a S immancabile è la
trianglare forma del Monviso come più verso O quelle dei 4000 francesi
des Ecrines. Ancora evidenti, verso ONO la Gran Casse nella Vanoise. |

Davanti a noi è dominante la sottostante Uja
Bessanese (sinistra di Luciano) e a destra la faticosa Pointe du Charbonnelle |

Bella immagine dell'Uja di Bessanese |

Verso ENE invece è evidente il gruppo del Gran Paradiso, a sinistra
più lontana la Grivola, più vicine sono le Levanne (sx della Grivola) |

L'ultimo tratto di salita dalla cresta E (visibile
sulla destra), sullo sfondo la Gran Casse |
Itinerari alpinistici
Esistono diversi itinerari che conducono in vetta all'Uja di Ciamarella,
tutti comunque classificabili come alpinistici.
La via normale di salita alla vetta percorre il versante SO della vetta,
con partenza dalla val d'Ala, un tempo in ambiente completamente glaciale
oggi, purtroppo, per la maggior parte su una faticosa pietraia.
Altri itinerari di salita sono rappresentati da:
- Traversata Chalanson - Uja di Ciamarella:
via di cresta oggi poche volte in buone condizioni di percorribilità ma
assolutamente affascinante ed interessante;
- Parete N: via di ghiaccio fino a 55°-60°
di pendenza dal ghiacciaio del Tonini oggi in pessime condizioni in quanto
il ghiacciaio della Ciamarella è staccato dal sottostante per un tratto
di oltre 150 m di dislivello su roccia marcia ed insicura;
- Cresta E: attualmente la via più interessante
per raggiungere la vetta che tuttavia soffre anch'essa il clima eccessivamente
caldo e poco nevoso dell'ultimo decennio, avendo perso molto del fascino
regalato sino agli anni 80 dalle poderose cornici aggettanti sul versante
meridionale della montagna descritte da G.C. Grassi;
- Contrafforti meridionali: vie di roccia
molto ambite ed apprezzate un tempo, lunghe e mai banali a causa della
scarsa qualità dela roccia viaggiano su gradi abbastanza sostenuti e sono
interamente da proteggere. |

Particolare dell'ultimo tratto del muragline
roccioso del versante meridionale dell'Uja di Ciamarella; appena sopra la
vetta |
Periodo consigliato
ed attrezzatura necessaria
Periodo consigliato: da metà giugno fino a fine luglio per poter effettuare
la maggior parte della salita su neve anzichè su faticosa ed instabile
pietraia. Attrezzatura consigliata: caschetto, corda, piccozza, ramponi.
L'itinerario descritto prevede la salita alla vetta in due giornate con
posto tappa intermedio al Bivacco Soardi-Fassero Valsea. Il secondo giorno
consiglio di partire al mattino abbastanza presto dal Bivacco in modo
tale da evitare i frequenti mutamenti meteorologici caratteristici delle
valli di lanzo e considerando anche che il ritorno a Forno Alpi Graie,
seppur semplice tecnicamente, è molto lungo. |

Dal bivacco è possibile già vedere tutto l'itinerario
che
ci porterà il giorno seguente sino al ghiacciaio di Sea,
poco oltre l'ultimo nevaio visibile a destra |
Relazione
Lasciando di buon ora il Bivacco Soardi-Fassero, alla luce delle lampade
frontali, imbocchiamo il sentiero che si dirige verso il fondo del vallone;
essendo tale sentiero poco segnalato e tracciato, soprattutto in questo
tratto iniziale, consiglio vivamente di effettuare il giorno precedente
un giro ricognitivo alla luce diurna in modo tale da non perdere inutilmente
tempo il giorno successivo.
Tale sentiero discende brevemente sotto il bivacco per poi dirigersi
deciso verso O in corrispondenza di un terrazzamento erboso.
Scavalcati alcuni piccoli torrentelli si arriva sul margine della pietraia
di fondovalle dove si ritrova il sentiero nei pressi di un masso decisamente
più grosso degli altri sul quale è possibile trovare un ometto di pietre
che ci segnala la direzione (2.240 m; 10'). |

La Punta Tonini e il suo tormentato ghiacciaio
rimangono nella salita alla nostra destra, più a destra la Punta di Sea,
anche visibile dal bivacco Soardi-Fassero |
Da qui in poi il percorso è segnalato abbastanza
sporadicamente con ometti e qualche segno rosso, si tenga comunque da
conto il fatto che la traccia percorre tutto il vallone della Stura di
Sea rimanendo sul suo lato idrografico sinistro, accanto a diverse balze
rocciose che rimangono quindi alla nostra destra.
E’ possibile incontrare dei nevai, soprattutto in corrispondenza di due
restringimenti della vallata che ci aiutano non poco nella salita e soprattutto
nella discesa di questa lunga pietraia. Seguendo quindi la traccia arriviamo
in breve ad un’ultima ripida salita su pietraia che ci porta direttamente
di fronte alle seraccate del ghiacciaio del Tonini e a quel che resta
del ghiacciaio di Sea; da qui la traccia di sentiero e gli ometti scompaiono
definitivamente (2.800 m; 1h30'). |
Abbandonato l'itinerario che conduce al prospiciente
Col di Sea si attraversa il torrente appena al di sopra del fronte del
ghiacciaio di Sea, in quest'area totalmente ricoperto da pietre, e ci
si porta accanto a delle pareti lisce che rimangono alla nostra sinistra.
Risalendo di qualche decina di metri facendo molta attenzione ai buchi
presenti in questo tratto di ghiacciaio si giunge al termine delle pareti
lisce; da questo punto si piega decisi verso sinistra (S) diretti ad una
rampa pietrosa (o nevosa ad inizio stagione) stretta tra la ripida Cresta
N dell'Uja di Ciamarella e una quota rocciosa che divide l'ampio canalone. |

Ecco il fronte del Ghiacciaio ricoperto di
pietre dal quale
sgorga il torrente, a sinistra in centro le paretine lisce |

Superate le paretine lisce di fondo valle si
vede chiaramente
il percorso da seguire, posto tra la Cresta N (a destra) e la
centrale quota 2.980 che divide il vallone. |
Seguendo un itinerario coscienzioso, che si sviluppa
cioè ben distante dalla cresta N che scarica abbondantemente pietre
e detriti, si risale tutta la rampa sino a portarsi a livello della quota
rocciosa (2.980 m; 1h50'). |
| Da qui si attraversa decisi il pianoro che abbiamo
di fronte senza guadagnare molto dislivello diretti a SE verso una dorsale
detritica che lo delimita da quel lato; a differenza dell'itinerario che
conduce verso la vetta dell'Albaron di Sea, saliamo maggiormente su questo
pianoro per giungere sul margine superiore della dorsale ove anche qui,
grazie ad alcune cengie detritiche, guadagnamo facilmente gli ultimi metri
di quota che ci portano al fianco della fronte della parte superiore del
ghiacciaio dell'Albaron che forma una sorta di calotta appoggiata e divisa
dal pianoro ghiacciato sottostante (3.200 m; 2h20'). |

Ecco il tratto che dobbiamo risalire sino a
giungere sopra la dorsale rocciosa nella foto, tenendoci tendenzialmente
più verso destra |

Breve sosta primadi mettere i ramponi... |

L'amena ed instabile pietraia che ci accompagna
fino al ghiacciaio! |

Giungiamo così sulla parte alta del ghiacciaio dell'Albaron, oggi diviso
in due tronconi... questo è quello superiore che risaliremo sulla dx... |
Imbocchiamo il canalone che sale dritto a noi, lasciando
sulla sinistra (senso di salita) la calotta ghiacciata, sino nel punto
ove affiora finalmente il ghiaccio dalle pietre. Calzati i ramponi ed
impugnata la picca risaliamo facilmente il primo tratto più ripido in
direzione S per giungere su un'ampio pianoro ghiacciato, ciò che resta
della parte superiore del ghiacciaio dell'Albaron posto già sulla cresta
E che sale all'Uja di Ciamarella. |

... in questo canalone |

Da sopra la calotta ghiacciata bella foto del
roccioso Albaron di Sea |
Facendo attenzione a non spigerci troppo a S sul
pianoro, appena oltre il tratto più ripido, volgiamo il nostro cammino
verso O in direzione di un ampio canalone detritico sormontato da una
poderosa calotta ghiacciata che altro non è ciò che rimane del cosiddetto
Pan di Zucchero, parte superiore del Ghiacciaio della Ciamarella; un tempo
tale canalone era ancora invaso dal ghiaccio e ciò rendeva la salita più
interessante e divertente, oggi si sale purtroppo faticosamente in un'infida
pietraia instabile. Giunti alla base del canalone detritico si sale diritti
verso una fascia di rocce rossastre per poi effettuare un traverso verso
destra ad aggirare questa piccola muraglia su rocce più salde ed asciutte;
un altro piccolo traverso ascendente verso sinistra e giungiamo finalmente
alla base del Pan di Zucchero, pendio di ghiaccio con inclinazione media
di 50° (3.400 m; 3h10'). |

Deviando verso O osserviamo il primo tratto
della cresta E, dovremo risalre nel canalone a centro foto per giungere
ai piedi della calotta glaciale supriore denominata "Pan di Zucchero" |

Dopo la faticosa salita ecco Luciano sotto
il Pan di Zucchero, pendio di ghiaccio a circa 50°-55° |
Imbragati e legati ci prepariamo ad affrontare l'ultima
parte della salita, sicuramente la più bella, che ci appagherà degnamente
delle fatiche si qui fatte su tonnellate di pietre. Attaccando il ghiacciaio
tendenzialmente più sulla destra, effettuiamo una unica lunga diagonale
ascendente verso sinistra onde evitare il tratto a maggiore pendenza posto
sulla sinistra della calotta ghiacciata; giungiamo così su una spalla
praticamente pianeggiante dalla quale possiamo già ben vedere la vetta
dell'Uja di Ciamarella al fondo di una bella cresta di neve ed al di sopra
di vertiginose pareti del versante meridionale che scende sino a Pian
della Mussa. |

Risaliamo in diagonale verso sinistra il pendio
glaciale sino a giungere sulla spalla del Pan di Zucchero |

1800 m sotto di noi c'è Pian della Mussa |
Lo spettacolo è davvero incredibile e, se ci fosse
più neve e ghiaccio, potremmo davvero pensare di essere stati catapultati
improvvisamente su una cresta del massiccio del Bianco; il panorama è
già da ora stupendo. Seguendo l'elegante e sinuoso filo di cresta guadagniamo
la sommità del Pan di Zucchero che si spiana per poi scendere brevemente
in uno stretto intaglio. Tale tratto può rappresentare il punto più delicato
dell'intera salita in presenza di molta neve (ad inizio stagione) in quanto
è posto ove la linea di cresta si restringe maggiormente sui due ripidi
versanti settentrionale e meridionale. |

GIunti sulla spalla ben vediamo il tratto termnale
della cresta E che porta sino alla detritica vetta dell'Uja di Ciamarella |

Bella ed estetica già dal primo tratto... |

... dovremo superare alcuni brevi tratti di
facili ed esposte roccette |

... per giungere infine nei pressi dell'ultimo
tratto di salita, il più estetico. Sulla destra inizia il ripido scivolo
della parete N |
Superato questo tratto la cresta diventa pressochè
orizzontale superando un altra breve spianata rocciosa che porta sino
all'ultimo bellissimo ed estetico tratto glaciale rappresentato da una
sinuosa cresta che attraversa la sommità del salto settentrionale dell'uja
di Ciamarella sino a congiungersi, con un arco, alle rocce finali di vetta.
Particolare attenzione è da porsi in questo tratto alle cornici a volte
doppie aggettanti sul ripidissimo canalone ENE della Ciamarella e soprattutto
ad evitare incauti scivoloni sul versante settentrionale che s'inclina
rapidamente in un vertiginoso scivolo che cala sino al sottostante ghiacciaio
del Tonini. |

Facile e mai veramente pericolosa la cresta
E si lascia superare regalando panorami davvero mozzafiato... |

... come questo, sullo sfondo l'Albaron di
Savoia |

Dalla vetta ecco comeappare l'ultimo estetico
tratto glaciale... |

... e questo è il tratto che lo precede |
Superata detta cresta nevosa si arriva in prossimità
di alcune rocce che andranno scavalcate per ricongiungersi alla linea
di sentiero della via normale e, in breve con percorso pianeggiante, fino
in vetta (3.676 m; 4h15'). |

Finalmente in vetta... era da 8 anni che non
salivo quassù... la mia prima meta alpinistica con ramponi picca e corda
nel 1997. |

Godendoci gli stupendi panorami io e Luciano
ci riposiamo... |

... scattando qualche volta bellissime foto... |

Nel canale ove abbiamo messo i ramponi all'inizio
della nostra salita ecco il torrente di acqua impressionante che si è formato
nel pomeriggio |
La Discesa
La discesa avviene seguendo fedelmente l'itinerario di salita (3h30'). |

Ultimi particolari del bellissimo tratto terminale
della salita... |

Sotto di noi il tormentato ghiacciaio
del Tonini, la punta è poco visibile sulla sinistra |