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VAL VARAITA
Monviso (3.841 metri)
       dal Bivacco al Lago delle Forciolline

Ultima salita effettuata: 17-08-2005
Grado di difficoltà: ALPINISMO - PD
Dislivello totale salita: 1.002 metri
La sagoma inconfondibile del MonViso è visibile già da ben lontano
La sagoma inconfondibile del MonViso è visibile già da ben lontano

La Storia

Il Monviso, con i suoi 3.841 metri di altezza, si staglia nettamente sull’orizzonte delle Alpi Cozie costituendone la sua sommità più elevata e rinomata. Nessuna montagna a parte il Cervino è nota, nel mondo alpinistico e non, come questa enorme piramide rocciosa visibile pressochè da ovunque sin dalle lontane pianure milanesi nelle giornate più terse. Sorge isolato e maestoso e, pur non raggiungendo la fatidica quota 4.000 per soli 150 metri, si dimostra ancor oggi una montagna dall'aspetto alquanto severo ed impegnativo sulla quale si sono misurati nomi che oggi fanno parte indelebile della Storia dell'Alpinismo.

Del Monviso ciò che colpisce non è il fatto che sia stato conquistato molto tardi rispetto alle grandi montagne, il 30 agosto 1861 ad opera dell'inglese William Mathews, ma che il primo tentativo assoluto di scalata di cui si abbia notizia risalga appena al 1834 mentre il Monte Bianco e le altre grandi vette dell’arco alpino erano state salite o tentate fin dal secolo precedente. La spiegazione fondamentale di questo fatto è da ricercarsi nel tremendo rispetto che incuteva nei cuori dei vecchi e delle persone del luogo che lo temevano; nell’immaginario collettivo la vetta del Monviso, alta sulle loro teste, entrava soltanto nei racconti di leggende ed ogni immagine di conquista della vetta era fuori dal loro mondo.

Da una inconsueta vista dal Rifugio Giacoletti ecco il versante Nord-Ovest del MonViso, a lato il Viso di Vallanta
Da una inconsueta vista dal Rifugio Giacoletti ecco il versante Nord-Ovest del MonViso, a lato il Viso di Vallanta
Nel periodo invernale il MonViso assume una veste ancor più severa che risalta i ripidi versanti soprattutto sul versante settentrionale
Nel periodo invernale il MonViso assume una veste ancor più severa che risalta i ripidi versanti soprattutto sul versante settentrionale

Nei confronti del Monviso si sono espressi nomi notissimi della Storia, della Letteratura e della Scienza sin dai tempi più remoti quando si pensava, onestamente ma erroneamente, che fosse la più alta di tutte le cime conosciute: Virgilio, Plinio, Tolomeo, Boccaccio, Dante Alighieri e Leonardo da Vinci ne parlarono nei loro scritti ed è grazie a loro che oggi sappiamo che circa 2000 anni fa il Re di Pietra era immerso nelle foreste, ambiente alquanto diverso da quello che possiamo vedere oggi.

Sullo sfondo dei lontanissimi ghiacciai della Vanoise e sulla triangolare forma del lontano Pierre Menue (centro foto sull'orizzonte) abbiamo sotto i nostri piedi la cresta NO che supera il colle delle Traversette per salire sul vicino Granero.
Sullo sfondo dei lontanissimi ghiacciai della Vanoise e sulla triangolare forma del lontano Pierre Menue (centro foto sull'orizzonte) abbiamo sotto i nostri piedi la cresta NO che supera il colle delle Traversette per salire sul vicino Granero.

Questa montagna costituisce un fondamentale punto di svolta nella Storia dell'Alpinismo non solo italiano ma anche inglese ed europeo, è proprio a partire dal ritorno in patria di Mathews dopo la prima ascensione alla vetta che venne costituito il primo Club Alpinistico inglese con l'intento di radunare sotto un'unica veste tutti gli alpinisti e i rocciatori con intenti esplorativi e scientifici ereditati dal periodo illuminista. Fu due anni dopo, al ritorno dalla famosa prima ascensione italiana del Monviso del 12 agosto 1863 effettuata da Quintino Sella ed alcuni amici, analogamente al modello inglese, che venne composta l'idea di costituire un circolo alpinistico simile a quello fondato da Mathews, il C.A.I., Club Alpinistico Italiano, che venne fondato proprio il 23 ottobre 1863 con atto costitutivo firmato nel Castello del Valentino a Torino da Quintino Sella con altri 36 pionieri.

Descrizione del Paesaggio e dei Panorami

Le vette che lo circondano, di più di 500 metri più basse sulle varie creste che si dipartono dal MonViso, non fanno che arricchire incredibilmente l'ambiente regalando un tratto sicuramente più suggestivo e severo a questi aspri e rocciosi paesaggi. A Nord-Ovest si dirama la catena sicuramente più imponente che corre sino al Monte Granero, posto sulla cresta spartiacque con la Val Pellice, percorrendo vette prestigiose come il Visolotto 3.348 m, la Punta Gastaldi 3.214 m, la Punta Roma 3.070 m, la Punta Udine 3.022 m, la Punta Venezia 3.095 m, il Colle delle Traversette e il sottostante Buco di Viso, primo esempio di galleria alpina voluta dal Duca di Saluzzo nel lontano 1400.

La Cresta Sud-Est scende a fare di spartiacque con la valle Po sino al Passo delle Sagnette passando per le punte Baracco e Sella
La Cresta Sud-Est scende a fare di spartiacque con la valle Po sino al Passo delle Sagnette passando per le punte Baracco e Sella

Dal versante Sud-Est si abbassa un aspro crinale che tocca le Punte Sella 3.443 m, Barracco 3.237 m, Piemonte 3.109 m, Michelis 3.154 m biforcandosi più in basso verso la Punta Trento 2.970 m e la Punta Dante 3.166 m.

Verso Sud-Ovest invece, incontriamo l’imponente Viso di Vallanta 3.781 m, compagno a poca distanza della più alta Punta Trieste 3.841 m, le Punte Corsica 3.443 m e Caprera 3.387m e le Rocce di Viso 3.176 m.

Altri rilievi degni di nota nell’area sono il Viso Mozzo 3.019 m e la Sea Bianca 2.721 m.

Forse è inutile assicurare che il panorama da quassù è illimitato nel vero senso della parola; qui l'unico limite imposto all'orizzonte è quello della propria personale acuità visiva su tutti i 360° che ci circondano.

Non vi sono parole per poter esprimere la sensazione di essere davvero al di sopra di tutto ciò che ci circonda, di dominare spazi e confini con il solo volgere del nostro sguardo da sinistra a destra e viceversa.

Sullo sfondo appare limpida e netta la tozza forma inconfondibile del Monte Bianco...
Sullo sfondo appare limpida e netta la tozza forma inconfondibile del Monte Bianco...
... così come appaiono chiare le sagome, a partire da sinistra, della Dent Blanche, Dent d'Herens, Cervino e poi di tutta la bianca sagoma del Monte Rosa
... così come appaiono chiare le sagome, a partire da sinistra, della Dent Blanche, Dent d'Herens, Cervino e poi di tutta la bianca sagoma del Monte Rosa
Verso O le cime dell'Alto Delfinato, all'estrema sinistra il Pelvoux e più a destra il gruppo della Barre des Ecrines; a centro foto, più in basso dell'orizzonte, il Pic de Rochebrune
Verso O le cime dell'Alto Delfinato, all'estrema sinistra il Pelvoux e più a destra il gruppo della Barre des Ecrines; a centro foto, più in basso dell'orizzonte, il Pic de Rochebrune
Ecco la pianura che si stende verso Torino: al centro della foto il Monte San Giorgio sopra Piossasco, poco più a sinistra e in alto immerso nella foschia il Monte Musiné
Ecco la pianura che si stende verso Torino: al centro della foto il Monte San Giorgio sopra Piossasco, poco più a sinistra e in alto immerso nella foschia il Monte Musiné
Verso E invece è di primo piano il Monte Bracco sopra Saluzzo e la valle Po
Verso E invece è di primo piano il Monte Bracco sopra Saluzzo e la valle Po
Verso N guardiamo quindi in basso sul vicino Pian del Re e Pian della Regina
Verso N guardiamo quindi in basso sul vicino Pian del Re e Pian della Regina

L'augurio e la speranza che assale ogni alpinista che si accinge a calcarne la vetta è di poter avere a disposizione una giornata tersa e limpida come non mai per poter davvero scrutare ogni dettaglio della pianura e delle sottostanti vette che ci circondano e che appaiono da qui piatte e sterili protrusioni delle proprie linee di cresta nonostante possano essere nobili e maestose vette se prese singolarmente e non al cospetto del loro Re di Pietra.

Itinerari alpinistici

Il Monviso consta di diversi punti di salita che presentano globalmente tutti difficoltà alpinistiche a partire dal grado PD della "via normale" che sale sul versante S del nostro colosso ad arrivare ai gradi D e TD sugli speroni che salgono dall'aspro e difficile versante N.

Dietro a mio papà s'intravede il sottostante lago Grande di Viso, accanto al Rifugio Q. Sella; a sinistra l'arrivo della cresta E
Dietro a mio papà s'intravede il sottostante lago Grande di Viso, accanto al Rifugio Q. Sella; a sinistra l'arrivo della cresta E
Il lago delle Forciolline ove sorge il nuovo bivacco, nostro punto di partenza
Il lago delle Forciolline ove sorge il nuovo bivacco, nostro punto di partenza

La via di mezzo a tali difficoltà è data dalla bella ed affascinante Cresta E ove comunque lo sviluppo globale, l'esposizione, la quota e il severo ambiente roccioso caratterizzano un itinerario che diventa molto impegnativo dal punto di vista della resistenza fisica e della concentrazione. Su questa via i passaggi di arrampicata non superaro il IV grado posto in soli due punti nei pressi del torrione Saint Robert e, globalmente, la via può avere stimato un grado di difficoltà III di arrampicata, considerando la notevole esposizione di alcuni passaggi.

Al mattino l'alba ci coglie nei pressi del bivacco Andreotti... i colori sono davvero magnifici!!
Al mattino l'alba ci coglie nei pressi del bivacco Andreotti... i colori sono davvero magnifici!!

Periodo consigliato ed attrezzatura necessaria

La salita al MonViso attraverso l'itinerario della via normale sul versante S, può essere agevolmente affrontato nel periodo estivo, tra Agosto e la metà di Settembre, quando le tracce di neve sulle rocce sono ormai scomparse e quasi tutto ciò che doveva crollare è crollato. E' possibile affrontare la salita anche in altri periodi considerando tuttavia la sicura possibilità di dover affrontare arrampicata su roccia esposta magari anche su tratti ghiacciati ed attraversare canali abbastanza ripidi colmi di neve.

E' sconsigliabile per mio conto comunque percorrere questi posti nel periodo primaverile del disgelo in quanto le frane spontanee dovute alla dilatazione termica delle fessure delle rocce dal ghiaccio raggiungono il loro picco più alto.

Sul posto si trovano pochi fittoni ad anello ricurvo posti esclusivamente nei tratti più impegnativi ed esposti; è buona norma comunque avere con se alcuni anelli di fettuccia o cordino per poter eventualmente assicurarsi in altri punti sprotetti. Altra attrezzatura fondamentale è quella personale dell'arrampicata su roccia di cui fondamentale importanza riveste, come sempre d'altra parte, il caschetto.

Nelle salite nel periodo estivo sono inutili ormai la piccozza e i ramponi che tuttavia devono essere portati appresso nelle salite fuori stagione ove il verglass è sicuramente presente nei tratti rocciosi oltre il bivacco Andreotti.

Pericoli

A mio conto la via normale del Monviso è molto sottovalutata e numerose sono le persone che l'affrontano senza le adeguate protezioni, ovvero slegati, senza caschetto e di corsa. Questo fattore è sicuramente la causa più importante e frequente degli incidenti, spesso mortali, che spesso si sentono circa questa salita. Un po' di buon senso in più, anche nei membri del Soccorso Alpino che ho visto con i miei occhi dare il "buon esempio" di scorrazzare slegati su e giù per la via, non farebbe male e potrebbe sicuramente evitare la maggior parte delle tragedie che ogni anno si verificano. Curioso il fatto di un signore sulla sessantina di anni che, giunto in vetta slegato e con un equipaggiamento minimo anche in termini di abbigliamento, ci ha invitato a pregare per la Madonna "che fa i miracoli"... invece di fare sempre affidamento solo sulla Provvidenza secondo me sarebbe opportuno farsi più furbi e salire sul Monviso solamente con l'adeguato equipaggiamento e sicurezza data dalla progressione in cordata. Ulteriore pericolo è determinato dalla caduta pietre, assai frequente sia per la frequentazione massiccia degli alpinisti che ci precedono, sia per la natura stessa del terreno di arrampicata.

Dopo il primo tratto su terrazze detritiche giungiamo alla "cengia degli stambecchi", un passaggio su cenge a picco sul sottostante lago delle Forciolline...
Dopo il primo tratto su terrazze detritiche giungiamo alla "cengia degli stambecchi", un passaggio su cenge a picco sul sottostante lago delle Forciolline...

Relazione

Lasciato di buon'ora il bivacco "al lago delle Forciolline" imbocchiamo la traccia di sentiero evidente e molto segnalata con frequenti bolli gialli che si dirige verso E, al passo delle Sagnette. Nel tratto iniziale si discendono alcune facili terrazze detritiche per portarsi sopra alcune rocce a picco sul sottostante lago delle Forciolline, ove possiamo trovare la scritta gialla "cengia degli stambecchi"; supereremo queste rocce su strette cenge rocciose protette nei punti più esposti da una fune d'acciaio fissata sulle pareti alla nostra destra.

... di cui questo è il punto più impegnativo da affrontare, ben protetto da un cavo di acciaio fissato alle rocce...
... di cui questo è il punto più impegnativo da affrontare, ben protetto da un cavo di acciaio fissato alle rocce...
... che mio papà non esita ad usare il mattino successivo!!
... che mio papà non esita ad usare il mattino successivo!!
Dopo il bivio per il bivacco Berardo si risale una sorta di canalone che ci porta sino nel vallone del Monviso; a centro foto l'ombra nera della "Caverna Michel Croz"
Dopo il bivio per il bivacco Berardo si risale una sorta di canalone che ci porta sino nel vallone del Monviso; a centro foto l'ombra nera della "Caverna Michel Croz"

Terminato lo stretto cammino giungiamo pressochè al margine orientale del lago ove il sentiero asseconda la linea della sponda costeggiandola verso sinistra. Superato un breve salto roccioso la traccia giunge nei pressi di un bivio, a sinistra il sentiero che percorre l'opposta sponda del lago tornando indietro in direzione del bivacco Berardo, a destra la traccia che sale verso il nostro itinerario al Monviso e verso il passo delle Sagnette che tuttavia eviteremo. Superato un tratto a mezzacosta su pietraia si perviene al centro di un canalone che si risale agevolmente su grossi pietroni e passando accanto alla "Caverna Michel Croz" segnalata di giallo, sino a giungere su uno scollinamento che adduce all'ampio vallone del Monviso, la cui parete S domina la scena; ben visibile altresì a destra, sull'opposto versante del vallone, l'evidente intaglio del passo delle Sagnette.

Se si ha fortuna è possibile incrociare anche i "padroni di casa" che non sembrano affatto spaventati dalla mia vicina presenza... anzi...
Se si ha fortuna è possibile incrociare anche i "padroni di casa" che non sembrano affatto spaventati dalla mia vicina presenza... anzi...
Sull'opposto versante è ben visibile il netto intaglio del passo delle Sagnette dalla quale provengono gli alpinisti dalla valle Po
Sull'opposto versante è ben visibile il netto intaglio del passo delle Sagnette dalla quale provengono gli alpinisti dalla valle Po

La nostra traccia prosegue ancora per un tratto nel centro del canalone per portarsi sulle rocce di sinistra, nel senso di salita, scavalcandole e giungendo presto ad un bivio segnalato, a destra il sentiero per il passo delle Sagnette che eviteremo, a sinistra la "Diretta al Monviso - Gianni Girone", che seguiremo (2.900 m; 30').

Risalito a margine destro di alcune ripide rocce un breve tratto fine detritico si perviene, superato un saltino di un metro, su rocce di maggiori dimensioni che si costeggeranno in un estetico e mai eccessivamente faticoso itinerario in diagonale ascendente su pietraia abbastanza stabile e su cenge detritiche.

Molto evidente ecco la segnalazione del percorso che dovremo effettuare per raggiungere la vetta del Monviso
Molto evidente ecco la segnalazione del percorso che dovremo effettuare per raggiungere la vetta del Monviso
Dopo un primo tratto in diagonale ascendente su detriti e massi...
Dopo un primo tratto in diagonale ascendente su detriti e massi...
... siamo ai piedi di questa paretina che sarà affrontata e risalita grazie ad una larga fessura che sembra essere stata messa apposta lì!!
... siamo ai piedi di questa paretina che sarà affrontata e risalita grazie ad una larga fessura che sembra essere stata messa apposta lì!!

Si perviene così ai piedi di una paretina rocciosa che ci sbarra nettamente la strada; tale paretina sarà tuttavia agevolmente risalita e superata grazie ad una netta cengia diagonale che si sviluppa per tutta la sua altezza verso destra.

Superata la paretina si dovrà percorrere un tratto in cui è facile, col buio, smarrire la traccia nonostante l'abbondante segnalazione...
Superata la paretina si dovrà percorrere un tratto in cui è facile, col buio, smarrire la traccia nonostante l'abbondante segnalazione...

Ancora una risalita su fini detriti alternati a cenge detritiche, mantenendosi sempre tendenzialmente verso destra (occhio a non sbagliare percorso qui), sino a guadagnare una sorta di pianoro, salendo a poche centinaia di metri sulla destra dell'importante salto roccioso che lo delimita sul versante meridionale; è quindi ben visibile, di fronte a noi sopra un gradone roccioso in fondo alla vallata e contro la parete meridionale del Monviso, la gialla sagoma del bivacco Andreotti, punto di sosta recentemente risistemato ma da utilizzarsi esclusivamente e categoricamente in caso di emergenza. Seguendo le numerose tracce gialle dipinte sui massi più grossi proseguiamo scendiamo brevemente per attraversare il piccolo pianoro composto da rocce più stabili, con percorso in orizzontale, sino a giungere contro alcuni grossi roccioni che supereremo risalendo un canale detritico che li separa nel mezzo. (vedi foto a lato)

Giunti sull'ennesimo pianoro detritico traversiamo un punto in cui, facendo attenzione, possiamo notare dell'acqua sotto le rocce che pestiamo poichè siamo sul margine orientale di un laghetto che tuttavia non riusciamo a scorgere dalla nostra posizione attuale.

Questo è il tratto in cui "cammineremo sull'acqua" per poi risalire la morena frontale del ghiacciaio del Viso proprio dove vediamo nella foto la striscia più chiara...
Questo è il tratto in cui "cammineremo sull'acqua" per poi risalire la morena frontale del ghiacciaio del Viso proprio dove vediamo nella foto la striscia più chiara...
... e poi superato il pianoro successivo dovremo affrontare l'ultimo tratto molto impegnativo su fini detriti che ci condurrà sino al bivacco Andreotti
... e poi superato il pianoro successivo dovremo affrontare l'ultimo tratto molto impegnativo su fini detriti che ci condurrà sino al bivacco Andreotti

Sempre in direzione N superiamo anche questo pianoro per ritrovarci presto alla base di un infido ripido pendio misto detritico che faticosamente dovremo risalire frontalmente: rappresenta in sostanza la morena frontale dell'ormai estinto ghiacciaio del Monviso.

Guadagnata la cresta della morena frontale, la traccia si abbassa di pochi metri per infilarsi in una sorta di canale roccioso posto tra due colline detritiche (quindi non cercate i segni gialli nel posto più logico che sarebbe sulla morena laterale alla nostra destra ma cercateli nella depressione).

Papà in posa sotto il bivacco Andreotti, da utilizzarsi esclusivamente per emergenza!!
Papà in posa sotto il bivacco Andreotti, da utilizzarsi esclusivamente per emergenza!!
Questo è quanto avanza del ghiacciaio Sella... una sottile lingua di neve che fra pochi anni mi sa tanto che non ci sarà più...
Questo è quanto avanza del ghiacciaio Sella... una sottile lingua di neve che fra pochi anni mi sa tanto che non ci sarà più...

Percorrendo tutto il fondo della depressione fuoriusciamo sul margine di un altro pianoro detritico alla base delle pietraie che scendono dalla base delle pareti S del Monviso; lo attraverseremo senza mutare direzione superando anche un piccolo nevaio per giungere sotto l'ultimo pendio detritico alla base del salto roccioso che sostiene il piccolo ghiacciaio Sella posto alle spalle del bivacco Andreotti. Seguendo la poco evidente traccia a mezzacosta su terreno detritico, lasciando ad alcune decine di metri sulla destra le bastionate rocciose, attraverseremo alcuni canaloni detritici che da esse discendono sino a giungere in buona sostanza contro la parete S del Monviso. A tal punto la traccia muta direzione, verso destra, salendo verso l'evidente e soprastante costruzione del bivacco Andreotti.

Giunti sullo spiazzo accanto al bivacco il sentiero segnalato di giallo prosegue, risalendo le rocce poco a destra, in direzione dell'evidente e modesta lingua di neve che ricorda il ghiacciaio Sella.

Al termine del tratto nevoso dovremo risalire un faticoso e infido ripido pendio terroso e detritico sino a giungere nei pressi di alcune cenge rocciose sulla sinistra, che tagliano la parete S pressoché in orizzontale, ove sono chiaramente dipinte delle frecce rosse e gialle ad indicare l'attacco della via sulla parete S del Monviso che ci condurranno in vetta (3.360 m; 2h30').

Ecco il primo tratto di cengia orizzontale, da percorrere con cautela...
Ecco il primo tratto di cengia orizzontale, da percorrere con cautela...
... soprattutto nel sali-scendi iniziale, molto esposto sul pendio sottostante
... soprattutto nel sali-scendi iniziale, molto esposto sul pendio sottostante

Imbragati e legati, infiliamo il caschetto e cominciamo il tratto finale della salita alla vetta che ci porterà ad affrontare alcuni passaggi di roccia, mai troppo difficili (max II e III grado) spesso aggirabili, su un terreno tuttavia molto infido perchè composto spesso da cenge alquanto scivolose a causa dei numerosi fini detriti che vi sono cosparsi e su rocce mai troppo salde e stabili.

Seguendo la cengia orizzontale verso sinistra giungiamo ben presto contro una parete rocciosa ai piedi di una cascatella che si consuma nel periodo estivo più avanzato (3.390 m; 2h40').

Per capire meglio il percorso ho modificato questa fotografia.
Per capire meglio il percorso ho modificato questa fotografia. Cliccateci sopra per ingrandirla...
GRAZIE mille alla Guida Alpina del Monviso Giancarlo Fenoglio per l'aiuto offertomi !!
Ecco mio papà nei pressi della "cascatella", ai piedi della liscia placca inclinata...
Ecco mio papà nei pressi della "cascatella", ai piedi della liscia placca inclinata...

Da qui verso destra si risale una placca assai liscia ed inclinata aiutandoci con le numerose fessure della parete soprastante, alla nostra sinistra, per giungere su una crestina rocciosa/detritica che risaliremo verso sinistra sempre seguendo gli evidenti bolli gialli. Superati i facili passaggi di roccia che tale crestina rocciosa offre (II) ci spostiamo sul suo versante sinistro (senso di salita) ad evitare difficoltà più rilevanti, in un canalone decisamente esposto alla caduta pietre sino ad arrivare sotto un evidente diedro che forma sul suo lato sinistro un estetico camino.

... che precede un tratto di facile arrampicata su una crestina rocciosa...
... che precede un tratto di facile arrampicata su una crestina rocciosa...
... a mano mano più verticale sino a dover affrontare nell'ultimo tratto un tratto di arrampicata su rocce consumate dai milioni di scarpe che vi sono transitate
... a mano mano più verticale sino a dover affrontare nell'ultimo tratto un tratto di arrampicata su rocce consumate dai milioni di scarpe che vi sono transitate

Risaliamo allora nuovamente sul filo della crestina alla nostra destra con facile arrampicata resa più ostica dalle rocce molto levigate e portiamoci proprio sotto il diedro che potrà essere risalito direttamente in arrampicata (III+, esposto) (chiodo con anello presente in loco) oppure aggirato sul lato destro, a margine di un ripido canalone, e risalito sulle più semplici ed appigliate rocce poste dietro di esso. Ritrovati i segni gialli sulla crestina dietro al diedro li seguiamo su una cengia verso sinistra che ci porta infine facilmente in uno slargo ottimo come punto di sosta e denominato a tal pro "Sala da Pranzo" posta quasi a metà della parete S (3.450 m; 3h10').

Superato il camino sulla destra (più semplice) continuiamo a salire su facili cenge e gradoni rocciosi...
Superato il camino sulla destra (più semplice) continuiamo a salire su facili cenge e gradoni rocciosi...
... per raggiungere l'ampio spiazzo della "Sala da Pranzo"
... per raggiungere l'ampio spiazzo della "Sala da Pranzo"
Proseguendo in diagonale verso sinistra attraversiamo prima un tratto più semplice su cenge detritiche...
Proseguendo in diagonale verso sinistra attraversiamo prima un tratto più semplice su cenge detritiche...
... per poi risalire un tratto di divertente cresta rocciosa e giungere nei pressi del "Duomo di Milano"...
... per poi risalire un tratto di divertente cresta rocciosa e giungere nei pressi del "Duomo di Milano"...
... che s'intravede sulla destra della foto. Qui mio papà risale il tratto immediatamente successivo che porta sotto la parete rocciosa da aggirare sulla destra
... che s'intravede sulla destra della foto. Qui mio papà risale il tratto immediatamente successivo che porta sotto la parete rocciosa da aggirare sulla destra

Proseguendo in diagonale verso sinistra con facile arrampicata seguendo un lungo sistema di cenge e piccoli salti rocciosi, risaliamo su una crestina per proseguire in arrampicata su banali rocce e giungere sotto un'evidente guglia rocciosa di colore rosso posta alla sinistra e chiamata"Duomo di Milano".

... per guadagnare il comodo terrazzo soprastante...
... per guadagnare il comodo terrazzo soprastante...
Siamo quasi alla fine della salita, ci mancano solo i "Fornelli" ovvero una serie di camini obbligati in cui dovremo arrampicare facili rocce...
Siamo quasi alla fine della salita, ci mancano solo i "Fornelli" ovvero una serie di camini obbligati in cui dovremo arrampicare facili rocce...
... dal quale si gode uno stupendo panorama... prendiamo fiato per l'ultimo centinaio di metri di dislivello da salire!!
... dal quale si gode uno stupendo panorama... prendiamo fiato per l'ultimo centinaio di metri di dislivello da salire!!

Supereremo un punto più ripido che porterà in breve ad una parete rocciosa più importante. Aggiratola sulla destra si risale un bell'intaglio che porta alla base di una breve conoide detritica sulla quale è possibile trovare della neve soprattutto ad inizio stagione "Triangolo".

Superiamo un delicato traverso alla base del gendarme roccioso "Testa d'Aquila" su un terreno davvero infido
Superiamo un delicato traverso alla base del gendarme roccioso "Testa d'Aquila" su un terreno davvero infido
Mio papà posa con il gendarme roccioso "Testa d'Aquila" prima di affrontare l'ultimo tratto di arrampicata... ormai è fatta!!
Mio papà posa con il gendarme roccioso "Testa d'Aquila" prima di affrontare l'ultimo tratto di arrampicata... ormai è fatta!!

Risalitala o evitandola sulle più salde rocce della crestina a destra si guadagna in arrampicata (II) un comodo terrazzino ove possiamo trovare un fittone sul quale assicurarci (3.650 m; 3h40').

Percorso un tratto più semplice giungiamo nei pressi di un camino che dovremo per forza risalire, essendo passaggio obbligato, denominato "I Fornelli" per giungere su un tratto più semplice in cresta al di sotto di un tipico gendarme chiamato "Testa d'Aquila".

Passando alla base orientale del gendarme effettuiamo un traverso su traccia di sentiero che attraversa il ripido Canalone Grande di Viso che affianca la cresta E e scende sino al lago Grande di Viso unendosi verso il fondo al canale Baracco; facendo attenzione in caso di presenza di neve, ci portiamo infine tra le rocce più salde del tratto terminale della Cresta E.

... e ci sono pure io, figlio degenere che trascina un povero papà quassù!!...
... e ci sono pure io, figlio degenere che trascina un povero papà quassù!!...
E qui le rituali fotografie... mio papà...
E qui le rituali fotografie... mio papà...

Volgendo il cammino verso sinistra risaliamo prima facili gradini rocciosi poi tre passaggi obbligati più impegnativi (II+) in una sorta di stretto canale roccioso per uscire finalmente in vetta a pochi passi dalla Croce di Ferro (3.841 m; 4h15').

Discesa

La discesa dalla vetta del Monviso è a mio parere la parte più impegnativa e rischiosa di tutta la gita... occorre essere molto bene attenti nei punti in cui dovremo disarrampicare sulle rocce esposte per evitare di farci seriamente male. Nei punti più difficoltosi è comunque sempre possibile effettuare delle calate su anelli di fettuccia opportunatamente sistemati su massi e spuntoni rocciosi, se non ce la sentissimo di disarrampicare... ma si parla di ipotesi assai esagerata per mio conto.

... papà che però si è divertito un mondo...
... papà che però si è divertito un mondo...

Altra raccomandazione è quella di seguire fedelmente i bolli gialli e non affidarsi, se non si conosce più che bene la zona, alla percorrenza di tracce di sentiero che sembrerebbero permettere di aggirare i tratti di roccia all'interno di canaloni detritici con il rischio d'imboccare e percorrere quello sbagliato e trovarsi nei guai (4h10').